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CALABRIA. Il Por e il cambiamento possibile

CALABRIA. Il Por e il cambiamento possibile

cretu e oliverio     di FILIPPO VELTRI -

Non può passare sotto silenzio – dopo l’entusiasmo delle prime ore – quello che è avvenuto nei giorni scorsi con gli oltre 2,3 miliardi che la Commissione europea ha approvato per lo stanziamento alla Calabria dei fondi Por (Fesr e Fse) 2014-2020. Una cascata di euro che la Calabria potrà spendere sulla base delle linee programmatiche inviate dal governatore Mario Oliverio e dalla sua giunta nei mesi scorsi e che sono state approvate da Corina Cretu, commissaria europea per la politica regionale. Sarà pure vero che i fondi comunitari sono ‘’un grande equivoco nel dibattito sul Sud’’ (Isaia Sales), ma nella situazione della Calabria di oggi non se ne può fare a meno.

Da qui, infatti, può e deve (dovrebbe) partire una stagione di cambiamento vera e non più a parole. La Calabria avrà, infatti, risorse che dovranno essere realmente utilizzate per lo sviluppo della nostra regione. Ovviamente lo scetticismo e’ d’obbligo, viste le esperienze negative del passato (non solo l'ultimo governo regionale per la verità), nelle quali l'utilizzazione delle risorse non ha prodotto alcuna crescita per la Calabria ma solo dissipazione e clientelismo.

Oliverio l’ha chiamata ora la marcia del fare e questo è un compito che chiama in causa non solo la Regione (che deve ovviamente mettere in campo procedure snelle e sistemi di controllo efficaci), ma anche imprese, autonomie locali, sindacati, forze culturali, associazionismo. Ancora Oliverio: ‘’tutti dobbiamo cambiare passo’’.

Gli obiettivi tematici attorno ai quali saranno costruiti gli strumenti che daranno applicazione concreta al piano di investimenti per i prossimi cinque anni sono 11 e alla base sono stati posti due pilastri: l'allargamento della base occupazionale e il sostegno alle imprese.

Difesa del territorio, sostegno alle imprese e alle misure per l'occupazione, agenda digitale, formazione e istruzione sono solo alcuni degli undici obiettivi tematici che la Regione ha inserito nel programma quadro inviato a Bruxelles. Ma la vera novità è rappresentata dalla presa di coscienza che la partita più dura si gioca sul controllo degli investimenti e del loro avanzamento. Oliverio nella conferenza stampa al Palazzo di Germaneto ha parlato di «primalità specifiche per gli enti attuatori che si dimostreranno capaci di spendere le risorse richieste, mentre è prevista anche la possibilità di ritirare i fondi affidati nel caso di ritardi o inadempienze». E proprio i controlli dovranno essere effettuati con cadenze specifiche e abbastanza ravvicinate: un anno, ha detto Oliverio, il periodo che intercorrerà tra una verifica e l'altra, per evitare che si arrivi come in passato alla fine del periodo con bilanci negativi contro i quali sarà poi impossibile lottare.

Sul fronte europeo non ci sono, in verita’, solo notizie positive: sulle risorse 2007-13 i primi due anni del nuovo piano sono, infatti, ormai persi e sul resto Oliverio e’ assai cauto su un possibile recupero in extremis. Quello che resta impresso, in ogni caso, da questi giorni e’ che ci possono essere le reali possibilità di una svolta per la Calabria che puo’ far cambiare volto ai territori, ridare speranze di sviluppo e di crescita non solo economica ma civile. E’ l’ultima occasione che si presenta alle classi dirigenti della nostra amata terra per dare dimostrazione che anche qui è possibile – così come è stato in altre regioni del Sud Italia e in tante altre parti d’Europa – l’utilizzo concreto e serio delle risorse che sono messe a disposizione dall’ Ue.

E’ vero che ogni Paese europeo che ha fatto un buon uso dei fondi europei li ha inseriti in una strategia nazionale di crescita, di cui essi erano solo una parte (ancora Sales), ma cambiare passo dopo decenni di sbandamenti e’ davvero lo slogan minimale che da oggi tutti in Calabria devono imparare a memoria, al di là di chiacchiere e polemiche. Per le grandi discussioni di sistema ci sarà tempo!