L'ANALISI. D’Alema, Fini, Brunetta, Lega Nord. Non chiamatela ammucchiata, è un progetto

L'ANALISI. D’Alema, Fini, Brunetta, Lega Nord. Non chiamatela ammucchiata, è un progetto
dalema   UNO. La stampa sul convegno che D’Alema ha organizzato con Quagliarello per il No al referendum, s’è rigorosamente astenuta da qualsiasi interpretazione optando per una cronache asciutte ed elenchi dei partecipanti. Fotografie, non ritratti. Niente retroscena o scenari.

All’improvviso gli analisti politici hanno perduto la voce. Come fossero diventate inutilizzabili tutte le categorie interpretative. D’Alema con Brunetta, Fini, Gasparri e Lega Nord è troppo fuori dai canoni. L’ex premier che da anni si autodefinisce “uomo del Sud” ha anche ricevuto Giancarlo Giorgetti, l’ispiratore di Matteo Salvini, pulsioni razziste comprese. A scorrerlo il parterre del più orgoglioso erede del Pci di Togliatti e Berlinguer manca il fiato.

Brunetta, Fini, Gasparri, Ciro Pomicino, Paolo Romani, Altiero Matteoli, Anna Maria Bernini, Mario Ferrara (Gal), Giorgetti e Maurizio Fedriga (Lega Nord), Francesco Campanella (ex M5s). Una spruzzatina di Pd e Stefano Rodotà. Peppino Gargani e Renato Schifani, Pippo Civati. E c’era anche l’avvocato Ingroia, già trombato, simbolo opposto al garantismo sempre fieramente rivendicato da D’Alema.

DUE. Ma è sbagliato, io credo, scambiare l’assemblea per un’ammucchiata di reduci. Sarebbe un suicidio per il Sì strofinarsi le mani pensando all’autogol. E’ stato varato un progetto politico, una strategia che dà senso al “combinato disposto” (questo sì micidiale) tra vittoria del No e nuova legge elettorale non maggioritaria. Non è quindi inutile ripercorrerne gli snodi, in fin dei conti si tratta dell’unico progetto del No, utilizzando solo e soltanto i fatti che verrebbero innescati dalla vittoria del No. Quindi, niente giudizi moralistici, niente supposizioni astratte, niente ideologia quale che sia la radice.

TRE. Se vince il No scattano due fatti immediati: a) dimissioni di Renzi e nuovo governo; b) conferma del Senato e del bicameralismo perfetto. Il punto (a), contrariamente a uno schema diffuso, non è nella disponibilità di Renzi. Londra e Cameron insegnano. In un grande paese, e l’Italia lo è, non può governare chi è stato bocciato dal popolo. Come potrebbe Mattarella rimandare Renzi alle Camere per rilegittimare un governo appena bocciato dagli elettori? Le minacciate dimissioni di Renzi in passato non sono state (soltanto) un errore ma un bluff. Renzi ha rilanciato senza nulla in mano. Ma ormai è un dettaglio poco importante.
Fare un nuovo Governo sarà complicato, non impossibile. La condizione vincolante è che due delle tre componenti fondamentali del Parlamento (Csx, Cdx e M5s) trovino un accordo, altrimenti la maggioranza non c’è. E’ uno sviluppo necessario se vince il No. Ed è il punto in cui s’infila l’iniziativa di D’Alema e Quagliarello perché il Governo, essendo non disponibile il M5s, dovrà necessariamente farsi tra Cdx e Csx. Gli aspiranti ci sono. La paura che le Camere chiudano in anticipo, facendo saltare stipendi e pensioni dei parlamentari è sempre un aiuto potente. D’Alema, che lo sa, ha garantito: avanti fino al 2018. I 945 nominati in Parlamento stiano tranquilli. 

