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M5s. Il caso Barbanti e la violenza come arma di persuasione

M5s. Il caso Barbanti e la violenza come arma di persuasione

barbanti   di SIMONA MUSCO

- Che la scelta avrebbe provocato polemiche lo sapeva già. Lo sapeva, perché la fuoriuscita di Sebastiano Barbanti M5S era nata proprio dal suo dissenso nei confronti del modus operandi di Casaleggio&co che, di fatto, portò all’espulsione sua e del senatore Francesco Molinari.

Ma ora il livello degli insulti per il deputato ex cinque stelle ed ex “Alternativa Libera”, si è decisamente alzato. Gli insulti, pesanti, arrivano su Facebook, dove con un post un grillino evidentemente deluso dalle scelte del politico ci va giù pesante. Promettendo, addirittura, di ucciderlo nel caso in cui dovesse incrociarlo per strada.

«Il mio più caro augurio a te di poterti vedere malato, di vedere i tuoi familiari in chemioterapia, di poterti incontrare per strada ed ammazzarti come un maiale, lurido infame, fai solo venire voglia di scannarti mentre sei appeso a testa in giù, ma tranquillo – si legge nell’inquietante post -, se ti vedo per strada non la scampi, vado in galera ma ti strappo il cuore e te lo ficco in culo».

Nessuno spazio per l’immaginazione. A contribuire, forse, le parole di Barbanti sul premier Matteo Renzi, definito ai microfoni di un cronista del Fatto Quotidiano «rivoluzionario», così come, in origine, lo era anche Beppe Grillo, salvo poi “tradire” quella carica rivoluzionaria che ha costituito la fortuna del movimento. Un cambio di casacca troppo repentino, una “ammirazione”, quella nei confronti del premier, intollerabile per gli integralisti grillini.

Gli insulti e le minacce, tra i seguaci del M5S, non sono mai mancate e ora Barbanti lo ammette candidamente, tanto da attribuire tale stile a buona parte del movimento. «La minaccia come simbolo del basso spessore politico ed intellettuale di molti dei sostenitori e tifosi del M5S – ha commentato -. Questo è l’esempio calzante dell’Italia che, evidentemente, immaginano e formano nelle convinzioni dei militanti i modi di fare e i messaggi dei "guru". I quali, mi auguro, non intendano i cittadini solo come gregge da governare e da punire violentemente nel caso non si rispettino i loro diktat. Mi aspetto, che per amore della democrazia e della verità, pur nel loro diritto di dissentire dalla mia scelta, prendano le distanze da tali modi di fare. E mi aspetto che lo facciano anche i loro rappresentanti istituzionali. Altrimenti ciò che si sta operando apparirà inequivocabilmente come il lavaggio del cervello, attuato attraverso il web, affinché si annienti ogni confronto democratico e lo si sostituisca con l’insulto, la minaccia violenta - ed in futuro chissà cos’altro – per chi dissente e si allontana dal verbo del “Sacro Blog”».

Ecco, dunque, l’ennesima stoccata ad un leader troppo spesso tacciato di antidemocrazia e più volte accusato di aver tradito il senso di quella rivoluzione partita dal basso che sembra essersi inceppata. «Ero assolutamente consapevole che la mia scelta mi avrebbe esposto alla possibilità di ricevere critiche – ha aggiunto Barbanti -, ma in merito agli insulti e ai comportamenti incivili - di cui purtroppo per un lungo periodo ho sottovalutato la portata anti-democratica - voglio precisare che da oggi in poi non tollererò, né potrei farlo anche solo per rispetto dei miei familiari, nella maniera più assoluta».

La sua scelta Barbanti l’ha spiegata chiaramente: il passaggio al Pd è dettato dalla necessità di un «confronto politico di più ampio respiro», per ridare slancio ad un’azione che nel gruppo misto era ormai «azzoppata». I democrat, alla guida del governo nazionale e regionale, apparivano dunque gli interlocutori naturali per «incidere con una politica del fare più che del dire». Tra le righe, dunque, la critica si fa concreta: le parole, all’interno del M5S, non sarebbero mai state seguite dai fatti, nonostante le buone intenzioni di molti. O questo, almeno, sembra voler dire Barbanti, che però non rinnega il suo passato.

«Grillo è stato rivoluzionario. Io non rinnego il mio passato e non rinnego Grillo, che ha portato una carica di rivoluzione e di innovazione – ha spiegato al Fatto -, questa carica però purtroppo - e lo abbiamo visto - si è dispersa. Noi eravamo venuti qui a votare le cose giuste e ci siamo ritrovati a votare contro anche leggi che tutto sommato erano giuste, come il “Dopo di noi” o anche le giravolte sulle unioni civili. Io ero uno del movimento che dava e chiedeva trasparenza, un movimento che metteva autorevolezza prima di tutto e non autorità e ci siamo trovati con persone espulse a man bassa e con i cittadini trattati come un gregge da mettere lì dove i vertici vogliono». E a chi gli chiede se non fosse giusto dimettersi dalla carica di deputato prima di passare al Pd Barbanti rilancia con un’altra proposta: «facciamo dimettere tutti quanti, perché è il M5S che ha tradito il suo mandato nei suoi valori e principi originari e lo dico con sconforto, perché ci ho passato otto anni della mia vita». Parole che, a quanto pare, hanno colpito nel segno.