
Ci sono storie di resistenze metallurgiche dall’happy ending. Sette dipendenti di Marcegaglia Buildtech, divisione aziendale che produce lamiere e pannelli d'acciaio per l'edilizia, ribattezzatisi Autoconvocati Marcegaglia, hanno inscenato una clamorosa proposta per opporsi alla decisione di essere trasferiti a Pozzolo Formigaro, in provincia di Alessandria (150 km di distanza dal capoluogo meneghino), a seguito della chiusura dello stabilimento di Sesto San Giovanni, come imposto in un primo momento nel 2014. Il personale dell’azienda si è ridotto della metà a seguito di questa decisione. Ribellarsi è giusto, serve a rompere equilibri e schemi consolidati, ci vuole coraggio e un pizzico di sana follia per contrapporsi a decisioni prese che sembrano ineluttabili.
Una protesta clamorosa, culminata nell'occupazione degli uffici aziendali di via Giovanni della Casa 12 a Milano per 15 giorni, con conseguenze di ordine pubblico e la Prefettura di Corso Monforte mobilitata. Nonostante la netta intransigenza iniziale, l'azienda ha dovuto riaprire una trattativa che considerava chiusa, tre di loro verranno ricollocati (uno in provincia di Bergamo, gli altri due a Pozzolo con spese di viaggio a carico dell’azienda), mentre gli altri 4 riceveranno un indennizzo in denaro, un incentivo all'esodo.
Risultati insperati per come si era messa la vertenza. Fa bene la FIOM regionale lombarda, per bocca del suo segretario generale e coordinatore degli stabilimenti Marcegaglia per la FIOM-Cgil Mirco Rota a gonfiare il petto: “Si tratta di un'indiscutibile vittoria per la FIOM, che ha sostenuto i lavoratori da subito e su tutta la linea, anche se l'azienda vuol furbescamente far apparire che l'accordo è stato sottoscritto solo coi sette lavoratori. Questo vogliamo ribadirlo a chiare lettere e senza timori di smentita.
Marcegaglia è un gruppo che ha aderenze politiche importanti. La proprietà vuole comprare l’Ilva, ma non riesce a ricollocare sette dipendenti. Un cono d'ombra e un muro di gomma mediatico hanno avvolto l'intera vicenda. C'è un pezzo di Calabria in questa lotta di resistenza, che ha conosciuto un picco di drammaticità, quando uno dei sette lavoratori è salito sul tetto di un edificio con una tanica di benzina. Solo allora si è riuscito a squarciare il velo del silenzio (anche grazie al contestuale sciopero di solidarietà organizzato in tutte le fabbriche Marcegaglia).
L'operaio che minacciava di darsi fuoco è Giovanni Romeo, 48 anni, originario di Galatro, che oggi è particolarmente soddisfatto: "Abbiamo raggiunto un accordo dignitoso. Ci siamo battuti non contro un piccolo imprenditore brianzolo, ma con uno dei maggiori capitalisti europei. L'intesa raggiunta alla fine significa che il nostro lavoro è stato premiato. Quello che deve venire fuori da questa vicenda deve essere chiaro a tutti, principalmente agli operai, noi siamo la forza lavoro e questi senza le nostre braccia farebbero poco o nulla. Dobbiamo renderci conto della nostra forza e nel momento del bisogno convogliarla a difesa dei nostri interessi".
“Non avete nulla da perdere se non le vostre catene”, Romeo indirettamente cita Marx. Dal filosofo di Treviri al Sandro Pertini di 'a brigante, brigante e mezzo' il passo è breve. Massimiliano Murgo, delegato rsu FIOM Marcegaglia Milano, uno dei sette irriducibili, è visibilmente soddisfatto: "Abbiamo strappato un accordo in cui nessuno credeva, contrapposti a uno dei padroni più potenti d'Europa. Prima di fare il presidio permanente ci siamo detti: 'Supra o 'nfami ci va u nfamuni". Avrebbero dovuto sgomberarci per averla vinta. Ci siamo dovuti accontentare della buonuscita e ci siamo fermati solo quando abbiamo visto che avrebbero riallocato gli altri dipendenti che avevano ancora i requisiti". Anche Murgo ha 'aderenze' con la terra dei Bruzi: "Ho frequentato la Provincia di Reggio per una decina di anni, suono le zampogne e sono molto amico di un pastore calabrese, grande musicista di organeddu originario di Cardeto”.
Risultati insperati per come si era messa la vertenza. Fa bene la FIOM regionale lombarda, per bocca del suo segretario generale e coordinatore degli stabilimenti Marcegaglia per la FIOM-Cgil Mirco Rota a gonfiare il petto: “Si tratta di un'indiscutibile vittoria per la FIOM, che ha sostenuto i lavoratori da subito e su tutta la linea, anche se l'azienda vuol furbescamente far apparire che l'accordo è stato sottoscritto solo coi sette lavoratori. Questo vogliamo ribadirlo a chiare lettere e senza timori di smentita.
Marcegaglia è un gruppo che ha aderenze politiche importanti. La proprietà vuole comprare l’Ilva, ma non riesce a ricollocare sette dipendenti. Un cono d'ombra e un muro di gomma mediatico hanno avvolto l'intera vicenda. C'è un pezzo di Calabria in questa lotta di resistenza, che ha conosciuto un picco di drammaticità, quando uno dei sette lavoratori è salito sul tetto di un edificio con una tanica di benzina. Solo allora si è riuscito a squarciare il velo del silenzio (anche grazie al contestuale sciopero di solidarietà organizzato in tutte le fabbriche Marcegaglia).
L'operaio che minacciava di darsi fuoco è Giovanni Romeo, 48 anni, originario di Galatro, che oggi è particolarmente soddisfatto: "Abbiamo raggiunto un accordo dignitoso. Ci siamo battuti non contro un piccolo imprenditore brianzolo, ma con uno dei maggiori capitalisti europei. L'intesa raggiunta alla fine significa che il nostro lavoro è stato premiato. Quello che deve venire fuori da questa vicenda deve essere chiaro a tutti, principalmente agli operai, noi siamo la forza lavoro e questi senza le nostre braccia farebbero poco o nulla. Dobbiamo renderci conto della nostra forza e nel momento del bisogno convogliarla a difesa dei nostri interessi".
“Non avete nulla da perdere se non le vostre catene”, Romeo indirettamente cita Marx. Dal filosofo di Treviri al Sandro Pertini di 'a brigante, brigante e mezzo' il passo è breve. Massimiliano Murgo, delegato rsu FIOM Marcegaglia Milano, uno dei sette irriducibili, è visibilmente soddisfatto: "Abbiamo strappato un accordo in cui nessuno credeva, contrapposti a uno dei padroni più potenti d'Europa. Prima di fare il presidio permanente ci siamo detti: 'Supra o 'nfami ci va u nfamuni". Avrebbero dovuto sgomberarci per averla vinta. Ci siamo dovuti accontentare della buonuscita e ci siamo fermati solo quando abbiamo visto che avrebbero riallocato gli altri dipendenti che avevano ancora i requisiti". Anche Murgo ha 'aderenze' con la terra dei Bruzi: "Ho frequentato la Provincia di Reggio per una decina di anni, suono le zampogne e sono molto amico di un pastore calabrese, grande musicista di organeddu originario di Cardeto”.