Non è una citazione sopra le righe o troppo roboante per un atto di legge ma una citazione che mette il dito in una delle tante piaghe che affliggono la democrazia e la società tutta dalle nostre parti.
L'attuale articolazione delle amministrazioni comunali in Calabria – segnata dalla presenza di 409 comuni, di cui più della metà con meno di 3000 abitanti –non è infatti pienamente idonea ad affrontare le sfide di una necessaria modernizzazione orientata alla riqualificazione dei servizi resi ai cittadini, alla razionalizzazione dei costi, alla riduzione dei rischi di infiltrazione criminale ed al contrasto alle pratiche corruttive.
La giunta regionale reputa che la doverosa tutela delle comunità locali - patrimonio essenziale sul piano culturale e identitario, ma anche funzionale alla stessa tenuta della coesione sociale - possa e debba essere meglio assicurata da una necessaria ridefinizione dell'assetto delle amministrazioni locali orientata nel senso predetto.
I processi di fusione in atto sono dunque un significativo passo in avanti nella prospettiva indicata, se e a condizione che gli stessi processi trovino fonte e origine in dinamiche democratiche tali da valorizzare l'apporto partecipativo delle comunità locali.
Occorre distinguere i processi di aggregazione funzionale - destinati ad integrare, sulla base di modelli ispirati a sistemi di sussidiarietà differenziata, le specificità delle politiche pubbliche e le caratteristiche territoriali di riferimento e che pertanto invocano un ruolo proattivo e definitorio dell'ente regionale (basti pensare ai distretti per le politiche sociali o ai sistemi locali del lavoro, giusto per fare qualche esempio) - e processi di fusione che invece devono trovare impulso, genetico e funzionale, nelle stesse comunità locali. Per questo, c’e’ grande attenzione e, al contempo, grande rispetto per l'autonomia delle dinamiche politiche che governano i processi di fusione.
In questa prospettiva, la Regione reputa opportuno che l'autonoma iniziativa politica in materia di fusioni tra comuni sia accompagnata e sostenuta da un coerente assetto ordinamentale in grado di delineare un percorso guidato che assicuri solidità giuridica ed istituzionale al processo di fusione. Da qui la definizione di una legge a carattere procedurale che definisca regole omogenee per la disciplina delle fusioni: basti pensare, tanto per fare un esempio, alla distribuzione dei poteri di impulso tra giunta e Consiglio, alla necessità di un documento di riferimento che attesti la sostenibilità economico-finanziaria del progetto di unificazione, alla definizione dei tempi di svolgimento dell'intero processo di unificazione, alla individuazione del bacino elettorale di riferimento.
La Regione ha predisposto un emendamento al collegato alla legge di stabilità al fine di riassegnare un ruolo centrale alla volontà popolare espressa in ognuno dei comuni interessati al processo di fusione al fine di evitare che quest'ultimo possa tradursi in una sorta di annessione forzosa.
E’ del tutto ovvio che la questione della fusione dei comuni sia solo una parte di una più ampia strategia di ridefinizione dell'assetto amministrativo delle autonomie locali, la cui valorizzazione costituisce momento fondativo dell'assetto democratico e strumento di promozione dei servizi ai cittadini in una logica di prossimità e di sussidiarietà. Partire bene significa pero’ avviare un processo di grande significato.