L’INTERVENTO. Riflessioni sul Referendum costituzionale

L’INTERVENTO. Riflessioni sul Referendum costituzionale
referendun3   (riceviamo e pubblichiamo) Avventurandosi nei meandri della legge referendaria, chi scrive premette l'ovvia  sottolineatura di non avere competenza alcuna in materia. Essendo pur sempre un elettore, non si sottrae all'arduo compito di manifestare il suo pensiero, cercando di chiasirsi le idee e mettendo in conto di poter ricevere condivisioni e critiche. Come metodo, sceglie di soffermarsi al presente sull'analisi del testo, rimandando ad un secondo momento le considerazioni di ordine politico.
Mutuando un'espressione classica della Chiesa, appare evidente "semper reformanda esse" la nostra bella Costituzione, soggetta all'usura del tempo. Con riferimento alle esperienze passate, la bocciatura della presente legge potrebbe pregiudicare qualsiasi intervento migliorativo nel futuro, stante la complessità del procedimento legislativo in tale specifica materia.
L'intervento più incisivo della nuova legge  riguardarebbe le modifiche del Senato. Cesserebbe di essere un doppione della Camera dei deputati, abolendo l'obrobbrio del bicameralismo paritario, da quasi tutti considerato un freno all'attività legislativa con proposte di legge, che vanno e vengono da un ramo all'altro del parlamento. Tant'è che quasi nessun paese democratico ha l'eguale. Il nuovo Senato, composto da consigieri regionali e sindaci, sarebbe l'espressione delle autonomie locali.
Sulle difficoltà di concilare per i sindaci la doppia carica, è notorio che il sindaco Falcomatà, sistematicamente una volta a settimana, è costretto a recarsi a Roma, per seguire le pratiche del Comune. Con la nuova legge la differenza sarebbe sostanziale, perchè il sindaco, come si suol dire, non andrebbe nella capitale col cappello in mano, ma, nominato senatore, opererebbe da legislatore, incidendo direttamente nel settore specifico delle realtà locali.
Circa l'aumento delle firme per i referendum, vien da osservare che i cambiamenti sarebbero positivi, perchè, a differenza del passato, con la nuova proposta il Parlamento sarebbe obbligato a prenderle in esame.  
A proposito della sintetica formulazione  del quesito referendario si fa notare che non era possibile proporlo diversamente, perchè riporta l'intestazione delle legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Non per niente due ricorsi sono stati bocciati.  Per la votazione con le preferenze, si manifesta una certa titubanza, perchè sono uno  strumento che può essere usato dai gruppi organizzati, compresa la malavita, con conseguenze deleterie. Non per niente il referendum del 1992 aveva abolito le  famose quattro preferenze. In aggiunta si evidenzia che solo in quattro nazioni europee si scelgono i senatori col voto dei cittadini: Polonia, Romania, Repubblica Ceca e, dulcis in fundo, Italia: bella compagnia!
Viene denunciato da varie parti poi il clima di rissa che si è creato, cui non si è sottratto il presidente del Consiglio, divenedo elemento di divisione e non di coesione. L'osservazione è veritiera. Renzi, però, è andato a Palazzo Chigi per fare le riforme, per cui con questo referendum si gioca tutto e quindi...
Si vocifera pure che alcuni punti della legge si sarebbero potuti migliorare. Tutto è perfettibile. Si tenga presente che ogni legge è frutto di compromesso, perchè non è uno solo che legifera e comunque, come l'esperienza insegna, "il meglio è nemico del bene". Che fare? Quale decisione prendere? Sì o no? C'è ancora tempo per riflessione.