IL DIBATTITO. La burocrazia e l’inserimento di una nuova generazione. E’ sufficiente?

IL DIBATTITO. La burocrazia e l’inserimento di una nuova generazione. E’ sufficiente?
Demetrio Battaglia   (rep)  Ho letto con interesse la riflessione di Filippo Veltri sulla burocrazia che riprende un mio precedente intervento. Veltri si sofferma sulla struttura amministrativa della Regione (io allargavano il campo a tutta la pubblica amministrazione) e sostanzialmente ritiene che nulla cambierà se non ci sarà la possibilità di immettere nel tessuto amministrativo regionale della Calabria la nuova generazioni di “trentenni”.

Condivido tutti i ragionamenti che guardano all’impegno e alla valorizzazione dei giovani che oggi costituiscono uno dei problemi più drammatici, in tutti i segmenti sociali della nostra società, e quindi, in questo senso l’indicazione di Veltri mi pare giusta.

Purtroppo, però, i fatti ci dicono che non è questa, da sola, la soluzione rispetto al merito del problema. La Giunta Regionale della Calabria negli ultimi dieci anni ha, infatti, immesso nei quadri amministrativi quasi 150 unità lavorative tra funzionari e dirigenti, utilizzando i cosiddetti 100 giovani tra i migliori laureati della Calabria e il concorso per dirigenti espletato tra il 2008 e 2009. Analoga operazione, nello stesso periodo, è stata portata a termine dal Consiglio Regionale con le prove concorsuali. Ma se Veltri ed io ci troviamo ancora a discutere con preoccupazione del tema significa che tutto questo non è bastato e, probabilmente, continuerà a non bastare.

Il punto è, io credo, che c’è un problema di “sistema”. Intanto manca una scuola post laurea che crei la “coscienza”, il senso del “servizio” amministrativo teso al bene della comunità; il senso, il significato e la funzione civici dell’amministrazione. Voglio dire che la pubblica amministrazione è ancora vista come un luogo di “garanzia” per chi viene assunto e non come lo strumento che deve garantire i cittadini: è un dato della cultura storica meridionale (e in qualche modo anche nazionale). La Pubblica amministrazione viene percepita come una grande area che accresce il prestigio e il potere di chi ne fa parte. Un luogo che s’intreccia e s’incrocia col potere e il prestigio che vengono dispensati dalla politica. Infine, sempre la cultura meridionale, ha prodotto un profilo di funzionario pubblico che ritiene obiettivo dell’atto amministrativo solo ed esclusivamente la legittimità dello stesso e non la sua capacità di incidere sui problemi dei cittadini risolvendo i problemi e le difficoltà che via via si pongono.

E’ un tema che non può essere affrontato in una nota stampa ma merita un approfondimento e un confronto per impedire equivoci e strumentalizzazioni.

In ogni caso la mia opinione è che questo sia un tema centrale. Concludo: la questione c’è ed è di “sistema”. Dovrebbe essere immediatamente posta in agenda con un confronto immediato chiaro, serrato. Sarebbe decisivo, io credo, per la politica e per il rapporto tra politica e forze sociali altrimenti sarà e resterà un ragionamento ciclico, sterile e che ai più può apparire persino strumentale anche tenendo conto che per alcuni è realmente tale.