L’ANALISI/1. Il caso Occhiuto e la rimozione Pd

L’ANALISI/1. Il caso Occhiuto e la rimozione Pd
manifestazione    UNO. Mario Occhiuto è stato il candidato di Cdx col miglior risultato in Italia in un capoluogo: 59,23 al primo turno. Se si tiene conto che l’affluenza a Cosenza è stata 72,32, quasi uguale al 73,35 della precedente tornata, molto sopra quella generale odierna, si comprende lo spessore notevole del suo successo. E’ poi notevole che tutto questo sia accaduto in simultanea all’implosione del Cdx in Italia che si è dimostrato ovunque, anche a Milano, poco credibile come alternativa e si colloca buon terzo (cioè ultimo e pressoché fuori gioco) nella dinamica tripolare tra Cdx, Csx e grillismo. Studiosi autorevoli del moderatismo italiano, penso a Orsina, hanno scritto in queste ore che il Cdx è ormai ad alto “rischio irrilevanza”. In questo quadro, la performance di Occhiuto è ancor più notevole e solo con un atto di rimozione miope la si può definire come “una battuta d’arresto” del Csx. Gli avversari politici di Occhiuto e del Cdx devono chiedersi come sia stato possibile che l’implosione del Csx (anche) a Cosenza, che aveva disfatto l’aggregazione in precedenza vittoriosa, si sia risolta in una bocciatura sonora del Csx che ha anche bloccato l’ondata populista del M5s.

DUE. Il risultato di Occhiuto non è un successo personale né deriva da fenomeni strutturali della cultura calabrese e cosentina come nella Napoli di De Magistris. Sembra invece il dipanarsi di un progetto che pur avendo utilizzato errori e svarioni del Csx ha avuto una sua autonomia.

Occhiuto sembra avere copiato e capovolto la capacità predatoria del migliore renzismo, cioè la conquista di pezzi sociali, culturali e d’opinione dell’avversario. Il Csx cosentino invece di rubare consensi al Cdx secondo la vocazione renziana s’è visto rubare la propria “roba”. Se si vuole guardare in faccia il caso Occhiuto bisogna prendere atto che una parte della sinistra, non solo radicale e/o dell’arcipelago grillino ma del Csx in senso stretto, s’è spostata a suo favore. I voti in meno di Guccione rispetto a quelli dello schieramento che l’ha sostenuto sono di elettori di sinistra che hanno scelto Occhiuto anziché Guccione e non certo, a guardare attentamente, per colpa di quest’ultimo.

L’obiettivo di puntare alla “roba” del Pd è stato perseguito con gesti importanti, come per esempio il divieto a tutti i partiti del Cdx di presentare i propri simboli. Una cancellazione simbolica ma efficace delle mediocrità che affollavano la coalizione. Importante è stata anche, a suo tempo, la rischiosa espulsione dalla prima giunta Occhiuto dell’assessore Katia Gentile, figlia e nipote di Pino e Tonino, ritenuti a ragione o a torto proprietari di una parte importante del sistema clientelare cosentino e condotta da Occhiuto col piglio di chi vuol far sapere (prima di tutto come sfida alla sinistra) che, costi quel che costi, bisognava spezzare l’egemonia di politiche  e ambienti che (a Cosenza e in Calabria) vengono giudicati una zavorra prima di tutto dalle forze di sinistra. Per l’elettorato più sofferente del Csx e specie del Pd, un messaggio importante. Non a caso a Cosenza uomini e donne del Csx si sono ufficialmente schierati con Occhiuto. Un contesto che ha fatto apparire indagini e accertamenti come una congiura.

TRE. In questo quadro, l’assalto alla giunta Occhiuto e la defenestrazione del sindaco alla vigilia della scadenza è apparsa ai cosentini come il tentativo dei vecchi poteri cittadini di rovesciare la strategia politica che voleva colpirli. Le stesse spaccature e contrapposizioni per l’accaparramento della candidatura a sindaco, che hanno provocato lungaggini e chiusure del Csx al proprio interno, hanno tolto credibilità al Pd e al Csx.

La candidatura del dottor Presta, al di là del suo desiderio ingenuo di voler dare un’aggiustata alla sua città, è da subito apparsa ai cosentini come quella di uno sprovveduto che insediatosi al Comune avrebbe nuovamente, suo malgrado e per scarsa competenza specifica, ridato spazio ai vecchi poteri. Nessuno ha capito l’arrendevolezza, ancora oggi misteriosa e poco chiara ai più, dei dirigenti cosentini rispetto a quella scelta, né il perché della cancellazione di regole (in altri casi ritenute irrinunciabili come le primarie, pur di poterlo nominare candidato sindaco senza alcuna verifica. La voce che questo volesse Renzi, punto e basta, ha diffuso in città la sensazione che la più autorevole e potente concentrazione di dirigenti del Pd calabrese, che appunto si trova (si trovava?) a Cosenza fosse tanto subalterna, magari sperando in cambio candidature e collocazioni vantaggiose alle prossime elezioni politiche, da non obiettare alcunché al disastro a cui la candidatura Presta sembrava spalancare le porte. Tutto il Pd cosentino è apparso, come lo strumento docile di chissà quale disegno che ignorava i bisogni della città. Per questo il voto impietosamente racconta che Guccione e Paolini insieme raccolgono poco più della metà del plebiscito di Occhiuto.

QUATTRO. Troppo presto per capire se il caso Occhiuto riuscirà a parlare oltre Cosenza a un Cdx i cui voti continuano ad essere parecchi ma non sommabili tra loro. In Calabria, invece, si potrebbe iniziare a capire il caso Cosenza ragionando sui costi politici ed elettorali di un partito che non c’è, che sparisce nei momenti cruciali, irrispettoso delle regole di cui si ricorda solo quando conviene, incapace di fare spazio a un gruppo dirigente vero che non sia la camera delle compensazione per impedire le guerre nella confederazione tra gruppi, notabili e capicorrente autonomi con interessi elettorali diversi e talvolta perfino contrapposti che non sono mai riusciti a diventare partito.