
La solitudine fa brutti scherzi. Anche di prospettiva, di ottica. Può così capitare che il più venduto e letto quotidiano del nostro paese, sede a Milano possa così titolare praticamente tutta la prima pagina del giornale in edicola – LA LOMBARDIA: LASCIATI SOLI - dando notizia dello sfogo del Governatore di quella Regione, Fontana (curiosamente stesso cognome del direttore del Corriere ma nessuna parentela, statene certi…Uno è laziale e un altro è varesino). Costui, cioè il Fontana varesino, non sa piu’ con chi prendersela e ad ore alterne attacca Conte (il presidente del Consiglio, non l’allenatore dell’Inter) sulla gestione del corona virus.
Ora una piccola osservazione al Fontana laziale va fatta: se è una dichiarazione della signora Lombardia andavano messe le virgolette oltre al nome di battesimo prima del cognome. Mettere il nome ed il cognome di colui che piange (Fontana) per essere stato lasciato solo e non usare la signora Lombardia, soprattutto perchélassù tanti sindaci lombardi ce l’hanno proprio con Fontana il varesino per la gestione dell’emergenza sanitaria.
E si dovrebbe poi ricordare che colui che piange non ha ancora capito che la massima autorità in ambito sanitario per la signora Lombardia è proprio lui! Mica il governo poteva aprire o chiudere ciò che voleva con una ordinanza, gli ospedali lumbard rispondono a lui mica al governo, lui nomina presidenti e direttori, lui ne garantisce l'efficienza. Siamo dunque caduti veramente nel ridicolo.
Fin qui quel titolo in relazione alla tragica vicenda di specie che stiamo vivendo. Ma c’è chi quelle lamentele sulla solitudine le urla da piu’ giorni senza però avere avuto fin qui la dignità di un’altrettanta evidenza rispetto a Fontana il varesino da parte del Fontana il laziale. Manco se si chiama De Luca il salernitano o Emiliano il barese. Figuriamoci Santelli la cosentina! Eppure quest’ultima forse qualche ragione potrebbe pure averla, lasciando da parte per il momento la storia patria dal 1861 in avanti (ma anche indietro). Non credo debba ricordare al Fontana il laziale (quello di Varese lasciamo perdere che ha altri problemi) che da 10 anni il Governo di Roma, tramite la nomina dei diversi Commissari, ha gestito e gestisce più del 60% del bilancio regionale calabrese dedicato, appunto, alla sanità. Tutto iniziò con Berlusconi al Governo, 2008, che vista una verifica di bilancio chiesta dall’allora governatore della regione Calabria ne commissario la sanità. Da allora vi fu un vortice di Commissari tutti con un’identica caratteristica: nominati dai governi nazionali che si sono via via succeduti e (i commissari) tutti amici politici di chi era di volta in volta al Governo: la sanità e’ stata gestita dai Governi romani mentre la nomea di incapacità e corruzione veniva confusamente scaricata con botte (e titoli) da orbi sui calabresi (cittadini e politici). Va così da circa dodici anni. Governi di centro destra e di Centro sinistra hanno sempre utilizzato la sanità della Calabria come una fiches sui loro tavoli del potere.
Ora con il coronavirus tutti scoprono che la sanità va ripensata. Giusto. Perfino la Lombardia, portata da sempre a modello, ha fatto cilecca nonostante un impegno, più che valoroso decisamente eroico dei suoi medici e delle sue maestranze che a decine si sono sacrificati fino a rimetterci, purtroppo non metaforicamente, la vita.
I fatti dicono, e lo sa anche il Fontana laziale, mentre quello lombardo cerca chissà perché di nasconderlo, che se la maggioranza dei morti s’è concentrata in Lombardia qualcosa non è andata bene nel passaggio decisivo e strategico dal meccanismo sanitario che cura a quello che previene e protegge.
Per questo la discussione sulla necessità di ripensare la sanità è necessaria e, nello stesso tempo, un modo per chiedere scusa agli italiani e in particolare agli incolpevoli cittadini della Lombardia che hanno subito uno sgraffio doloroso e terribile.
Ps. E già che ci siamo nel chiedere scusa agli italiani si potrebbe chiederla in particolare ai meridionali che vedono da decenni tagli alla sanità che nel Mezzogiorno significano andare sotto il minimo indispensabile. Infine si potrebbe chiedere scusa, da parte dei giornali e della politica tutta, ai calabresi per avergli rovesciato addosso colpe e responsabilità che sono, ormai da 12 anni soprattutto dei Governi di Roma. E ovviamente il problema non riguarda solo i due Fontana ma anche Conte (non quello dell’Inter).