Il Pd tra questione morale e questione politica

Il Pd tra questione morale e questione politica
etica e politica
 
 Ha ragione il presidente del Senato Grasso: nel Pd c’e’ una questione politica enorme che provoca a sua volta una questione morale altrettanto enorme. Non vedere questa questione politica, fare finta che il nodo siano solo alcune mele marce (come ormai si amano definire i casi a raffica che stanno scoppiano dal nord al sud) significa non vedere che rispetto al passato c’e’ il problema del partito che non c’e’. Anche qui, dal nord al sud.

  E’ bene avere le idee chiare sul punto: non scoppiano i casi Rosarno, Platì, etc etc, perche’ c’e’ un problema morale ma perché’ non c’e’ l’idea di un partito, perché’ sono saltate le regole e ci si muove in una terra di nessuno, preda di duci e ducetti vari di periferia, a volte privi di qualsivoglia idea politica ma animati solo dalla ricerca del potere personale. Su questo o Matteo Renzi (o chi per lui) ci mette mano o salterà il banco, cioè la possibilità di costruire una moderna forza del centrosinistra italiano.

Tre giorni fa, in contemporanea alla Direzione nazionale del Partito a Roma, si e’ svolto a Bologna un interessantissimo convegno in ricordo di Beniamino Andreatta (c’erano Prodi, Letta, Bersani) in cui si e’ richiamata la necessita’ per un partito di avere richiami simbolici, tradizioni spendibili, memorie affidabili. Il Pd viene molto spesso disegnato come una cosa irreale: diviso tra un gruppo maggioritario descritto come “senza tradizione”, tutto presente e futuro, portatore di una metodologia di “rottamazione” e tenuto insieme da un prevalente obiettivo di potere, ed un gruppo minoritario descritto come abbarbicato a quella parte della tradizione della sinistra, radicale ed erede di una parte della storia del Pci. Un Pd, insomma, dipinto come un partito “senza anima”.

  Questa rappresentazione forse non e’ veritiera, ma i protagonisti di maggioranza e minoranza del Pd non fanno nulla per combatterla. Anzi l’alimentano e cosi’ il disegno e l’idea di rottura che il progetto del Pd segnava nella storia del secolo democratico italiano, l’ idea di un partito di massa riformista e di centrosinistra (che in Italia non c’era mai stata) svanisce sempre piu’. Il Pd nacque con l’idea di superare il passato e costituire quella forza che e’ mancata: il partito riformista di massa e Andreatta rappresentava appunto uno dei poli dell’incontro tra le correnti minoritarie del riformismo italiana.  Quel progetto è ancora di più valido oggi. Ma i protagonisti, gli uomini forti del Pd, fanno di tutto per frantumarlo: la maggioranza, descrivendo un partito senza passato e solo presente; la minoranza, rintanandosi nella rivendicazione della sinistra improbabile, quella più radicale.

Questo problema politico non risolto sta alla base della situazione del Pd di oggi, da Milano a Platì. Di un partito sostanzialmente che non c’e’.

   Costruire il partito significa stabilire regole, dare ordine al dibattito, mettere argini al malaffare interno. Come volete che ci possano essere liste e serietà di comportamenti se – prendiamo ad esempio la nostra bella e amata Calabria – se da anni si trascinano situazioni di segretari in tre province che non potrebbero esserlo per cumuli di incarichi? Come e’ possibile arginare quei duci e ducetti se non esistono organismi interni in grado di riunirsi? E se a volte nemmeno esistono questi organismi? Come poteva finire diversamente, a Plati’ come a Rosarno, se alla lenta politica di costruzione si preferisce sostituire quella dell’annuncio o dell’immagine, tanto per finire sui giornali? Questi sono solo alcuni dei nodi politici che fanno poi emergere i casi piu’ eclatanti. Su questo maggioranza e minoranza del Pd devono mettere le mani in vista del congresso.