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OLIVERIO, IL LUPO e IL BRADIPO

OLIVERIO, IL LUPO e IL BRADIPO

cch   di GIOACCHINO CRIACO

- Ve lo confesso, da aspromontano, avevo gioito per l’elezione di Mario Oliverio a presidente della Regione. E’ stato per quel suo soprannome: u lupu da sila. Che volete, il lupo è il simbolo dell’Aspromonte, e per noi della Locride rappresenta un compendio di qualità, senza pecche. Speriamo sempre che sia valido il motto del pelo e del vizio. Perché per noi il pelo è la pecca e il vizio è un pregio: il pregio di non arrendersi, di vivere all’attacco e strappare a morsi la vita. Anche iconograficamente, Oliverio, al lupo ci assomigliava, col pelo perso da tempo.                           

E’ il vizio, che noi amiamo, che ancora non si riesce a vedere. Vero è che la prudenza torna spesso buona al lupo, ma è la velocità, l’attacco che gli riempiono la pancia. E la Calabria, appunto, aveva bisogno di una bestia vecchia, segnata dalle ferite di mille assalti e pronta a ogni nuova battaglia. Venivamo da troppi anni di amministrazioni guidate da persone che si ritenevano vecchie volpi, e che tutte hanno fatto la fine dei polli o, più spesso, l’hanno fatta fare ai calabresi.                                                         

Finalmente un animale d’attacco, c’eravamo detti, dopo un regno cominciato per dividere e imperare, e finito con la divisione, meglio la rotta, e senza impero del Peppe nostro. Finalmente due occhi gialli in grado di guidarci fra le tenebre, dopo le luci che ci hanno solo abbagliato del faro di Soveria. E la marcia del lupo, di avvicinamento alla regione, lo era stata da lupo: contro i voleri della politica centrale, in barba a Renzi. Forse è stato questo a stancarlo, la corsa sfrenata e a ostacoli prima del traguardo. Oltre il nastro dell’arrivo il lupo è giunto spompato. L’anno e i mesi passati, magari servono a fargli riprendere fiato. Ma una cosa deve essere chiara, al lupo e agli spelacchiati lupacchiotti calabresi; la pancia nostra, soprattutto quella dei nostri ragazzi, è troppo vuota e il tempo per l’attesa non ce l’abbiamo più. Tatticismi, schermaglie, non ci servono. Dobbiamo correre, afferrare in fretta qualcosa da mettere sotto i denti. Noi siamo malati con un’insufficienza cardiaca; ci serve l’adrenalina non i tranquillanti. Chi ha, attende e mangia, chi non ha se non rischia muore.     

Ecco, non ci giro intorno, siamo in mezzo a una palude, e Oliverio più che un lupo somiglia a un bradipo anche se alle nostre latitudini non c’è l’habitat che gli è congeniale. I calabresi continuano solo a far valigie stavolta non solo i figli del popolo. Restano al caldo i figli di quella classe dirigente che ha le colpe maggiori del coma calabrese. Il lupo è a Catanzaro perché lo ha portato la gente, è a essa che si dovrebbe rapportare, e a essa che dovrebbe chiedere la forza per vincere l’establishment che lo imbriglia. La Calabria la si cambia con la voglia di cambiamento che c’è nei suoi strati sociali più bassi, nei suoi paesi messi all’angolo. La Calabria si cambia con chi sta male e per questo vuol cambiare.                                                                                                                  

Il lupo, per fare buona caccia, deve circondarsi di compagni affamati di giustizia non di pane, che quelli non sono nemmeno compagni. Si era promesso un piano per la cultura, con un forum che si sarebbe dovuto aprire a settembre, passato; forse non lo si farà nemmeno nel prossimo settembre, e a quella data mancherà ancora un grande assessore alla cultura. I siti archeologici languono nel passato; i soldi europei tornano a Bruxelles come hanno sempre fatto; il piano per il lavoro dov’è? Quello per l’istruzione? L’agricoltura? Il turismo…                                                        

Fra un po’ saranno due anni, e ancora non si parte. Ci dicano almeno il perché. Eppure di persone giuste dentro la cittadella ci stanno, almeno un paio hanno in testa idee e competenze che potrebbero farli stare in un governo nazionale. Il problema sta fuori o dentro la regione? E se qualcuno all’interno della maggioranza pensa già a una terza giunta, lo dica. Le partenze finte della politica riempiono di biglietti di viaggio tutta la nostra gioventù, partenze veloci e di solo andata.