PD Calabria. La lunga marcia verso il nulla

PD Calabria. La lunga marcia verso il nulla
nulla Dato che i numeri sono numeri e i fatti sono fatti è bene riepilogare in poche battute lo stato dell’arte del Pd calabrese all’esito del ballottaggio di domenica scorsa: in un anno – cioè da giugno 2015 a giugno 2016 – sono stati persi i comuni di Lamezia Terme, Vibo Valentia, Gioia Tauro, Cosenza, Crotone. Più altre decine di piccoli e medi centri.

 Solo per restare a quest’ultima elezione del 2016 il Pd vince sul filo di lana solo a Rossano, dove era però alleato con Forza Italia (cioè con il consigliere regionale Giuseppe Graziano). In più: la diaspora dentro il partito di Renzi non è facilmente riassumibile visto che in decine di centri i candidati che si richiamavano al Pd erano in contrapposizione tra di loro e quindi stabilire chi ha perso o vinto e’ impossibile (esemplare il caso di Borgia).

Durissimo il colpo subito domenica notte a Crotone, sia per la storia che per l’attualità, visto che il sindaco uscente era il Presidente in carica del Pd regionale e il sindaco subentrante è espressione dell’area Enzo-Flora Sculco, cioè uno dei tanti spezzoni trasmigranti che nel 2014 appoggiò Oliverio verso la corsa alla Presidenza della Regione. Cioè: un altro colpo tutto interno.

Questi, dunque, i fatti nudi e crudi e ci limitiamo all’essenziale. Ora, vedere questo partito lanciarsi verso il nulla in Calabria fa male, perché li’ ci sono ancora – e non sappiamo ancora per quanto – energie che aspettano di misurarsi, ansie di vero rinnovamento, giovani che ci credono ancora. Sarà strano ma è così…

  Solo che perdere un altro minuto non è più possibile. Vedere dirigenti altolocati che festeggiano (sigh!) con tanto di fotografie vittorie risicatissime in piccoli comuni della regione rende ancor più paradossale e amaro il quadro e rende urgente, anzi urgentissima, una riflessione di fondo.

  È vero – così come abbiamo scritto 15 giorni fa, all’esito del primo turno delle amministrative – che ci sono nodi politici nazionali da sciogliere (vediamo se la Direzione Nazionale del 24 giugno avvierà finalmente un’operazione verità), ma è altrettanto indubbio che lo stato del Pd calabrese è ormai intollerabile. Il Partito in quanto tale – cioè comunità e luogo di discussione – non esiste (non è mai esistito); è gestito da gruppi, sottogruppi, gruppettini, persino singoli che si fanno la lotta ormai anche senza pudore alcuno, finendo con  schierare – come detto - candidati diversi nei Comuni; gli organismi del Pd sono un sogno e solo incontri e interventi romani servono alla bisogna, vista l’impossibilità di prendere in Calabria qualsiasi decisione. Ci sono tre segretari di federazioni incompatibili da due anni e nessuno interviene.

  Anche qui ci limitiamo all’essenziale. Il lanciafiamme invocato da Matteo Renzi non serve, dunque, a nulla se si limita ad una pura opera di facciata e di mera sostituzione di personale politico, visto che da queste latitudini anche il confronto renziani-antirenziani non ha senso visto che tutti si sono dichiarati renziani (un altro incredibile caso di trasformismo). Il cancro che sta uccidendo il Pd è che continua ad essere una confederazione di gruppi organizzati con piccoli stati maggiori e interessi particolari, dove ognuno continua a stare con sé stesso e pensa solo ai suoi interessi, preferendo lasciare la situazione così com’è con il segretario regionale che si cuoce da solo sulla graticola.

  Tutto ciò è causa ed effetto insieme della situazione alla Regione ed Oliverio oggi si trova a fare i conti con una regione dove quattro delle cinque città capoluogo sono in mano ai suoi avversari: Catanzaro, Cosenza, Crotone, Vibo. Urge quindi non solo una riflessione ma un intervento forte e chiarificatore.