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L’INTERVENTO (2). Parigi e la nuova banalità del male

L’INTERVENTO (2). Parigi e la nuova banalità del male

 parigi   di LUCIANO TRIBISONDA -

Rieccheggiano il rumore degli spari, un’altra ferita nel cuore d’Europa.

Gridano dei giovani ragazzi all’angolo della Boulevard Voltaire, mille lingue che parlano di disperazione.

Ancora morte e sangue, ancora lacrime e dolore … ancora inni di guerra, ancora odio e confusione.

Trascina un giovane figlio di Europa il cadavere dell’amico, giace alla mia destra il corpo di Charlie, urla sporco di sangue Miguel … corre come il vento Sophie calpestando i cadaveri di chi non ce l’ha fatta, di chi ha lasciato al Bataclan la propria giovinezza per sempre.

Stiamo pagando il conto di ciò che abbiamo fatto … mi duole dirlo: nessuno è innocente.

Abbiamo esportato a suon di bombe la “democrazia” e siamo stati complici di omicidi efferati, abbiamo donato al carnefice il coltello affilato su cui abbiamo apposto la nostra firma, multinazionali dell’orrore che hanno sgozzato sorridendo i nostri figli e che hanno gettato sale nel giardino delle nostre speranze.

Abbiamo odiato popoli, culture , abbiamo finanche criticato, come sopraffini esegeti, testi millenari vestendo divinità altrui con il nostro lato peggiore …

Abbiamo organizzato missioni di guerra agghindandole di pace ed abbiamo cambiato il significato delle parole: il mussulmano è diventato il “terrorista” e lo straniero è diventato il “nemico” e il “pericoloso”.

Non abbiamo avuto il coraggio di guardarci in faccia, di ricordare, di pensare che ogni figlio del mondo che veniva a bussare alle nostre porte veniva a chiederci un po’ di pace, quella pace che noi gli avevamo tolto, quelle case che noi, solo noi abbiamo raso al suolo.

Siamo stati bravi a succhiare ogni goccia del loro petrolio, siamo stati bravi a definirli “ignoranti”, “mangia banane”, “negher”, “stupidi e figli senza madre”, dimenticandoci chi è stato a togliergli tutto anche una bara su cui piangere.

Abbiamo cancellato il loro passato e futuro ed abbiamo creato mostri da combattere, neri mulini a vento su cui infrangere il nostro piccolo pensiero.

Stiamo pagando il conto di ciò che abbiamo fatto... né io e né tu mio caro lettore siamo innocenti.

In questo pomeriggio del 14 di Novembre, mentre il mondo si veste della bandiera di Francia, mentre ancora è incompleto il conteggio dei morti, mentre ancora le madri cercano disperatamente i figli colpevoli solo di essere giovani e felici, mentre esco per le vie della mia città lontana con dentro un dolore che attanaglia il cuore, mentre ancora i corpi giacciono a terra coperti dalle fredde lenzuola, ascolto le vostre parole e leggo che cosa voi dite.

Piccoli uomini chiamati politici tentano di raggranellare voti senza una sola parola di commiato, altri si vestono da crociati inneggiando a un dio che non è dio, schiere di santi e buttane inventano preghiere e iniziano a parlare magicamente francese.

Mentre le vostre dita sono pronte a scrivere parole d’odio sull’immacolata tastiera, mentre le vostre menti sono pronte a masturbarsi con la vista del sangue dell’infedele senza Dio vi prego, aspettate, scegliete un’altra via che in realtà è quella più sensata… il silenzio!!! Solo il silenzio, figlio della pace e del lutto, rispetto per chi non ce l’ha fatta, per chi è stata vittima ancora una volta della piccolezza e bestialità dell’uomo.

Alla violenza si risponde con la violenza amici miei … al silenzio si risponde con il silenzio e la consapevolezza di ciò che è stato fatto.

Oggi più che mai proviamo a restare umani … anche se è fottutamente difficile.