DIBATTITO SUL REFERENDUM. Per la Calabria è meglio che vinca il SI’ o il NO?

DIBATTITO SUL REFERENDUM. Per la Calabria è meglio che vinca il SI’ o il NO?
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UNO. E’ alle 11 di sabato mattina che secondo i Democrat inizierà veramente lo scontro sul referendum per approvare o bocciare le modifiche decise dal Parlamento alla costituzione italiana. Sarà in quel momento che Renzi, c’è da scommettere a gamba tesa, avvierà quella che per lui è la madre di tutte le battaglie per il rinnovamento dell’Italia con la nascita dei comitati del Sì che saranno e resteranno autonomi dalle sezioni del Pd impegnate per loro conto nello scontro. Insomma, sabato mattina dovrebbe partire una grande operazione di comunicazione per spiegare agli italiani la riforma e sollecitarli ad approvarla.

E’ chiaro che a questa scelta se ne contrapporrà una uguale e contraria di cittadini, partiti, gruppi, culture che bocciano la riforma, talvolta la ritengono pericolosa o un vero e proprio affossamento della democrazia e della libertà e della riforma non ne vogliono sapere. Bisogna essere corretti e riconoscerlo: attorno e dentro la riforma costituzionale si stanno consumando anche altre operazioni sia di chi sostiene il Sì che di quanti puntano al No. Renzi cerca una iperlegittimazione. I suoi avversari ritengono sia l’occasione per farlo fuori. Il rischio è di uno scontro che non c’entra nulla col merito del problema su cui gli italiani devono (dovrebbero) esprimersi. E’ un fatto, fino ad oggi almeno, che il quesito che scatta nella testa degli italiani sul Referendum è: sei a favore di Renzi o vuoi mandarlo a casa?

DUE. Questo giornale non è interessato a questo dilemma e, qui ed ora, non ci interessa molto come andrà a finire la vicenda di Renzi. Siamo anche convinti che dopo il referendum, vinca il Sì o il No, l’Italia continuerà ad essere un paese democratico carico di problemi da affrontare e risolvere. Sono poco convincenti e fondati sulla paura tutti i ragionamenti che guardano al referendum come al patibolo della democrazia. Un errore che accomuna sia i sostenitori del Sì che i loro avversari. Ci permettiamo di ricordare che già in altre occasioni referendum immaginati come la fine e il disastro dell’Italia sono stati vissuti dal paese come momenti positivi di crescita o si sono rivelati inutili.

Siamo interessati invece, e moltissimo, a farci la domanda giusta che a nostro avviso va così posta:

la riforma costituzionale, così com’è emersa dal Parlamento, aiuterà o danneggerà la Calabria?

E’ questo il quesito a cui ognuno di noi deve rispondere. Non è la nostra, crediamo, una visione minor, partiamo dalla radicata convinzione che una cosa cha aiuta o danneggia la Calabria contemporaneamente e nello stesso tempo, aiuta o danneggia l’Italia. Non riusciamo a guardare agli interessi della nostra regione in contrapposizione a quelli del resto del paese.

Su questi temi zoomsud tenterà di aprire una discussione. Nel nostro stile che punta sempre a dare spazio alla diversità e alle argomentazioni e mai ad urli, slogan, o al delirio autoritario del “senza se e senza ma”.

Ricordiamo i due punti centrali della riforma, al di là di tutti gli aspetti giuridici e formali e perfino al di là della grammatica dei costituzionalisti su cui è legittimo avere le posizioni diverse che si stanno manifestando.

TRE. Intanto, l’eliminazione del bicameralismo perfetto, sopravvissuto solo in Italia. E quindi la cancellazione del ping-pong dei provvedimenti da una Camera all’altra che ha storicamente creato gli spazi (e i tempi) per aggiustamenti lobbysti, difesa dei privilegi delle corporazioni, ricatti dei gruppi di potere attraverso i loro sensori all’interno delle due Camere. Per non dire delle lungaggini che hanno finito col legittimare una decretazione d’urgenza dei governi saltando l’intero Parlamento e, quindi, umiliando la sovranità popolare di cui è rappresentante.

Secondariamente, il restringimento dei poteri delle Regioni a partire dalla cui istituzione (1970) ha ricominciato a crescere il divario tra Nord e Sud che si era ridotto tra il 1952 e il 1970. Una Regione particolarmente debole come la Calabria ha tutto da perdere (come dimostrano tutti gli indicatori economici calabresi dalla sventurata riforma costituzionale voluta da un Csx all’inseguimento della Lega Nord) dal rafforzamento dei poteri alle Regioni se è a tali poteri che vengono assegnati i compiti di una ripresa e di un rilancio dei rispettivi territori. Non si tratta di tornare al centralismo, ma di mettere a punto e correggere lo squilibrio tra centralismo e autonomia. L’effetto della crescita dei poteri regionali è sotto gli occhi di tutti: le regioni forti sono diventate più forti, quelle deboli più deboli ancora ed emarginate. E’ andata così al netto delle ruberie, del clientelismo, della criminalità organizzata, dell’incapacità e dell’arroganza dei ceti politici che hanno governato.

QUATTRO. Non vengono qui affrontate una serie di questioni minori (si fa per dire) e ci sarà tempo per affrontarle e discuterne. Si sarebbe potuto fare meglio. Come sempre. Ma va anche ricordato che sulla base di questo teorema in trenta anni, un tempo di molto superiore a un intero periodo storico, non siamo riusciti a fare nulla.

La discussione è aperta.

*foto tratta dal sito bastaunsì