Il partito del No degli ex presidenti del Consiglio che hanno (s)governato l’Italia

Il partito del No degli ex presidenti del Consiglio che hanno (s)governato l’Italia
presidentiNO  Assapora la vittoria il fronte del No. Una vittoria netta, schiacciante. Renzi ha fissato l ‘ asticella: se il  60% degli elettori varca la soglia delle urne, allora c’è una chance di vittoria per il Sì. Il destino del premier è nelle mani del 51 % di quel 60%, ossia del 30 e spiccioli% del corpo elettorale. Una passeggiata per Renzi se il PD fosse stato unito, se il referendum non fosse stato percepito e comunicato come un giudizio sul governi di Matteo Renzi. Ma il PD è spaccato. La fronda di coloro che abbandoneranno il premier, meglio il segretario del proprio partito, al suo destino sarà decisiva per la vittoria del No. Non saranno né Salvini né Berlusconi, né Grillo, né Fratelli d’italia a meritarsi la vittoria del No. Ma uno zoccolo importante di consenso da sempre coagulato intorno al PD: la Cgil , l l’ associazione partigiani, Libera, Magistratura democratica ed infine Bersani & D’Alema. Un grumo di risentimento e di scontento che con qualche probabilità affosserà Renzi (anni 41) per la gioia di apparati splendidamente in piedi malgrado il crollo del muro di Berlino. LA CGIL, l’Associazione partigiani o Magistratura democratica sono tra le poche organizzazioni ad essere sopravvissute a sinistra alla caduta dell’impero sovietico e, guarda caso, sono tutte compatte per il No.

Accanto a questo c’è il partito degli ex presidenti del Consiglio, per intenderci quelli che con la Costituzione più bella del mondo hanno distrutto un paese e creato un debito pubblico che ci sta portando a fondo (con la gioia di Grillo e della sua “decrescita felice” ossia tutti più poveri).

Ciriaco De Mita, D’Alema,  Berlusconi, Lamberto Dini e Mario Monti - con la sola eccezione di Prodi che non vuol pronunciarsi, anche se dice di avere le idee "chiarissime" e di Enrico Letta che ha annunciato il Sì – sono i protagonisti della campagna del No. Tutta gente che, sia chiaro, intenderà portare all’incasso il successo della bocciatura del premier. Berlusconi, come ha scritto,  caro Direttore, è addirittura certo di rientrare nella maggioranza di Governo. Un bel governo di unità nazionale reso indispensabile dal crollo della borsa e dall’impennata dello spread che la Banca d’Italia prevede come certi.

Un risultato eccezionale non c’è che dire per un paese che solo 24 mesi or sono impazziva per il Rottamatore e per i suoi progetti. Sino a quando in molti hanno visto minacciati i loro interessi e le loro rendite ed il populismo Grillino non ha soppiantato il riformismo di sinistra del PD.

Probabilmente quel partito non potrà sopravvivere alla vittoria del No ed al bagno di sangue che lo attende. Un Renzi sconfitto sarà molto più “cattivo” di un Renzi vincitore ed è inevitabile che Bersani & co. Infischiandosene della “ditta” spingeranno le federazioni ed i circoli fedeli all’insurrezione per evitare di essere mandati a casa. Naturalmente se, ed è tutto da verificare, la folla dei parlamentari nominati da Bersani nel 2013 e poi passata con Renzi, non farà una massiccia ri-retromarcia approdando in altri lidi e aprendo la crisi della maggioranza attualmente accorpata da Renzi. Curiosamente, lo sviluppo della politica italiana resta appeso a un filo: quanto reggerà, e per quanto reggerà, la maggioranza renziana dentro il Pd?

Si dice che i giovani siano schierati on maggioranza per il No. Peccato che potrebbero regalare la vittoria al vecchio che avanza in modo inesorabile.