L’ANALISI. Sondaggi unanimi: Il No vincente è molto avanti. Il progetto Berlusconi

L’ANALISI. Sondaggi unanimi: Il No vincente è molto avanti. Il progetto Berlusconi
triangolo    UNO. Il 18 novembre ultimo giorno per la diffusione di sondaggi, quattro tra i più importanti quotidiani italiani (Corsera, Repubblica, Stampa, Messaggero) hanno titolato in prima sul netto vantaggio del No. Dopo il flop su Trump tutti stanno molto attenti. Nessuno sondaggio, quindi, esclude la sorpresa del Sì. Ma le analisi sono molto dettagliate (fasce d’età, territori, categorie sociali, Sì, No, astenuti, incerti) e univoche (Pagnoncelli, Diamanti, Tiepoli). Insomma, mostrano un alto tasso di credibilità. I residui elementi di incertezza su Si e No alimentano la campagna elettorale. Ma per gli analisti si pone il problema di ragionare sugli scenari che si potrebbero aprire.

DUE. Tutti concordano su due punti: l’Italia vivrà una fase di forte instabilità e, secondo, nessuno sa con esattezza quel che accadrà. In questo quadro, però, vi sono alcuni punti fermi. Intanto, ormai tutti sono arrivati alla conclusione che Renzi si dimetterà e che non sarà disponibile, ammesso e non concesso che gli venga chiesto, di costituire un nuovo governo. Circostanza che spinge il No “di sinistra” ad alcuni aggiustamenti. Speranza, delfino (?) di Bersani, chiede che Renzi resti al suo posto. Lo avevano già fatto (o non escluso) Bersani, D’Alema, Gotor. Non si tratta di una scelta di facciata. Il No che dice di opporsi al Cdx di Berlusconi, dopo le iniziali richieste sulle dimissioni di Renzi è diventato cauto. Obiettivo: evitare di rispondere alle domande che scattano se Renzi esce dalla scena (governativa, non politica). Le domande imbarazzanti sono due: a) quale governo sarà possibile dopo Renzi per varare la nuova legge elettorale? e b) quale governo sarà possibile dopo le elezioni politiche che con la nuova legge elettorale si svolgeranno? Le risposte affrontano la prospettiva politica che apre la vittoria del No.

TRE. Intanto, bisogna tener conto che la vittoria del No sarebbe prima di tutto un successo del M5s. Secondo, del Cdx nessuna componente esclusa; nelle ultime ore B. lo sta ricompattando col licenziamento (provvisorio?) di Parisi per aumentare il suo potere di contrattazione dopo il 4 dicembre. Terzo, della SI di Vendola, altre organizzazioni sociali (Cgil, Anpi, Libera, ecc; ma anche minoranze della destra radicale). Infine, (un pochino) della minoranza Dem, la cui futura permanenza in uno stesso partito coi renziani è, uso un eufemismo, altamente improbabile.

QUATTRO. L’insieme di questi elementi accredita realismo e concretezza alla strategia di Berlusconi dichiaratosi fin da ora (intervista al Corriere, ma non solo) disponibile a un governo col Pd (o quello che del Pd resterà) per fare la nuova legge elettorale che la vittoria del No rende indispensabile. Berlusconi guarda all’immediato. In politica il tempo non è una variabile indipendente. Ha 80 anni e per tornare tra i protagonisti della politica italiana la sua scelta è obbligata. Sa che non avrà più il potere di un tempo ma che può averne una bella fetta. Sa che la vittoria del No imporrà una legge proporzionale. M5s, Cdx (con l’eccezione di Lega e Meloni), partiti minori, Alfano, Verdini, minoranza Dem si sono già sostanzialmente espressi a favore. Per farla, chiunque reggerà il governo, Berlusconi sarà decisivo.

CINQUE. Ma il problema vero verrà dopo le elezioni con la nuova legge elettorale. Secondo tutti gli analisti vi sarà un parlamento diviso in tre grandi blocchi: Pd (quel che resta) e partiti minori di sinistra; Cdx, comprese le sue articolazioni extraparlamentari; M5s. O si rivoterà inutilmente o si darà vita a un governo di larghe intese tra Cdx e Csx (meglio: tra le forze disponibili di Cdx e Csx). Uno sbocco diverso sarebbe possibile solo con la disponibilità del M5s a governi di alleanza o nell’ipotesi, altrettanto fantasiosa, che conquisti la maggioranza assoluta dei voti uno dei tre blocchi.

SEI. Nessuno, a leggere attentamente giornali e dichiarazioni di tutte le parti politiche e culturali, smentisce i punti salienti di questo scenario dimostrandone l’assurdità o l’infondatezza. A questi imbarazzanti quesiti (rimossi o lasciati in sospeso) si reagisce con una raffica di obiezioni: una soluzione si troverà, si è sempre trovato un modo, se ne parlerà dopo, ho fiducia nella saggezza degli italiani, che c’entra il referendum con quello che accadrà? io separo i contenuti del referendum-pasticcio dal resto, se la deve vedere chi ha creato questa situazione, la colpa non è mia. O, peggio: siamo al terrorismo psicologico. Si tratta di obiezioni che si fermano alla sola scelta referendaria cancellando il problema delle conseguenze di tale scelta: un rigetto (grave) dell’etica della responsabilità che, secondo Weber, quando sparisce destabilizza la società in cui scompare. Obiezioni che, purtroppo, non riescono a nascondere un paradosso: c’è una parte del No, cresciuta odiando Berlusconi o in netta polemica contro il Cdx di B, che li sta riportando nella stanza buona del potere italiano.