
«Non mi fermo qui. Sono solo all’inizio. Perché la lezione di questa cosa è che avrei dovuto fare come i politici calabresi: farmi i fatti miei. Una parte del Pd mi attacca facendo passare questo messaggio. Io posso non avercela fatta a Platì. Ma c’ho provato per un anno intero: senza fondi, senza dar fastidio a nessuno, senza chiedere. Forse volevano essere coinvolti…».
Smaltita la botta Anna Rita Leonardi vuota il sacco. Ce l’ha col Pd. Non tutto, ma quella parte che l’avrebbe osteggiata, anche pubblicamente, celebrando la sua sconfitta come una vittoria. «E festeggiando due liste di centro destra rimaste a Platì», sottolinea. Tutto è partito dal ritiro di Anna Rita dalla gare per diventare sindaco solo a 24 ore dalla presentazione delle liste. In campo, ora, a Platì sono rimasti Ilaria Mittiga, figlia dell’ex sindaco al tempo in cui il Comune venne sciolto per mafia, “bocciato” da Rosy Bindi, e Rosario Sergi, assicuratore, che più di tutti si è opposto alla presenza della “colonizzatrice” reggina.
Ma andiamo con ordine. La Leonardi, dopo due giorni di silenzio, ha ripreso a parlare con un’intervista a Repubblica firmata da Alessia Candito. Lì, nemmeno troppo velatamente, ha messo sul banco degli imputati il Pd, salvando solo il segretario regionale Ernesto Magorno e quello della provincia di Reggio Sebi Romeo. «Ora racconterò vita, morte, opere e miracoli», promette. E parte dalla fine del suo “sogno” democratico a Platì, che, dice, «non ho intenzione di abbandonare, anzi farò ancor di più».
Lei si è ritirata all’ultimo minuto. Cos’è successo?
«Ero riuscita a trovare quattro persone di Cirella di Platì: una ragazza giovane, una studentessa, un infermiere, uno che lavora in procura. Tra il due e il quattro maggio i candidati di Cirella dicono di volermi parlare. Premettono che stanno con me, che non mi abbandoneranno. Ma manifestano forti dubbi. Mi raccontano che i fratelli Sergi, all’improvviso, si erano messi anche loro a cercare candidati. Il segno che puntavano a spaccare la popolazione. Quando ci siamo resi conto che potevano mancare le firme a noi, i miei candidati hanno detto di non sentirsi tutelati e sereni.
E lei che ha fatto?
Sono andata a Roma e ho raccontato ai vertici del partito quello che stava succedendo. Lì avevano pensato ad una lista tutta di esterni. Ma noi volevamo collaborare col paese, trovare candidati di Platì, perché non fosse un altro commissariamento. Senza contare che senza quelli di Platì non saremmo riusciti a raccogliere le firme. Insomma, a Roma ci siamo fatti due calcoli e abbiamo capito che la cosa non reggeva. Io avevo già i documenti, il certificato elettorale, l’appuntamento con l’ufficio. Ma le cose sono poi cambiate dalla sera alla mattina. Non mi sorprende: quella di Sergi, che si è presentato a venti minuti dalla scadenza, senza mai dire per un anno che l’avrebbe fatto, è stata una sceneggiata per boicottarmi. Il problema ero io».
Ma com’è nata questa avventura?
«Mi sono candidata un anno fa e non ho mai pensato a Platì come vetrina. Non l’ho fatto per andare in Parlamento, come è stato detto. Ma solo perché ho visto che non si candidava nessuno e per me, come dirigente, era un’anomalia. Il problema era l’assenza della politica. Per questo mi sono impegnata: ho parlato con la gente di Platì, tutta quanta. Ma con paletti precisi e per questo sono stata accusata ogni giorno, tutti i giorni. Volevo fare liste trasparenti e con criteri rigidissimi.
Ma in quest’anno il suo partito l’ha aiutata o no?
«A livello nazionale era con me. Per il resto sono stata sola. Avevo dalla mia Magorno e Romeo. Quando mi sono candidata, all’inizio, giravano commenti e sfottò, pensando che mi sarei fermata. Quando hanno capito che la mia proposta era seria, hanno alzato il tiro. Dopo la Leopolda si è scatenato l’inferno.
Si spieghi meglio.
Segretari del Pd calabrese, assessori regionali, consiglieri regionali, famiglie di consiglieri, dipendenti di assessori e consiglieri, tutti tesserati e con ruoli, tutti contro di me. Post su Facebook, articoli, come sta avvenendo ancora in queste ore: hanno detto e stanno dicendo di tutto e di più contro me. Ora che mi sono ritirata loro festeggiano. Ma lì sono rimaste solo due liste civiche di centrodestra.
E’ sicura che la sua non sia una ricostruzione parziale?
Non lo dico io, basta leggere quello che scrivono. Se un iscritto o un dirigente del partito festeggia perché si è ritirata la lista del Pd, dicendo “Platì ai platiesi” mentre sono in campo due liste di centrodestra, sta festeggiando il mio fallimento ma anche quello del Pd. Voglio dire che c’è un problema enorme perché se da una parte ci sono Magorno e Romeo, che mi sono stati vicini, dall’altro ci sono pezzi del Pd calabrese che il mio impegno non l’hanno mai digerito, tanto da non preoccuparsi nemmeno di dirlo pubblicamente. Non m’importa. Li conosco e mi tengo alla larga.. La cosa preoccupante è che questi discorsi non si fanno all’interno delle sedi opportune, il che sarebbe legittimo. Ma in pubblico, per colpirmi».
Ma secondo lei queste polemiche hanno contribuito a indebolirla a Platì?
«In questo anno, queste cose - pubbliche – sono state avvertite anche in paese. Mi dicevano: questo partito ti sostiene o non ti sostiene? Io non ho mai fiatato contro nessuno. Fedele al partito. Anche quando qualcuno mi lanciava fango addosso. Ora mi chiedo: che linea vuole avere il Pd? Perché queste persone gioiscono del fallimento di una loro compagna in pubblico? La stessa aggressività non l’ho vista quando in Calabria si sono verificati arresti e indagini. Dove erano le persone che oggi festeggiano e denunciano? Non le ho viste».
Sta riproponendo la “questione morale” del Pd.
«Ci sono sette persone del Pd indagate a Crotone. Magari, e lo spero, sono tutti innocenti. Ma vogliamo dire qualcosa? No, si scagliano contro di me e il mio fallimento e festeggiano. Ma questi non hanno mai messo piede una sola volta a Platì. Nessuno li ha mai visti né sentiti ed io non ho mai ricevuta una telefonata, né di critica né di supporto. Ma io porterò queste cose a livello nazionale e dirò che il partito va contro il partito. La situazione è diventata grottesca».
Scusi, lei parla di esponenti del Pd ma non nomina Renzi, che passa come suo principale sponsor. Le chiedo: si è fatto vivo in queste ore?
«No. Non si è espresso su questo ma ho avuto l’appoggio di tutti. Anche lui è dalla mia parte. Ora mi interessa vigilare sulle elezioni a Platì. Come un segugio, perché ci sono cose che non mi piacciono. In questo momento potrebbe sembrare inopportuno parlare del Pd calabrese ma lo farò lo stesso. La mia non è una missione contro il Pd ma un impegno perché non venga danneggiato. Nessuno ci vota se ci scanniamo tra noi. Se si continua, perdiamo credibilità".