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Bindi, Fava l’antimafia da bere e i ritardi della politica

Bindi, Fava l’antimafia da bere e i ritardi della politica

Fava - Bindi  

Giovedì in tarda serata l’Ansa ha messo in rete:

"E' un problema. La Commissione se ne è assunta le responsabilità in tempi non sospetti. Abbiamo aperto un filone di indagine su eccessi ed interpretazioni con cui taluni hanno visto la lotta alla mafia. Ci sono situazioni oggi in CALABRIA oggetto di indagine, vicende che anche noi stiamo cercando di mettere a fuoco. Un'urgenza da affrontare senza nascondere la testa sotto la sabbia". A dirlo è stato il vice presidente della Commissione parlamentare antimafia Claudio Fava parlando con i giornalisti a Reggio CALABRIA in merito ai casi di presunte irregolarità commesse da esponenti di associazioni antimafia. "Ci sono stati casi, qui e altrove - ha aggiunto - di strumentalizzazione della bandiera dell'antimafia. Bisogna evitare che queste strumentalizzazioni siano la cifra complessiva con cui si giudica il lavoro di tante associazioni che hanno lavorato bene. Pensiamo al lavoro straordinario fatto da Libera. Ecco perché' bisogna guardare in faccia le cose accadute, anche gli eccessi, le situazioni di profitto e di interesse personale costruite all'ombra dell'antimafia senza permettere che contaminino tutto il lavoro buono finora fatto".

Tradotto dal politichese e dal linguaggio felpato, quasi obbligatorio per il Vicepresidente di una Commissione antimafia che ha 54 anni, Claudio Fava prende atto che nel movimento antimafia in Calabria in Sicilia e anche altrove, ci sono problemi, uso un eufemismo, drammatici. Lo fa nello stesso giorno in cui con un ampio articolo su Repubblica Attilio Bolzoni, anche lui siciliano come Fava, racconta con nomi, cognomi e dettagli (e non è la prima volta) la massiccia infiltrazione, quasi una conquista, di pezzi di malaffare, di mafiosi, mazzettari e virtuosi del contributo pubblico, in quello che fu un movimento spontaneo che in momenti decisivi della vita italiana, in passato, ha avuto una funzione positiva e trainante per vittorie e passi avanti importanti.

A Fava, che da intellettuale e giornalista ha anticipato acutamente sentimenti e bisogni confluiti e fatti propri dalla grande epopea dell’antimafia, e che appare giustamente preoccupato di non gettare con l’acqua sporca anche il bambino, mi piacerebbe chiedere come sia possibile che la politica, rispetto all’analisi dei problemi e alla percezione dei fatti nuovi che investono la società, arrivi sempre e così gravemente in ritardo. Magari isolando e guardando con sospetto chi pone domande altre e oltre.

Per atto dovuto, ricordo che la on. Rosy Bindi, presidente della Commissione di cui Fava fa parte, il 26 febbraio scorso, è intervenuta in Calabria sulla quesitone dello scioglimento per mafia dei consigli comunali durante un convegno su “Legalità e lavoro”, sostenendo: "Dobbiamo dedicarci ad una nuova normativa sullo scioglimento dei Comuni con infiltrazioni mafiose. Non perché' non debbano essere sciolti quelli che sono infiltrati, ma perché' bisogna trovare un modo per colpire davvero chi è responsabile, e non creare attorno un deserto politico. Perché' anche questo non sta aiutando. "Dobbiamo chiedere alla politica - ha aggiunto - di essere all’altezza della sfida e dobbiamo continuare a scommettere sulla forza della politica come quel potere che più di tutti può contrastare il potere mafioso".

Ineccepibile. Brava Presidente Bindi. Questo giornale, del resto, da molto tempo sostiene che la legge sui Comuni indebolisce la lotta contro le mafie, non perché non si debba scacciare la mafia dai Comuni in cui s’insedia, ma – prima di tutto - perché promette cose che non è in grado di mantenere e quindi risolve il tutto in grevi spot pubblicitari, quasi una dimostrazione di geometrica potenza che contro le cosche non ce la si può fare. Nessun Comune in cui il meccanismo sia scattato è stato ripulito come testimoniò anni fa in un convegno pubblico a Reggio l’allora vice presidente dell’antimafia, sen Luigi De Sena, sulla base – disse e noi abbiamo più volte ricordato mentre De Sena era in vita, di uno studio ordinato dalla Commissione antimafia. Non sappiamo se l’annuncio della Presidente Bindi ha anticipato o segue l’elaborazione di una concreta proposta di legge. Questo giornale e il suo direttore sostengono da molto tempo, in meritata solitudine dato che il prestigio della politica è sceso nella percezione dei più sotto la suola delle scarpe, che la mafia o verrà sconfitta dalla politica o, ahinoi, non verrà sconfitta. Anche qui, forse, siamo d’accordo.

Ma anche qui una domanda: perché la politica arriva sempre così drammaticamente in ritardo?