LA LETTERA (e la risposta). Cari Veltri e Varano su Renzi non mi avete convinto

LA LETTERA (e la risposta). Cari Veltri e Varano su Renzi non mi avete convinto
il renzismo
  Carissimi, nei giorni scorsi ho dato una scorsa a Zoomsud, alla ricerca di sempre stimolanti spunti letterari sulla Calabria e il Mezzogiorno. Devo dire, con convinzione e sincerità, che Zoomsud è una delle pochissime occasioni ormai rimaste in Calabria per leggere qualcosa di intelligente e non scontato su quelle tematiche culturali, purtroppo, sparite dalle discussioni della politica, del tutto cancellate dai tavoli istituzionali. Sono ancora troppo vive anche emotivamente le comuni esperienze giornalistiche per non riconoscere il taglio culturale che permea la maggior parte degli interventi su Zoomsud, che tentano una lettura della Calabria e della sua storia attraverso gli strumenti dell’analisi e della sintesi mai scontati e banali.

Allora mi sono avventato come un falco predatore sull’articolo a quattro mani sul perché oggi non possiamo non essere o dirci “renziani”. Tema caldo, che angoscia profondamente quanti, e non siamo pochi, sia pure attraverso percorsi accidentati, contraddittori, a volte incomprensibili al limite del masochismo, hanno cercato, dopo la caduta del Muro e dei castelli ideologici, di continuare a credere che la vita dell’essere umano debba svolgersi secondo i ritmi e i canoni della politica, prima ancora delle logiche spazio temporali del “qui ed ora”. Che significherebbe, poi, in questa accezione, regole, modalità e lotta per la conquista e mantenimento del potere, senza aggettivi. Ma anche senza anima e motivazioni che prefigurino una visione del mondo o anche, più semplicemente, una collocazione degli uomini rispetto agli altri uomini e alla storia.

Ovviamente il contenuto dell’articolo nelle analisi che riguardano le premesse è ineccepibile. Specie nell’indagine sulla frantumazione del berlusconismo. Anche se reputo esasperata la lettura del dato elettorale del 2013 che avrebbe alimentato la nascita del Movimento 5S, da una costola abbastanza corposa di Berlusconi e del centrodestra. Ma non è questo il punto che mi interessa.

A non lasciarmi tranquillo è la conclusione dell’articolo per quanto riguarda proprio le motivazioni inoppugnabili in base alle quali non possiamo non essere “renziani”. Cerco, perciò, di sdrammatizzare.

Oggi è molto di moda e tutti i media impazzano con rubriche, star per tutte le stagioni, chef  e fior di analisti, studi e ricerche sulle nostre abitudini ed educazione alimentari per quanto riguarda la dieta mediterranea, consumo di carne o scelta tra alimentazione vegana o vegetariana. Una grande questione globale che coinvolge l’uomo e il suo futuro, la qualità e le aspettative di vita, giocata su argomentazioni forti, non di poco conto, che ovviamente non coinvolgono nessun credo politico.

L’argomento da Voi trattato è di portata esistenziale, anche se, devo ammetterlo, mi ha lasciato molto freddo. Non deluso. Perché, carissimi, sostenere come Voi fate e come, purtroppo tutti noi facciamo, che “qui e ora” non c’é alternativa a Renzi, che anzi essere renziani, “qui e ora”, significa essere alternativi al neonazionalismo di Salvini e del centrodestra, è come dire, absit iniuria verbis, che bisogna essere vegetariani o vegani perché sono stati “rottamati” tutti i pascoli di bestie a quattro zampe. Sarà anche possibile, ma è anche vero che in natura esistono ancora i pesci, che, tra l’altro... sono ricchi di Omega 3.

Fuori di metafora e dello scherzo: dobbiamo proprio rassegnarci alla mancanza di alternativa come “libera scelta” di politica per questo paese, per non parlare di questa regione, dove, poi, essere renziani comporta tutta una serie di effetti collaterali di non facile digestione?

Possibile che non esista anche nel consumismo dell’attuale politica una argomentazione “solida” per dare un senso ad una scelta che, prima di essere di destra o di sinistra, è di visione del mondo? Da questo punto di vista, che significa abbracciare il credo del presidente del consiglio come chiave di lettura della realtà?

