Cronache dal cVIRUS. La logistica in Italia e la competenza che non c’è

Cronache dal cVIRUS. La logistica in Italia e la competenza che non c’è

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Il Paese sta modificando il suo funzionamento: smart working, e-working, tele lavoro, ICT, sono le frontiere su cui ci si sta muovendo per trasformare il lavoro in nuove forme.

C’è un grande mondo che non può modificarsi, almeno nell’immediato. È il mondo di chi sta lavorando per garantire che il Paese non finisca qui: medici e infermieri per primi, con loro carabinieri e polizia, farmacisti e benzinai, industria energetica e meccanica, personale del trasporto pubblico e dei supermercati, dell’agricoltura e della filiera agro-alimentare.

Poi c’è un mondo che non vediamo, sconosciuto, per il quale non ci sono prime pagine, interviste televisive, stelle della cultura, giornali on line: è il mondo del trasporto merci e della logistica. Senza questo mondo tutti gli altri si fermerebbero. Senza questo mondo non ci può essere ripresa.

È stato cosi negli anni 60 del XX secolo. I Fiat 690 con il baffo che attraversavano l’Italia. La forza sicura con cui superavano il passo della Futa tra Firenze e Bologna nel Centro-Nord.  Le mitiche salite di Pizzo Calabro, dove il cambio a 4 marce con ridotte permetteva di portare 40 tonnellate pur con soli 180 CV, e lo sterzo gigantesco permetteva di ridurre l’immane sforzo, ed era un cambiare ed uno sterzare continuo. I racconti dei camionisti che attraversavano l’Italia senza autostrade, le mitiche trattorie. “Il Bestione” con Giancarlo Giannini diretto da Corbucci, che ci racconta dei primi trasporti internazionali con il mitico 682 T4 con il semirimorchio. Un Giannini “solo in mezzo all’estero”.

Oggi di nuovo trasporto merci e logistica sono chiamati a supportare il Paese. Ma sempre con la stessa fatica, con lo stesso impegno. Accanto all’autotrasporto c’è il trasporto merci ferroviario con i treni sempre più lunghi, l’intermodale ferroviario con i transtainer, i semirimorchi sui traghetti di lunga percorrenza con o senza trattore stradale. Il trasporto marittimo, frontiera di organizzazione toyotista, banchine lunghissime come quelle di Gioia, gru per navi alte quanto un edificio di 20 piani, “piccoli” carrelli da piazzale alti più di un palazzo a 3 piani.

Accanto a questo mondo del Trasporto Merci c’è quello della Logistica, in tutti i suoi aspetti consolidati, dal magazzinaggio più automatizzato ai magazzini dei mercati agroalimentari, e nei suoi aspetti più innovativi dalla gestione delle scorte all’indotto logistico sino a Logistica 4.0.

Mondi che ogni giorno si compenetrano sempre più. Logistica che dalla tradizionale logistica interna alle fabbriche è diventata sempre più logistica del territorio fondendosi con il Trasporto Merci. Eppure nonostante il peso sulla produzione industriale questo è un mondo misconosciuto. L’Italia sprofonda dopo il ventesimo posto nella graduatoria della World Bank relativa al Logistic Performance Index (LPI). La Germania è la prima in graduatoria e lo scarto tra LPI italiano e tedesco è più del 12%. Da stime fatte dall’Ufficio studi di Confcommercio insieme ad Isfort  risulta che “se il LPI dell’Italia fosse ai livelli misurati in Germania con una crescita immediata di quasi il 12%, il valore aggiunto sarebbe di 42 miliardi di euro più elevato”. L’ufficio studi della Banca d’Italia è arrivato a conclusioni analoghe.

Tra i ritardi più gravi del Paese c’è la mancanza di competenze. Nel 2018 eravamo al 24esimo posto (LPI competenze) superati anche da Repubblica Ceca e Portogallo. Il Paese non può più permettersi queste inefficienze. Si tratta di rimuovere le incompetenze dagli snodi decisionali, a partire da quelli pubblici. Forse, tra porti, ministeri, interporti, dipartimenti, assistenti di politici e di assessori, in giro per l’Italia le dita delle mani potrebbero bastare per contare i funzionari che all’università hanno fatto almeno un corso di logistica o un corso di trasporto merci.

*uniMediterranea