
Ha ragione Gioacchino Criaco: presi dall’emergenza planetaria del corona virus abbiamo tralasciato tutti Africo e invece Africo ora come 10 anni fa, 20 anni fa, 30 e 40 e 50 e 60 e 100 anni fa, racchiude in sé tutto. Umberto Zanotti Bianco ce lo insegnò per primo. Poi sono successe tante altre cose ma questo esemplare microcosmo della jonica reggina e aspromontana, dove tutti possono esercitarsi al tiro al piattello o alla fune o alle freccette, ancora una volta è un caso.
‘’Africo – ha scritto Criaco - è diseguale per legge, caso unico nella Nazione. Rispetto a questo: la politica regionale muta. I famigerati sindaci della Locride muti, gli Intellettuali muti. La Stampa muta. Poche lodevoli eccezioni’’.
I fatti, dunque, per come li ha egregiamente narrati Maria Zappia nei giorni scorsi su Zoomsud: in tutti i comuni sciolti per mafia i criteri di assegnazione dei bonus del Governo sulla povertà sono pressoché identici, in tutti sono previsti criteri di gradualità e redditi bassi e/o inesistenti. Tutti tranne uno. L’eccezione è rappresentata dal Comune di Africo in cui i commissari prefettizi, alle già citate regole reddituali, hanno ritenuto di aggiungerne un’altra esigendo che il richiedente non sia stato condannato ai sensi dell’art. 416 bis del codice penale, o non abbia subito altra condanna con l'aggravante dell'agevolazione mafiosa. A voler approfondire i fatti occorre notare che la clausola limitativa prevedeva inizialmente l’esclusione del bonus anche per i “presunti colpevoli” ovvero per i cittadini con carichi pendenti per reati di mafia. La dicitura, che faceva a pugni con la lettera e lo spirito della Costituzione, è stata rettificata ed il nuovo modulo presente dal primo di aprile sul sito on line del Comune prevede che siano esclusi dal beneficio solo i “condannati”. A parità di “scioglimenti” solo Africo prevede in ogni caso la clausola di esclusione del bonus per i condannati. Solo ed unicamente ad Africo.
“I commissari rettificano, ma non è una vittoria, è ancora una sconfitta, per loro soprattutto, perché – dice Criaco - limitano la preclusione dei precedenti solo al dichiarante, e non è importante la condizione giuridica dei familiari conviventi. E non si capisce in base a cosa la rettifica dovrebbe essere migliore. Se dovessi dire cosa penso io, direi agli africoti di rifiutare i buoni spesa, di rifiutarli tutti, anche quelli che non sono esclusi dall'ordinanza commissariale. Ma non decido e non giudico sul bisogno altrui. Io credo che anche chi abbia sbagliato abbia diritto ad essere assistito, come tutti gli altri”.
La nostra Costituzione è però chiara: servire significa assicurare il buon andamento dell’amministrazione e applicare il principio di uguaglianza sostanziale, non esigere il cartellino penale dei cittadini per distribuire gli alimenti. Servire significa anche e soprattutto, in periodo di peste, guardare ai bisogni comuni adottando un criterio fondamentale: quello del buon senso.
“Forse – conclude Criaco - la mafia vince nei territori più poveri, fra i margini sociali, perché le speranze della nostra Costituzione le facciamo sparire sotto il manto di una legalità che supera di slancio l’importanza dell’umanità. Ma c’è, o ci sarà mai, una data, un evento, rispetto a cui non chi è mafioso, ma chi lo è stato e non lo è più, chi lo è solo presuntivamente perché il Processo è in corso, chi non lo è per niente ma è nella stessa casa di chi non lo è più o di chi forse una sentenza non lo giudicherà tale? Una società che non preveda una data o un evento, è una società monca, senza speranza, fallita già: un contesto che non è fatto per tutti, solo per una parte’’.
Ancora una volta, dunque, Africo parla a tutto il mondo.
Così concludeva il suo rapporto su Africo nel 1928 Zanotti Bianco: «Lo scopo al quale mirava l'inchiesta condotta ad Africo, fu in parte raggiunto perché, in seguito all'azione svolta in Prefettura e al Genio Civile fu ottenuta: un'attenuazione delle tasse sulle capre; una riduzione delle zone boschive vincolate; la sospensione della legge sui molini. Il Genio Civile fece poi costruire una passerella sull'Apòscipo e su un altro corso d'acqua; spostò parte delle case nelle regioni Campusa ove non sono arenarie franabili, costruì due ricoveri contro le tempeste sull'altopiano fra Bova e Africo. Vennero poi, dall'Associazione per il Mezzogiorno, creati un Asilo per l'infanzia ad Africo e uno nella frazione di Casalnuovo, oltre a un Ambulatorio dispensario nel centro maggiore».
Un secolo dopo ecco la perduta gente a cercare di capire cosa vuole la Nazione da lei e cosa offre.