Non è vero che c’è una legge nazionale che obbliga i consigli regionali ad avere un sistema pensionistico di “favore”. Non è vero, quindi, che i consiglieri della Calabria che da due anni non versano i contributi pseudo previdenziali sono fuori legge e quindi passibili di sanzioni. Così come è una bufala clamorosa la tesi allucinante sostenuta dal consigliere Giudiceandrea secondo cui i suoi contributi servirebbero per i “vecchietti” della Calabria percettori di pensioni.
La fantasia al potere fu un’ambizione nobile proposta senza (molto successo) successo negli 70. Quanto al successo negli ultimi giorni in Calabria va fuori ogni immaginazioni.
Venti Consiglieri regionali decidono di fare una legge per un sistema previdenziale (a loro e solo a loro riservato) che non è tecnicamente un vitalizio ma per tempi, modi e durata è un trattamento pensionistico privilegiato.
Giusto o sbagliato che sia nel merito hanno la prerogativa e la facoltà di farlo e l’atto che propongono è legittimo. La forma tecnica è sbagliata e probabilmente incostituzionale nella parte in cui pretende di retrodatarne gli effetti, ma qui ci fermiamo perché la questione è roba da costituzionalisti, anche se nei mesi scorsi tutti erano diventati esperti di costituzioni con la stessa competenza con cui in precedenza in Italia erano tutti allenatori.
Il cuore del problema è l’opportunità. Chi pretende di fare politica e maneggia strumenti legislativi proponendo norme si deve sempre porre gli obiettivi e poi valutarne l’opportunità e l’efficacia nel momento storico in cui opera.
Se si tiene conto di questo schema, in questi giorni è emersa in tutta la sua drammaticità l’inadeguatezza della classe politica regionale calabrese. Prima ha firmato un provvedimento, poi a tentato di motivarlo arrampicandosi pericolosamente sugli specchi e poi, coda tra le gambe, ha dovuto rimangiarselo.
Ma un politico di media cultura avrebbe dovuto invece prevedere l’impatto di quella legge e le relative polemiche che avrebbe scatenato e doveva sapere nel momento della presentazione che di quelle richieste ne avrebbe dovuto rispondere ai cittadini.
Evidentemente queste valutazioni non vengono normalmente fatte e questo significa che i provvedimenti sono, in linea di massina, affidati al caso o, peggio, alle lobby. Altrimenti il provvedimento doveva essere difeso dai proponenti ma non con le motivazioni fasulle utilizzate. L’episodio consegna una immagine di consiglieri che puntano sulla furbizia anziché su motivazioni meditate. Incoerenti e allo stesso tempo avidi e pavidi. Caratteristiche che mal si conciliano con chi pretende di rappresentare la Calabria.
Speriamo vi siano occasioni per sanare il vulnus che si è creato.
Ne suggeriamo una: quasi tutti i firmatari della legge hanno sostenuto almeno ufficialmente le ragioni del si al referendum costituzionale. Quindi condividevano l’abrogazione del finanziamento ai gruppi dei consigli regionali e il taglio delle indennità, previste nella legge di riforma. Ecco, mi chiedo se a prescindere dalla vittoria del no decideranno di proporre una legge coerente con i loro principi e chiedano di applicare in Calabria, intanto solo in Calabria proponendola come traino per tutto il paese. Sarebbe un grande segnale per il resto del paese e un gesto forte, straordinariamente forte e tale da convincere i calabresi che si vuole cambiare registro mettendo al centro di tutti gli sforzi un’attenzione straordinaria ai bisogni e agli affanni della società calabrese.