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L’INTERVENTO. Il Pd, i codazzi, la nuova politica

L’INTERVENTO. Il Pd, i codazzi, la nuova politica

ltt   di FILIPPO VELTRI

- Ci lasciamo alle spalle una settimana e giorni e giorni in cui il nuovo corso renziano ha percorso la Calabria in lungo e in largo, da Mormanno allo Stretto, con i suoi massimi leader: Renzi, Lotti, Guerini. I tre, in momenti e luoghi diversi, sono stati accolti, riveriti e osannati nelle tre città Cosenza, Catanzaro e Reggio.

Al di là del merito delle questioni affrontate (che abbiamo analizzato in passato e riprenderemo nel futuro) una cosa ci ha colpito, testimone di un mutamento genetico che questo partito e questa alleanza hanno ormai definitivamente imboccato: il leaderismo esasperato, il volto del potere come straordinario momento di aggregazione, il trasversalismo come senso della battaglia politica, l’esclusione di vaste aree di quello stesso consenso dalla partecipazione attiva. E’ un problema ovviamente che riguarda la sinistra italiana, o quel che resta di se’, a livello nazionale (basta guardare al dibattito di queste ore) e la Calabria non e’ che una cartina di tornasole sotto i nostri occhi per verificare quel che sta avvenendo.

Prendiamo i codazzi, paurosi e degni della Prima Repubblica democristiana, cui abbiamo assistito esterefatti e basiti, nei giorni scorsi, dietro a Luca Lotti, ad esempio (ma vale per tanti altri), nella sua due giorni calabrese. Non e’ Presidente del consiglio, non e’ Ministro, non e’ segretario di partito ma e’ indicato (e lo e’ per davvero) come l’unico braccio destro autentico di Renzi. Non ci troviamo difronte a fatti residuali, ne’ folcloristici, ne’ ripetitivi del passato, ne’ semplicemente esteriori ma sinonimi invece di cambiamenti profondi nell’approccio alla politica, del tentativo disperato di mezze figure, contornanti, figuranti, portaborse di accreditarsi al di là ed oltre il loro valore politico e personale. Le seste file alla ricerca di un posto al sole.

Quelle vocianti e interminabili code dietro al potente di turno danno il segno che qualcosa sta cambiando. Anzi, è già cambiata. C’era, infatti, di tutto dietro al malcapitato e a volte ignaro Luca Lotti, strattonato a destra e a manca: vecchi comunisti pentiti in cerca dell’assoluzione ad un pentimento però troppo tardivo per essere ammesso; vecchie cariatidi democristiane e socialiste in cerca dell’ennesimo predellino; nuovi e meno nuovi rampanti dal passato politico incerto e confuso che il corso del Pd renziano cerca egualmente di lanciare a botta di selfie e battute simpatiche e concilianti assieme. Poi le sale dei vari convegni, incontri, persino pranzi erano ovviamente strapiene, perché lì c’è il potere nuovo e in parte anche vecchio, e quindi tutti devono pur trovare un angolo dove sperare di farsi vedere, notare per raccattare una briciola di quel potere!

Non e’ in discussione – lo ripetiamo – il nodo delle questioni affrontate: dalle grandi infrastrutture al ruolo dei Sindaci, dalle riforme costituzionali al candidato a Sindaco di Cosenza, fino alla disfida Oliverio-Scura. Lì per ogni cosa ci può stare tutto e il contrario di tutto, nella più consolidata tradizione democristiana-buonista di una botta al cerchio e una alla botte: tutti hanno, cioè, ragione e tutti hanno torto allo stesso tempo.

Il punto vero e’ che quei codazzi tradiscono che un modo di fare politica (la valutazione di quella stagione è affidata alla storia e non alle battute propagandistiche, semplicistiche ed estemporanee) non c’è più: è semplicemente finito.

Se ne facciano, perciò, una ragione tutti, nostalgici di un bel tempo che fu e nuovi innovatori pentiti o lasciati per strada. Oggi c’e’ tempo solo per stare dietro al capo. O al vicecapo, che forse e’ pure meglio. Quel che accadrà di questo passo lo scopriremo - disse quel folgorante poeta di un tempo che fu per fortuna immune alla rottamazione - solo vivendo.