SERGIO SERGI (sul profilo Fb)LA RIFORMA COSTITUZIONALE, IL TICKET E LA SIRINGA
Nicola Zingaretti annuncia l'abolizione del ticket sanitario nel Lazio a partire dal 2017, cioè tra pochissimo. Ottimo. Buona politica.
Ma, allora, non c'è bisogno di fare una riforma costituzionale per migliorare l'assistenza sanitaria, come ci viene spiegato. Basta fare politiche serie, virtuose. E se tutte le Regioni (tranne Lombardia, Veneto e Liguria) sono governate dal Pd e dal centrosinistra, specie nel Mezzogiorno, cosa si aspetta a uniformare, al prezzo più basso, il costo della famosa siringa? C'è bisogno davvero della modifica del pur disastrato titolo V per mettere mano al sistema ospedaliero nelle Regioni? Non avrebbero dovuto e potuto già farlo gli attuali amministratori grazie alle, attuali, piene competenze?
ALDO VARANO. C'è bisogno, c'è bisogno. Controprova: non s'è fatto. Sergio, le Regioni sono nate nel 1970 e il divario tra Nord e Sud è ricominciato ad allargarsi dal 1971 (certo, i costi dell'autunno caldo; certo, i costi della cooptazione della generazione del ‘68 nel sistema di potere) ma l'inversione del divario (1951/1971, riduzione dal 51% al 36%) è stata prima di tutto provocata dal sistema regionale. Con impennata a partire dal 2001 quando è arrivata dal Csx la bella pensata di inseguire i voti della Lega. Un disastro che va fermato. (fonte dati: La questione, Salvatore Lupo, Donzelli, 2015).
SERGIO SERGI. Caro Aldo, l'esempio di Zingaretti (spero che ve ne siano altri in giro) dimostra che la buona politica può farlo. E lo poteva fare senza riforma. Tanto è vero che esiste la legge 111 del 2011 per la razionalizzazione della spesa. Se le Regioni (in atto quasi tutte governate, ribadisco il concetto volutamente, da Pd e centrosinistra sanitaria) non hanno fatto seguito di chi è la colpa? Del sistema o della cattiva volontà politica e di governo? Possiamo ricentralizzare tutto per carità. Ma poi le politiche possono affossare qualsiasi innovazione o restaurazione. Non so se mi sono spiegato stavolta.
ALDO VARANO. Sergio, mettiamoci d'accordo. Le cose che dici sono tutte giuste. Ma voglio capire una cosa: quanto peso e spazio va dato alle regole, alle norme, alle leggi? Se la crescita delle società è affidata soltanto alle persone oneste e/o brave e le regole non contano, si può fare tutto e il contrario di tutto. C'è chi lo sostiene in modo esplicito: i problemi sono gli uomini e le persone. Diciamo però che i deboli e i fragili hanno bisogno di appoggiarsi a qualcosa. Se, invece, si affida tutto a un eticismo etico innestato su un fondale moralistico il ragionamento cambia, ma tu ed io, in questo caso, sappiamo chi vince e chi viene fottuto, quali pezzi di società vanno sotto e quali sopra. In passato, ma solo per spiegarmi meglio, quando è stato osservato, in ambienti che tu ed io bazzicavamo con intensità, che in Italia il 51% non era sufficiente per governarla, un politico di altissimo livello spiegò: giusto, ma se il 51 lo hai tu e te lo vogliono impedire sono gli altri a dover violare la legge. Non è, quidi, la stessa cosa. Ecco perché, io credo e l'ho scritto fin dall'inizio chiedendomi quale fosse l'interesse del Mezzogiorno e della Calabria (certo in Sicilia resta la barbarie della Regione a statuto speciale, frutto di ricatto), la riforma è fondamentale per sbaraccare il regionalismo che ci blocca. Affondo a gamba tesa: mi spieghi perché i malati (gravissimi) di tumore in Lombardia hanno il farmaco dopo tre giorni e in Calabria o Sicilia dopo mesi? E perché la sanità in Piemonte è in un modo e da noi in un altro? Si risolve se facciamo Maroni o Zaia presidenti della Sicilia o della Calabria? Un abbraccio, a.
SERGIO SERGI. Basterebbe mettere te al posto di Oliverio e me a quello di Crocetta. Buona domenica.
*Quello qui riprodotto, col consenso di entrambi, è il botta e risposta nato sabato pomeriggio su Facebook tra Sergio Sergi, giornalista di Messina, a lungo inviato e poi corrispondente da Bruxelles ed esperto di questioni europee dell’Unità, e Aldo Varano, inviato dello stesso giornale.