L’INTERVENTO. Direzione Pd, uomini forti e decadenza della politica

L’INTERVENTO. Direzione Pd, uomini forti e decadenza della politica
polit  Martedì si terrà la direzione nazionale del PD e l’attenzione della stampa è puntata sull’evento come se fossimo in attesa del responso dell’oracolo. La stessa morbosa attenzione che si riserva ai discorsi del “leder” nazionali. Tranquilli non succederà assolutamente nulla!

Non mi appassiona e non mi coinvolge per nulla il “dibattito” sulle grandi manovre di Berlusconi, Salvini, D’Alema, Renzi, e meno ancora, le vicende oscure frutto di una realtà tenebrosa gestita da Grillo e dalla Casaleggio & associati.

Credo nella Politica… ma questo mediocre spettacolo non mi interessa affatto. Anzi, mi ricorda quando da ragazzi, giocavamo a “ncugna e scugna” ed ho l’impressione che un gioco innocente sia stato elevato a “strategia” unica della classe politica nazionale!

La verità è che una scissione profonda, vera e drammatica, è già avvenuta da molto tempo e riguarda la “politica” nel suo insieme: “Destra”, “Sinistra” e Grillo, sia pure con modalità diverse, hanno scisso l’impegno politico dalla gente.

Ciò determina smarrimento, confusione ed un diffuso qualunquismo.

Chiunque ritenga che si possa uscire da una tale situazione individuando un “uomo forte” non conosce la storia. Anzi, avrebbe bisogno- e con urgenza-  di uno psichiatra. Gli uomini forti sono il prodotto dell’alienazione della nostra forza, della nostra libertà, della nostra intelligenza, della nostra creatività, in un “Capo” a cui affidiamo il comando…su di noi!

In quel momento stesso tradiamo la Natura umana che ci ha creato diversi ma liberi ed “uguali”, ci ha dato pari dignità di uomini, mentre noi ci degradiamo- nei fatti- allo stato di servi.

Quando nei nostri paesi la fame era tanta, nelle strade si udiva il grido straziante di tanti giovani: “cu voli garzuni, ch’eu vognu padruni”. (Chi vuole un garzone che io cerco un padrone). No! Noi non vogliamo padroni.

Non solo perché rifiutiamo il ruolo di servi ma anche perché i padroni diventano insaziabili divoratori di uomini e di potere e tendono a spingere il mondo   verso le ricorrenti catastrofi.

“Uomini forti” sono stati Hitler e Mussolini o le caste militari giapponesi. Ovviamente forti con i deboli… ed il prezzo pagato dall’umanità è stato di sessanta milioni di morti, campi di concentramento, la catastrofe atomica su due città.

In Calabria -in genere- operano solo la quinte file della grigia casta politica con lo sguardo rivolto a quanto succede a Roma e sordi e ciechi rispetto al loro popolo.

I destini della Calabria non sono nei loro orizzonti essendo dei semplici gregari e basterebbe riflettere sul ruolo che quasi tutti i deputati e sanatori calabresi (o eletti in Calabria) hanno avuto in questi anni nelle Aule parlamentari.

Così mentre va morendo la democrazia, si profila un nuovo sistema feudale. Una piramide con al centro la figura del leader, i vassalli come subordinati e quindi la folta schiera di valvassori e valvassini che Sciascia avrebbe indicato come “ominicchi”, “piglianculo”  e “quaquaraquà”  e che oggi si diffondono con la velocità delle cavallette.

A noi verrebbe riservato il ruolo di servi della gleba del terzo millennio.

In Calabria manca finanche allo stato embrionale una classe dirigente capace di interpretare i bisogni reali e le speranze di un popolo trasformandoli in leggi dello Stato.

Un tempo si parlava di “egemonia”, di “intellettuale collettivo” di “partito dei lavoratori”, di “organizzazione dei cattolici”, della “Repubblica delle autonomie”, oggi c’è in giro un disgustoso intruglio che si spaccia per politica di cui non voglio neanche parlare perché quando non mi indigna, mi lascia indifferente mentre troverei molto più interessante, dignitoso e gratificante tentare di organizzare una risposta democratica dal basso.

Se i partiti - questi partiti- non si mettono seriamente in discussione è bene che i giovani inizino a pensare sul modo di salvare la democrazia, la libertà, la Costituzione da queste organizzazioni che vivono fuori e contro la gente comune.

Mi costa fatica dirlo ma non considero “politica” questo fastidioso cicaleggio su schieramenti astratti e mutevoli mentre sogno che i calabresi sappiano recuperare l’antico carattere ed alzarsi in piedi con decisione e senza violenza rifiutando “capi” e “capetti”.

In piedi, senza stare guardare a bocca aperta ciò che si dirà nella direzione del PD di martedì prossimo ed, ancor meno, alle “mosse” che Berlusconi studierà ad Arcore, Salvini a Pontida o Casaleggio utilizzando la piattaforma Rousseau. Tanto sappiamo già che non si discuterà del destino della nostra gente e della nostra Terra.  In “Mille ed una notte” la bella principessa, ogni sera narrava per non morire. Per me è doloroso dirlo ma ho l’impressione che questi continuano a parlare fino a farci “svenire.”