Direttore: Aldo Varano    

IL RETROSCENA. Ma perché Occhiuto non vuole a Cosenza liste di partito?

IL RETROSCENA. Ma perché Occhiuto non vuole a Cosenza liste di partito?

occhiuto   di ALDO VARANO

- Ma perché Mario Occhiuto s’è intestardito fin dall’inizio e ancor prima che lo disarcionassero a non volere simboli di partito nella coalizione con cui correrà per sindaco di Cosenza? L’ha deciso da solo o l’ha spinto Roma dopo aver monitorato la situazione cosentina? E perché Jole Santelli, che pure è la segretaria di Forza Italia ha accettato, si può dire con entusiasmo, questa strategia che (apparentemente) sembra emarginarla e sconfiggerla (ma in realtà potrebbe salvarla assicurandole un altro giro alla Camera) e che comunque è strategia che avrebbe ed ha offerto il fianco al consigliere regionale Morrone di Fi di sbattere la porta e andar via?

Facciamo finta che non sia vero che i Morrone (padre e figlio coi loro voti) avessero deciso di mollare Forza Italia indipendentemente dallo svolgimento dei fatti. Basta per non chiedersi se aveva ragione Occhiuto (o i fratelli Occhiuto?) o Morrone (la famiglia Morrone) a non volere o volere il simbolo di fi? E infine, siamo di fronte a impuntature e diatribe di paese anche se nella città più creativa della Calabria (Reggio parla, Catanzaro agisce, Cosenza pensa, assicuravano i Borboni) o dietro la vicenda simbolo si nascondono uno scontro politico e l’estremo tentativo per riacciuffare il Comune o addirittura qualcosa di più ambizioso?

Intanto pare innegabile che sul simbolo avessero ragione sia Occhiuto che Morrone. Il primo, perché voleva vincere; il secondo, perché interessato a perdere. Meglio: il fastidio di Occhiuto per i simboli dei partiti, ed è ovvio soprattutto di Fi, muove da una percezione lucida della crisi irreversibile di B ormai ridotto a guscio vuoto. Tutti i ragionamenti secondo cui Renzi è forte non per “causa sui” o grazie al Pd ma perché privo di alternative, argomento tirato fuori prima di tutto dai berlusconiani, malnasconde un fatto reale: e cioè che il Cdx di B, a partire dal suo vecchio cuore di Fi, non riesce ad essere alternativo al Csx sia pure giudicato debole come quello di Renzi. Per Occhiuto (o i fratelli Occhiuto) il ragionamento è stato semplice: perché insistere su una prospettiva e un’immagine che gli stessi dirigenti di Fi giudicano fragile e perdente. Quel che in queste ore sta accadendo a Roma nel Cdx, del resto, è la prova del nove della correttezza della intuizione a cui da tempo era arrivato Occhiuto e della strumentalità di quanti gli chiedevano d’impiccarsi al consunto santino del vecchio Cdx.

Insomma, Occhiuto ha deciso, potrebbe aver deciso, no ai simboli per non farsi appesantire dall’handicap di Fi. Decisione saggia e corretta, non ci piove. Ma perché s’aggrega anche la Santelli il cui futuro politico è intrecciato mani e piedi alla storia e alla fine del berlusconismo? Qui la questione si complica e bisogna per forza ipotizzare, se la Santelli non ha perduto la ragione politica, che a Cosenza con l’accordo di B, Fi (quel che resta) voglia con tutta calma sperimentare un modello che potrebbe avere in futuro un rilievo nazionale: niente Alfano, niente Salvini, niente destra dura e pura, ma solo la mitica società civile.

Si tratta di verificare se il Cdx può tornare protagonista recuperando parte del proprio elettorato, specie quello ceduto a Grillo, subentrando al comico in un progetto centrato sull’antipolitica che il M5s ha radicalizzato, ma che in modo del tutto evidente (che ha ampio riscontro nei sondaggi), s’è dimostrato incapace di gestire.

Questa operazione non poteva essere fatta chiedendo un tempo supplementare per Fi e/o B, ma solo proponendo una “tabula rasa” di tutti i partiti, a partire da quelli del Cdx come appunto propone Occhiuto. Il Cdx come scelta radicale: solo società civile.

A Roma devono aver fatto un po’ di conti. A Cosenza, alle regionali (2014) ha stravinto il Csx ma ha votato solo il 49,51% degli elettori. Il Csx di Oliverio ha vinto con “soli” 15.936 voti mentre il Cdx di Occhiuto aveva vinto le comunali nel 2011 con 21.190 voti. Insomma, a Cosenza città c’è un’area molto ampia che non ha votato Cdx alle europee ma non se l’è sentita di votare Csx rifugiandosi nell’astensionismo di connotazione anticasta. Ci sono poi i quasi 2000 voti grillini alle europee, anche questi nettamente dell’antipolitica, che difficilmente torneranno in blocco al M5s. Insomma, devono aver pensato a Roma, se il Cdx lancia il messaggio “noi contro tutti i partiti” potrebbe surrogare un M5s che perde colpi significativi nell’arena delle culture antipolitiche.

Da qui la scelta del civismo che, se venisse premiato, potrebbe offrire a B la chiave nazionale per tornare in campo.

Come andrà a finire? La situazione cosentina resta complessa. Già alle scorse elezioni il Csx si autoaffondò in un delirio di rotture da ceto politico. Né si capisce se Lucio Presta è la mossa del cavallo per bloccare un progetto che sembra dispiegarsi con mille insidie o è veramente un’autonoma scheggia impazzita che si propone con una radicalità priva di mediazioni “chi c’è c’è e chi non c’è peggio per lui” che potrebbe naufragare o funzionare come segnale di separatezza dalla politica ancor più e meglio di Occhiuto.