E se la diaspora calabrese dell’emigrazione fosse una carta vincente come Silicon Valley e Israele?

E se la diaspora calabrese dell’emigrazione fosse una carta vincente come Silicon Valley e Israele?

 

silicon

Un paio di settimane fa uno dei giornalisti più conosciuti in Italia, Federico Rampini, autore di decine di libri e attualmente inviato negli Stati Uniti di Repubblica, è venuto in Calabria, a Cosenza per la precisione, invitato da Entopan e NTT Data per un convegno sul borgo digitale.

  Tornato a Roma ha poi scritto per il suo giornale un articolo immaginifico ed evocativo di possibilità nuove per la Calabria, al quale ovviamente nessuno ha prestato attenzione, presi come siamo dalle mille mirabolanti cosucce nostrane.

   Rampini nel viaggio in aereo fino a Lamezia incontra, dunque, due giovani americani di seconda o terza generazione, che arrivano in Calabria. Storie simili alle tante nostre diaspore. ‘’Più sentivo le loro storie – racconta il giornalista – e più mi assaliva un’idea”.

  Quale era dunque questa idea? Presto detto: che qui, proprio nella nostra Calabria, c’erano gli stessi ingredienti ambientali che hanno favorito in California la nascita della Silicon Valley: quella che possiamo chiamare diaspora o emigrazione si potrebbe considerare alla stregua di un’infrastruttura. ‘’Magari – spiega Rampini – un’infrastruttura potenziale. Talora dormiente. Una maxiautostrada a 16 corsie che collega la Calabria all’America, per ora solcata da pochi Tir e non tutti per commerci leciti”.

  Un po’ come l’equivalente italiano delle nuove vie della seta cinesi di cui tanto si parla: mettere, dunque, al servizio di nuove forme di sviluppo  economico legate al mondo digitale e dell’innovazione quell’intreccio di legami familiari, affetti, ricordi che sono il sedimento naturale dell’emigrazione. E qui il riferimento va ad Israele diventata una piccola Silicon Valley del Mediterraneo.

Un’idea balorda? Un’utopia? Può darsi ma se il pensiero va a quanto di innovativo si muove nella disperata e disperante Calabria dei giorni nostri - penso appunto alla NTT di Cosenza e Castrolibero  o a quanto sta facendo l’Hitachi nel suo stabilimento di Reggio e persino alle novità nel porto di Gioia Tauro  – sorge spontanea una domanda meno utopica di quelle poste da Federico Rampini: la Calabria può continuare a lungo a galleggiare in una soporifera narrazione del vecchio stantìo una realtà che invece offre già oggi novità poco considerate e trascurate? Quelle due-tre di sopra ma anche le tante realtà di start up che ogni anno, ad esempio, porta alla luce la Notte dei ricercatori nelle nostre Università. O a quanto sta avvenendo nel porto di Gioia Tauro, lo ripetiamo perché è un caso da studiare bene e con attenzione.

Magari la Silicon o Israele sono e restano un sogno, ma questo patrimonio di legami e conoscenze, di affetti e sentimenti, che ci lasciano le tante diaspore dei decenni passati, può aiutarci a frenare, a rallentare, questa nuova diaspora dei giorni nostri? Se ne dovrebbe ragionare e discutere.