Nella settimana che precede il 4 dicembre dell’anno di grazia 2016 si consuma la fatica degli opposti schieramenti impegnati nella battaglia per il referendum obbligatorio sul progetto di revisione della Costituzione approvato con maggioranza non qualificata dal parlamento italiano.Quel che emerge, ed era prevedibile, è che la battaglia si è decisamente spostata dal piano dei contenuti del progetto di revisione a quello degli scenari degli schieramenti di governo, da confermare, riassestare o ribaltare a seconda dell’esito del referendum.
In ogni caso, alla fine della battaglia, atteso il linguaggio, gli argomenti e i mezzi utilizzati per sostenere le proprie ragioni (che con il progetto di revisione non hanno quasi mai niente a che vedere) ne verrà fuori un paese ancor più diviso rispetto all’inizio della contesa, non solo al livello dei partiti nazionali, ma, ancor più grave, al livello periferico delle istituzioni.
Ormai è fatta e nessuno potrà far niente per fermare la deriva.
Se vince il “Si” vedremo un premier trionfante unitamente ai sostenitori di questa parte e dovremo aspettarci qualche “ciaone” di scherno rivolto ai perdenti.
Se vince il “no” accanto ai sobri costituzionalisti che, in maggioranza, l’hanno sostenuto unitamente ad alcune associazioni e alcuni seri politici vedremo manifestare scompostamente molti impresentabili difensori della “Carta” dei quali è facile ricordare il poco rispetto verso i valori che quella “Carta” incarna.
Valeva la pena? Era il modo e il tempo per farla?
A me francamente resta il dubbio.
La “Carta” dei costituenti, riconosciuta dalla quasi totalità degli italiani, molto è servita per agevolare il percorso di conquista e miglioramento del livello di civiltà della nazione bellissima dove abbiamo avuto la fortuna di nascere.
Dovesse venir fuori la nuova modificata, abbiamo però il dovere di riconoscerla perché agli elettori è data la possibilità di esprimersi. Altrove non sempre è possibile.
Sogno di svegliarmi il 5 settembre e di trovare un paese più serio che, a prescindere del risultato del referendum, capisca che è possibile sempre trovare le ragioni per sentirsi più unito e solidale e che metta in moto azioni per garantire a tutti il maggior livello possibile di eguaglianza e di opportunità in tema di lavoro, salute, mobilità, istruzione, giustizia, abitazione, cultura e quanto altro storicamente appartiene alle società più civili.
Sogno un paese di “resistenti” e “combattenti”, ma anche di uomini che sappiano “pasoliniamente” riconoscere il valore della sconfitta.
Un paese di vincitori e vinti non potrà mai esser unito da alcuna Costituzione.
*ingegnere