SUD e CALABRIA. Patti per lo sviluppo, è davvero l’ultimo treno!

SUD e CALABRIA. Patti per lo sviluppo, è davvero l’ultimo treno!
ultimotreno Il 10 agosto scorso il CIPE ha approvato i Patti per lo Sviluppo siglati con le Regioni e le Città Metropolitane . Oltre 13 miliardi di risorse del Fondo Sviluppo e Coesione sono state indirizzate al potenziamento infrastrutturale, alle opere ambientali, allo sviluppo economico. Una buona notizia, alla quale si aggiunge l'annuncio di un prossimo, ulteriore riparto di circa 15 miliardi di euro destinati al finanziamento di piani di settore proposti dalle Amministrazioni Centrali.

Si ripete, con qualche variazione, la maxi-manovra che caratterizzò il ciclo di programmazione 2007-2013, con la quale - sommando fondi comunitari e nazionali - si indirizzarono al Sud e alle aree in ritardo di sviluppo circa 100 miliardi di euro.

Una somma enorme -  equivalente ad almeno cinque aggiustamenti strutturali del bilancio dello Stato - di cui però non si intravedono chiaramente gli effetti, se non in termini di attenuazione della crisi. Dietro i numeri dello SVIMEZ, che parlano di controtendenza al declino delle aree meridionali nello scorso anno, si nasconde in realtà quello che gli esperti chiamano ‘’effetto ultimo miglio" della spesa pubblica; i pochi decimali di differenza del già magro incremento del PIL sono determinati dalla rincorsa alla rendicontazione dei fondi comunitari che, se non spesi entro il 2015, sarebbero stati definitivamente revocati.

  Il Mezzogiorno – questo e’ sempre il punto cruciale sul quale insistiamo da anni - deve essere trattato dal Governo come una assoluta priorità nazionale. Questo vuol dire che la delega alle Regioni e alle altre amministrazioni titolari di programmi di spesa deve essere temperata da una governance presso la Presidenza del Consiglio e i principali Ministeri di spesa. E' impensabile che ogni Regione abbia la propria politica industriale, i propri regimi agevolativi, una particolare azione di sostegno al credito.

   Il rilancio del sistema delle imprese passa attraverso scelte orizzontali, che riguardano l'innovazione, la specializzazione produttiva, la formazione, una politica interna di coesione che mobiliti l'industria nazionale in un programma cooperativo con  le imprese del Mezzogiorno.

   Dall'epoca della famosa legge 488 del 1992 , che ha erogato tra il 1996 e il 2003 l'equivalente di 16 miliardi di agevolazioni a circa 28.000 imprese ( dati Banca d'Italia), ci siamo resi conto che immettere fiumi di denaro per sostenere investimenti industriali non era sufficiente a generare una struttura  produttiva stabile, duratura e autopropulsiva. Per quanto Unioncamere documenti  un leggero aumento del numero di nuove imprese, una analisi più attenta del dato ci mostra come la più elevata mortalità aziendale , con un saldo strutturalmente negativo, si manifesta nei comparti delle costruzioni e del manifatturiero, che hanno perso centinaia di migliaia di addetti, anche nel Mezzogiorno.

  Questo vuol dire che - al di là dei fattori di mercato - la montagna di agevolazioni erogate tra il 1996 e il 2015 (30 miliardi per il solo Mezzogiorno) non è affatto riuscita ad arginare il declino. L'assenza di una politica industriale unitaria, che ha preferito semplificare, appoggiandosi sulla erogazione indifferenziata di risorse a progetti formalmente ben scritti, ha aggravato la situazione.

  Sulla scorta delle esperienze di successo di altri paesi europei come l'Irlanda, è possibile dire che se ci fossimo concentrati su iniziative di adeguata massa critica  e collocate in ambiti produttivi ad alto tasso di innovazione e tecnologia avremmo ottenuto risultati migliori. L'uso efficiente delle risorse destinate al sostegno della crescita è perciò un fattore dirimente, che la politica non può affidare ad una pur accorta e sperimentata burocrazia.

 Date queste premesse, arriviamo alla Calabria. Un recente studio di Confindustria parla di "economia smarrita”, tranne l'agricoltura che non arretra. Il Patto per lo Sviluppo siglato tra Renzi e Oliverio non contiene un capitolo dedicato allo sviluppo economico; tema che, probabilmente, si ritiene assorbito dai Programmi Operativi Nazionale e Regionale. Forse il Patto avrebbe potuto rappresentare l'occasione per lanciare una serie di "operazioni integrate”, entro le quali far convergere le componenti dell'istruzione e della ricerca, delle infrastrutture materiali e immateriali, dell'industria e dei servizi.  Un esempio su tutti : l'attrezzatura della zona di Germaneto dove sussistono una serie di precondizioni favorevoli al salto di qualità, dalla ferrovia metropolitana di imminente costruzione, all'Università e ai Centri di Ricerca che cominciano ad affermarsi su materie come la dieta mediterranea, fino alle risorse naturali della fascia costiera e all'agricoltura di qualità della fascia interna. Analogamente, sull'area cosentina (dalla Sila fino alla città) e in quella reggina dove e’ sempre d’attualità l'area vasta  del porto Gioia Tauro.

Abbiamo, dunque, il dovere di provarci e di insistere. Se non altro perché questo è veramente l'ultimo treno, l'ultima occasione per venir fuori dalla periferia d'Europa.