LA RECENSIONE. Esce per Rubbettino Serve un NO di Stefano Galli

LA RECENSIONE. Esce per Rubbettino Serve un NO di Stefano Galli
galli Scelta tempestiva quella di Rubbettino che ha mandato in libreria in questi giorni “Serve un No, riflessioni su una pessima riforma costituzionale” del professore Stefano Bruno Galli, docente di storia delle dottrine e delle istituzioni politiche dell’Università di Milano, antico discepolo di Miglio e, dalle ultime regionali, capogruppo della Lista Maroni in Lombardia.

Rubbettino, che è il più importante editore calabrese e in rapida crescita nell’editoria italiana, ha compiuto, immagino consapevolmente, un servizio (anche) alla Calabria perché Galli, sia pure indirettamente (di sicuro involontariamente) risponde a una domanda decisiva che anche questo giornale nelle scorse settimane aveva inutilmente posto: per la Calabria e il Mezzogiorno è meglio che vinca il Sì o il No al referendum? Interrogativo cruciale purtroppo seppellito dalla guerra ideologica esplosa in Italia che ha spinto perfino Zagrebelsky, uno dei (forse un po’ stanco) gran sacerdoti del No a confessare all’Huffington Post che non andrà più a dibattiti sul referendum perché ormai da parte dell’opinione pubblica non si vuol più “capire o ascoltare” ma solo “manifestare l’appartenenza a una tifoseria" del Sì o del No.

Galli nel suo saggio non usa mai le parole Sud, Mezzogiorno, Nord. L’intero volumetto è attraversato dalla preoccupazione di non spaventare nessuno e quindi fa attenzione a non svelare un progetto che punta a un regionalismo a doppia velocità garantito sul piano giuridico: le regioni che hanno i soldi devono poter correre, le altre cerchino di imitarle se sono capaci e ci riescono altrimenti si arrangino. Facile capire di cosa si ragiona. Ma l’esposizione, al di là delle cautele, entra necessariamente nel merito degli interessi, a partire da quelli economici e delle risorse, che si fronteggiano e si scontrano nel paese.

La valutazione è netta e precisa: dei due pilastri fondamentali della riforma, abolizione del bicameralimo e ridimensionamento del regionalismo, il più grave e pericoloso è il secondo perché “la riforma del 2016 nella realtà si configura come la controriforma di quella del 2001” (71). Quella cioè fatta e voluta del Csx per inseguire “la Lega Nord sul terreno dell’autonomia” (34). Riforma, quella del 2001 che, nel ragionamento di Galli, pur non essendo ancora il progetto che la sua parte politica e culturale persegue, è tale da poter essere facilmente implementata verso la distinzione tra regioni virtuose e regioni non virtuose. Insomma, il referendum vuol cancellare ciò che in qualche modo è già previsto nell’attuale costituzione. Per Galli la Renzi-Boschi è quindi una controriforma che utilizza “malumori che serpeggiano in seno all’opinione pubblica e alimentano il vento dell’antiregionalismo” (9) dopo gli scandali che hanno investito il sistema regionale italiano.

Questo perché la riforma “se da un lato, con la trasformazione del Senato, riconosce dignità parlamentare alla classe politica regionale e locale, dall’altro revoca – riconducendole alle prerogative dello Stato centrale – quasi tutte le competenze concorrenti, rivede al ribasso il meccanismo previsto dall’articolo 116 terzo comma e, nel rapporto tra lo Stato e le regioni, introduce la famigerata e deleteria ‘clausola di supremazia’, recuperando il principio dell’’interesse nazionale’, che ormai (dopo la riforma del 2001, ndr) apparteneva alla chincaglieria costituzionale” (61-62).

Ma è nelle ultime pagine del volume che si scopre il perché di tutte le preoccupazioni dell’autore. La eventuale vittoria del Sì sarebbe oppositiva rispetto a “un regionalismo integrale, con tutte le competenze concorrenti assegnate d’ufficio alle regioni, quanto meno a quelle più virtuose, basta prendere la graduatoria del residuo fiscale” (85). Insomma, per Bruno Galli “Serve un NO” perché aprirebbe alla possibilità di “un regionalismo radicale: chi è in grado di reggere la competizione – come la Lombardia, il Veneto, L’Emilia-Romagna, la Toscana – ne trarrebbe indubbi benefici. Chi è indegno e inadeguato rimarrebbe nel quadro del regionalismo attuale. Senza troppi psocodrammi politici. Dovrebbe costituirsi subito una specie di fronte del ‘residuo fiscale’ con l’obiettivo di ottenere un vero e ragionevole regionalismo a geometria variabile” (86).

*Stefano Bruno Galli, Serve un NO Riflessioni su una pessima riforma costituzionale, Rubbettino, settembre 2016, 10 euro.
** Tutti i corsivi nel testo sono dell'autore dell'articolo e non del prof Galli. I numeri in parentesi indicano la pagina da cui è tratta la citazione.