Direttore: Aldo Varano    

DIBATTITO/z. Il referendum e la Calabria

DIBATTITO/z. Il referendum e la Calabria

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- Solo i ciechi (e il segretario regionale del Pd) non vedono che dietro il dato della partecipazione (sarebbe meglio scrivere la non partecipazione) al voto referendario di domenica dei calabresi, che ci consegna l’ennesimo primato negativo, si nasconde un grande problema di rapporto con le istituzioni e la democrazia.

Dietro quel 26 e rotti per cento di votanti ci sta, infatti, non solo tutto il portato di un dato nazionale che da domenica sera e’ all’attenzione di tutti gli osservatori politici del nostro paese ma anche una inequivocabile conferma che dalle nostre parti la corda si sta definitivamente rompendo, se non si è già rotta!

   A meno che non abbiano ragione Renzi e quel segretario regionale di cui sopra si e’ detto – e che cioè la Calabria primeggia addirittura per intelligenza politica avendo vinto la gara nazionale degli astensionisti – si è difronte ad un dato che dovrebbe allarmare i più, alimentare un ragionamento, innescare un dibattito permanente in tutte le sedi più opportune su come fare per cercare di svoltare. Sarà pur vero – ed e’ vero – che i fenomeni della disillusione sulla politica hanno radici planetarie e motivazioni generali e non solo locali ma non si sfugge ad un’impressione che nemmeno i temi più caldi e legati, seppure all’ingrosso, al problema dell’ambiente e del mare inducano i calabresi ad una partecipazione più attiva.

Già alle regionali di due anni fa si era assistiti ad una consultazione sotto il 50% degli aventi diritti al voto (in Emilia Romagna andò addirittura peggio) ma dopo domenica si sarebbe indotti ad una riflessione in più, su vari versanti.

Il Pd calabrese – innanzitutto – e’ ormai definitivamente assodato che e’ un grumo di renziani e diversamente renziani, dove per diversamente renziani deve intendersi il ‘vogliamo ma non possiamo dirlo apertamente’. Tra astensionisti dichiarati e votanti dell’ultim’ora e’ rimasto, infatti, il solo consigliere regionale Arturo Bova a battere in lungo e in largo la Calabria per cercare di risollevare la baracca del referendum. Ovviamente non poteva riuscirci. Anche dalle parti della Regione - tra silenzi imbarazzati e dichiarazioni in zona Cesarini - si e’ scelta la linea dell’acquartierarsi comodi comodi dalle parti del Nazareno-Palazzo Chigi. Vedremo quali risultati si porteranno a casa da questo inedito (viste le posizioni di partenza…) posizionamento, alla vigilia di importanti appuntamenti politici e amministrativi.

L’altro dato che balza agli occhi e’ l’assenza di un pur minimo dibattito in seno alle consorterie politiche, ma anche nella società più complessiva (scuola, università, professioni, associazionismo) sul grado di degrado raggiunto nel rapporto con la politica e le istituzioni da parte dei calabresi. Non che la partecipazione ad un referendum sia la chiave di volta per o il segnale decisivo ma si tratta pur sempre di un momento importante per decifrare quali correnti e pensieri si agitano sopra e sotto traccia. Non c’e’ dubbio che il malessere sia forte, che la disillusione marci spedita, che il senso dell’abbandono sia prevalente, che prevalga il non far nulla ‘ tanto non cambia nulla’ così tristemente sperimentato nel corso dei decenni.

Ci vorrebbe uno scatto, occorrerebbe un’alzata di genio, una chiamata alle armi più generale, uno scatto di innovazione per dire ai calabresi: vediamo che fare tutti quanti assieme. Un grido di dolore positivo, se i due termini possono stare assieme, e nel nostro caso devono stare assieme. Facciamo solo un esempio, tanto per restare in tema. Siamo alla vigilia della stagione estiva: siamo in grado di risolverei problemi dei depuratori che scaricano schifezze in mare, delle aziende che buttano liquami nei fiumi, degli scarichi abusivi di alberghi e villaggi turistici? Qui le trivelle non c’entrano nulla ma serve una politica concreta da parte di tutti, senza rimbalzi di responsabilità, per salvare il mare e il turismo. Ognuno faccia la propria parte. Poche grida e tanto fare: sarebbe un bel segnale su una strada che e’ sempre in salita, come tutti dicono di sapere ma pochi realmente vogliono invertire.