Forse siamo entrati, senza accorgercene in una nuova fase non postideologica, ma praxiologica o neoriformista, vale a dire una nuova era del pensiero politico in cui si privilegia l’azione di governo al di fuori del valore dei contenuti politici, purché sia caratterizzata da una buona dose di cambiamento, se non di novità. In questo senso l’ideologia delle riforme senza una prefigurazione del mondo “riformato” rischia di spingere l’asse del governo non sempre nella direzione giusta. Per non dire che c’è una bella differenza tra i “ riformatori” e i “riformisti”, di cui sarebbe molto lungo disquisire, ma che certamente colloca Renzi tra i secondi di ultima generazione. Ma certamente non tra coloro che mettono a confronto diverse visioni del mondo e ne scelgono una, motivandola.

Che Salvini sia diventato lo spartiacque della politica italiana mi sembra una gran brutta notizia e che per sconfiggere questa iattura si debba diventare tutti renziani, mi pare...una grande fregatura. Anche se, come mi pare di capire, siete convinti che non ci sono più grandi masse disposte all’attesa, avendo perso la certezza di essere dalla parte della storia. Ma chissà che, proprio per questo, paradossalmente, non sia più realistico aspettare che questo tempo passi. E questo “renzismo” pure.

Con mai consumato affetto e corroborata stima.


*

Caro Marcello, intanto grazie per l’attenzione e le affettuosità che ci dedichi prima di bastonarci. Anche noi faremo così nello spirito di “Calabrianews la “banda” di cui tutti e tre abbiamo fatto parte (il quarto era Paolo Pollichieni) e che tenne in vita un periodico calabrese al quale Zoomsud, come correttamente insinui, s’ispira.

Facciamo rapide considerazioni.

La prima. E ti usiamo strumentalmente per parlare soprattutto ad altri. “Ecco perché non possiamo non dirci renziani”, con cui polemizzi e che a tratti ci rimproveri, come sai copia il titolo del rapido saggio del 1942 di Benedetto Croce “Ecco perché non possiamo non dirci cristiani” e sai anche che Croce, dopo averlo scritto, restò rigorosamente non credente e ateo. L’articolo non significa, quindi, la nostra adesione a Renzi, né è un manifesto politico. Abbiamo registrato tra i nostri amici letture di questo tipo, e ci stiamo preoccupando per loro: possibile che le cose in Calabria siano a un punto tale per cui se apri una discussione anziché farci i conti col merito e gli argomenti scatta “l’altrovismo” per cui si cerca “altrove” quale sia l’obiettivo?

La seconda. Tu dici di trovare ineccepibile l’analisi ma ci rimproveri per la conclusione del nostro articolo. Ma se l’analisi è corretta, a tuo avviso, quali conseguenze avremmo dovuto proporre ai nostri lettori? Tu ci scrivi: sono d’accordo con quello che dite ma non mi rassegno all’idea che possa affermarsi, specie in Calabria (e non immagini quanto sul punto siamo d’accordo con te) il renzismo. E allora? C’inventiamo un’analisi fantasiosa e diversa o invitiamo i cittadini ad andare al mare dov’è più facile rilassarsi pensando al “dover essere” che ognuno di noi ha in fondo al cuore?

Non ti rimproveriamo questo atteggiamento. La tua lettera tradisce la tua voglia di impegnarti e di continuare a pensare e discutere e noi speriamo di poter continuare a essere della partita di quelli che, ognuno con le competenze che ha, fanno parte ddel gruppo. Un abbraccio, Aldo e Filippo

P.S. Sulla forzatura che avremmo fatto a proposito del M5s (unico punto di merito su cui sembri in parte dissentire) ci permettiamo di ricordare che nello stesso giorno e nelle stesse ore del 2013 l’aggregazione berlusconiana perse circa dieci milioni di voti e il M5s, prima inesistente spuntò con circa 9 milioni di voti. Solo un incompetente potrebbe sostenere che vi sia stato un passaggio in blocco di tipo chirurgico, e solo uno più incompetente dell’incompetente potrebbe sostenere che i due fenomeni non siano strettamente collegati. Tutto qui.