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L’ANALISI. Trivelle e Ponti, le chiacchiere sul Sud

L’ANALISI. Trivelle e Ponti, le chiacchiere sul Sud

trivelle    di FILIPPO VELTRI -

Sono ormai insopportabili le chiacchiere che girano sul Sud e la Calabria, alla vigilia della presentazione della Legge di Stabilità che dovrebbe finalmente fare un po’ di chiarezza, al di là ed oltre gli annunciatissimi sgravi fiscali alle imprese meridionali.

La chiacchiera più gigantesca è questa sul Ponte sullo Stretto, una manovra in pieno stile politichese per fare stare un po’ più buoni quelli dell’Udc in un momento di decisioni e voti importanti sulle grandi riforme del Paese.

L’hanno capito tutti, anche i bambini, che di questo trattasi, un bocconcino virtuale ad Alfano cioè, ma è lo stesso insopportabile che si torni a far girare la voce su una possibile mini edizione del Ponte, stavolta solo a fini ferroviari. Un minimo di serietà non solo lo impone la situazione ma se la meritano le popolazioni calabresi (e siciliane) che aspettano dal Governo impegni chiari e, appunto, seri sul nodo vero dell’infrastrutturazione carente in queste terre.

Che senso ha questa presa in giro? Che senso ha questa propaganda mediatica su un progetto che tutti sanno che ormai è finito nel cassetto dei tanti sogni (giusti o ingiusti che fossero)? E’ evidente che non si va molto in avanti se prosegue questo andazzo sulle cose del nostro meridione, su cui Romano Prodi l’altro giorno a Locri ha speso santissime parole di sdegno e di critica sull’azione dei vari Governi che si sono sin qui succeduti.

Anche quest’altra storia delle trivelle nel mare Jonio ed Adriatico rischia di essere un’ennesima presa in giro, al di là ed oltre (anche qui!) del referendum chiesto da 10 Regioni. Restano, infatti, sullo sfondo - e peraltro confuse - le questioni strategiche alle quali una politica energetica seria dovrebbe rispondere. Il Governo insiste, infatti, in questo piano di trivellazioni sostenendo che ci sono le condizioni per una ricerca seria sui fondali di quei mari e che, in ogni caso, le Nazioni dirimpettaie (Albania, Serbia, Bosnia, Croazia, Slovenia) stanno procedendo in quella direzione e che il rischio è che eventuali giacimenti finiranno accaparrati da quegli Stati, lasciando l’Italia a bocca asciutta e, di conseguenza, anche le Regioni che potrebbero trarre un beneficio economico con le royalties . Ma più di uno studio attendibile segnala che in quella zona eventualmente si troverà molto poco e che non vale la pena mettere a repentaglio l’ambiente con esplorazioni marine a ridosso della costa.

Roma vuole più gas e petrolio per alleggerire la dipendenza dall’estero del nostro fabbisogno energetico (attualmente siamo al 77% e addirittura all’88% per quanto riguarda il gas). Si pensa ad una nuova Basilicata, dove attualmente c’è il maggiore giacimento petrolifero europeo di terraferma. Ma non si potevano coinvolgere prima le tante Regioni interessate (dalle Marche in giù)? Non si potevano parlare prima i ministri Pd del Governo Renzi con i Presidenti Pd delle Regioni (tutte, dalle Marche alla Calabria) che ora chiedono un referendum? Anche qui una gran confusione, dunque, che non fa bene al dibattito, che deve invece essere concreto e fattuale sul Sud e non cincischiare su progetti falliti o improbabili. Magari in Calabria si potrebbe stringere sui progetti della statale 106, che nel frattempo continua a mietere vittime: l’avvio del terzo megalotto e’ ormai atteso da anni e le popolazioni addirittura minacciano di non andare a votare. Questo è solo un esempio ma, per cortesia, fate, fate … e basta con le favolette sul Ponte!