Alcuni obiettano: e qual è la novità? Non è forse vero che già oggi c’è un governo, fin dai tempi di Letta, tra Csx e pezzi del Cdx? Obiezione fondata. Ma solo in parte. La novità sarebbe il passaggio da un governo di Csx con pezzetti del Cdx (Ncd e il soccorso di Verdini) a un governo organico. Il Cdx non sosterrà un governo che discrimina parte del Cdx (Lega, FdI ecc) con cui nel 2018 dovrà poi presentarsi agli elettori. Per questo tutte le componenti del Cdx si sono ritrovare compatte in casa D’Alema.

QUATTRO. Il nuovo Governo dovrà fare necessariamente una nuova legge elettorale. Non perché la bocciatura della riforma fa cadere l’Italicum in quanto componente del “combinato composto”. Ma perché col No restano due Camere in piedi e se si vota con le leggi in vigore alla Camera si voterebbe con una legge decisamente maggioritaria (Italicum) e al Senato con una decisamente proporzionale (Consultellum). Conseguenza matematica: due maggioranze diverse, cioè nessuna maggioranza per governare. Tenendo presenti gli orientamenti delle forze politiche e le loro ragioni strutturali, sarà possibile approvare soltanto una legge proporzionale per entrambe le Camere. Brunetta ha già chiesto di estendere alla Camera la legge (proporzionale) del Senato. Il M5s chiede il proporzionale così non governa e spinge all’inciucio immaginando di raccogliere poi i cocci (come a Roma). Per i minori il proporzionale è la massima aspirazione. Quindi legge proporzionale o paralisi.

CINQUE. D’Alema si limita a prendere atto del quadro che si avrebbe con la vittoria del No. La legge proporzionale, in un paese tripolare come l’Italia, è possibile affermarlo già fin da ora con sufficiente certezza, non darà né vincitori né sconfitti. Nessuno tra Cdx, Csx e M5s conquisterà la maggioranza dei voti. Il M5s ha vinto a Roma, Torino e altrove col ballottaggio, mai col proporzionale. Il tripolarsimo è una realtà che va molto oltre l’Italia ed ha disarticolato i vecchi blocchi bipolari. Con esso dovremo convivere forse a lungo né conosciamo il suo sbocco finale. Il progetto dalemiano è lucido e chiaro. Qualcuno dovrà governare il Governo organico tra Csx e Cdx. Col proporzionale tutte le forze politiche saranno deboli e incerte, le maggioranze traballanti (è il cuore della teoria televisiva di Zagrebelsky). Sarebbe da irresponsabili non costruire ponti tra il Cdx e il Csx, Brunetta, Fini, Lega Nord. D’Alema ha inziato a costruire il ponte. Sa che l’implosione del Pd se vincesse il No gli potrebbe riconsegnare i resti del Pd. Che c’entra l’ammucchiata?

SEI. I dirigenti del Pd e il suo popolo fanno male a leggere in modo moralistico l’iniziativa di D’Alema col Cdx. A immaginare che lo stia guidando la rabbia e la rivalsa. Se vince il No verrà avvantaggiato chi per primo, come D’Alema, ha costruito il ponte.

C’è però un punto del Sì e del No gravemente invalidante. I due schieramenti fanno a gara per non dare un’informazione corretta ai propri elettori. E’ giusto ripetere che il paese in nessun caso (si spera) andrà verso la catastrofe. Ma non è sopportabile che non si dica la verità agli elettori. E la verità è che la vittoria del No e l’eliminazione del ballottaggio elettorale, piaccia o no, prefigurano e programmano con certezza un’alleanza organica tra il Csx e il Cdx, tra Berlusconi e la sua area di riferimento (Lega, FdI, ecc) con l’area di riferimento del Csx (pd, gruppi vari, ecologisti, Anpi, Cgil e culture della sinistra diverse dal Pd). Non c’è nulla di male se gli italiani fanno consapevolmente questa scelta che in Germania regge da anni. Ma bisogna dire agli elettori che di questo si tratta. Bisogna dirlo all’Anpi, alla Cgil, ai radicali di tutte le formazioni, alle femministe e ai gruppi che, mi permetto di sospettare, al momento vogliano votare No immaginando la fine delle alleanze spurie e degli inciuci (copyright di D'Alema). Perché il cuore della democrazia si ferma senza il sangue vitale della consapevolezza.