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L’ANALISI. Ma se si vota vincono Oliverio e Falcomatà, perdono la Ferro e Occhiuto

L’ANALISI. Ma se si vota vincono Oliverio e Falcomatà, perdono la Ferro e Occhiuto

pltc   di ALDO VARANO -

UNO. Se domenica prossima si dovesse votare per il Governatore della Calabria, e Oliverio e il Csx venissero sfidati da Wanda Ferro e dal Cdx, non ci sarebbe partita. Oliverio (o chi per lui e il Csx) vincerebbe perfino con una percentuale più alta anche se con meno voti (la tassa di delusi e scontenti), mentre la Ferro (il Cdx) perderebbe in percentuale e voti (e troverebbe anche meno candidati).

Se a Reggio si votasse per il sindaco, l’avv. Falcomatà stravincerebbe anche lui col Csx. Ma anche lui alleggerito dalla quota fisiologica di scontenti e impazienti. Vincerebbe perfino se il Cdx trovasse (ma lo troverebbe?) un candidato vero al posto di Dattola.

Invece, se si votasse per il sindaco di Cosenza, difficilmente ma proprio molto molto difficilmente, riuscirebbero a vincere Mario Occhiuto e/o un altro candidato del Cdx (al netto dell’incognita Mancini).

DUE. Tale situazione dipende, prima di tutto, dalla polverizzazione e dall’impotenza del Cdx italiano che trova riscontro nei territori (Calabria compresa) dove il Cdx è ormai composto da vere e proprie armate Brancaleone i cui (ex) guerrieri, per giunta, sono pronti al tradimento e alla ricerca disperata di nuovi arruolamenti. Il risultato è che in Italia, qui ed ora, Renzi e il Csx (insieme) appaiono privi di alternativa. E’ questo che fa la differenza e dà la vittoria al Csx nei territori.

Questo quadro ha corposi riscontri tecnici: l’Atlante politico di Demos&P sulla base di sondaggi dell’8 settembre al ballottaggio registra Renzi vincente in tutti gli scenari possibili (Renzi e il Pd, non Renzi e il Csx): 53,4 a 46,6 col M5s; 53,9 a 46,1 con candidato di Cdx e Lega; 62,7 a 37,3 con Salvini e Cdx. In precedenza, un dato ancor più illuminante da nessuno considerato: 549.196 persone nella dichiarazione dei redditi hanno destinato il 2 x 1000 al Pd spostando sul partito di Renzi il 61% dell’intera cifra assegnata per quest’anno ai partiti italiani.

TRE. Tra i politici superstiti del Cdx molti si illudono di un cambio improvviso appena apparirà un nuovo leader. Un’illusione: i rapporti di forza non si schioderanno fin quando non ci sarà in quell’area qualcuno capace di proporre un progetto strategico e culturale o un nuovo (credibile) sogno. Ma di questo non c’è segno. Oggi nessuno riconosce al Cdx capacità programmatica rispetto ai problemi del paese. Peggio: il Cdx appare sempre più risucchiato dalle pulsioni della sue componenti più estreme e impresentabili: contro gli immigrati, contro l’euro e l’Europa, contro la laicità dello Stato, contro i gay e i diritti civili delle persone che si sono universalizzati fino a diventare costitutivi della parte del mondo in cui (per fortuna) viviamo. Lo dico con grande rispetto: Scopelliti nell’elenco di quanti potrebbero rilanciare il Cdx in Italia sarebbe al sesto posto. Insomma, nessuna delle opzioni attualmente in campo nel Cdx ha forza aggregativa mentre il vecchio B oscilla tra il 9 e l’11 per cento. Una vecchia zia a cui dar sempre ragione.

QUATTRO. Queste fin qui elencate non sono necessariamente buone notizie per la Calabria ed il Sud. La nostra regione, per esempio, ha bisogno di stabilità e di unità al suo interno, ma ha anche l’indispensabile bisogno di una opposizione che non c’è: è il punto debole di Oliverio e nei mesi scorsi s’è visto. Il diffuso ceto politico del Cdx non va oltre piccole schermaglie per conquistare briciole di visibilità sperando nella sopravvivenza. Un fiotto noioso di comunicati per ripetere ad Oliverio che ha fallito e se ne deve andare. Mai un’iniziativa corposa di persone in carne ed ossa, una riunione vera, l’aggancio di uno strato sociale dinamico. Nessun respiro strategico che possa inquietare il Governatore. Stucchevoli appaiono poi i commenti che, perfino in parte del Csx, pronosticano sfaceli uno via l’altro giurando di insanabili urti e rotture tra la Calabria e Roma prodromi di un rilancio del Cdx. Non accadrà niente di tutto questo. Tra Renzi e Oliverio sarà crescita di amorosi sensi con buona pace dei renziani che non amano Oliverio e della sinistra Dem che non ama Renzi. Il potere separa chi non ce l’ha e con ancor più energia salda quelli che l’annusano (comparse comprese).

CINQUE. Se poi Renzi, in Italia, continuerà ad avere la certezza di non avere alternative, qualcosa (forse) farà ma non si sentirà costretto a rovesciare il Mezzogiorno col rischio di restar schiacciato lì sotto. Per il Sud e la Calabria diventa quindi indispensabile prendere atto della situazione e tentare di radicalizzare le spinte verso la modernizzazione e il rinnovamento fino a trasformarli in condizione per un leale consenso al governo del paese, alle classi dirigenti, al nuovo establishment.

SEI. Ma questa radicalizzazione, per motivi strutturali e per un periodo forse non breve, non potrà venire dalle opposizioni. La situazione richiede quindi al Pd un compito non facile: promuovere un’autotrasformazione che ne faccia una delle leve fondamentali della spinta verso il cambiamento e la modernizzazione. Difficile, certo. Ma se il Pd resterà un grumo opaco annullato dalla confusione dei ruoli, se non separerà con nettezza la gestione del partito da quella del governo, se s’impegnerà soltanto a mantenere il comando dei suoi gruppi dirigenti e dei suoi eletti, e a vivere con sofferenza tutto il resto, alla fine il conto lo pagherà la Calabria.