Morra e la colpa del “popolo” calabrese. Ma contro la ‘ndrangheta servono sviluppo e modernità

Morra e la colpa del “popolo” calabrese. Ma contro la ‘ndrangheta servono sviluppo e modernità

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Il “popolo” calabrese “merita la classe politica che ha” e “se ha sbagliato non va aiutato perché è grande e grosso”. Non è uno scherzo, abbiamo capito bene, le parole del Presidente della Commissione Antimafia non lasciano dubbi, si evoca una responsabilità collettiva dei calabresi.

L’addebito in forma di responsabilità collettiva non è nuovo nella storia dell’umanità, è stato teorizzato a ragion veduta da Hannah Arendt per il popolo tedesco, sanzionato giustamente nel post-guerra per la unitaria adesione alle ideologie razziste e criminali del Terzo Reich.

Alla evocazione della responsabilità collettiva sembra collegata già la terminologia utilizzata dal Presidente della Commissione Antimafia Morra, per il quale i calabresi sono un “popolo”, quindi distinto da quello italiano, da sanzionare a differenza degli altri connazionali. Insomma, si sostiene nella sostanza che noi calabresi siamo responsabili per l’esistenza della ‘ndrangheta, perché in qualche modo avremmo aderito ad essa e l’avremmo alimentata con il voto, pertanto non meritiamo aiuto.

Qualcosa però non quadra, non sembra di avere mai visto calabresi nelle piazze inneggiare alla ‘ndrangheta e alla corruzione, come invece i tedeschi esaltavano il nazismo e le ideologie razziste. In realtà, nelle piazze il calabrese ci è andato, ma giustamente contro la ‘ndrangheta. Ciò è avvenuto spesso proprio in concomitanza con gli interventi emergenziali degli ultimi 15 anni (commissariamenti, scioglimenti di Comuni, ecc.) e nella convinzione che quelle fossero iniziative scaturite dalla volontà di aiutare la Calabria. Oggi, dopo quegli interventi eccezionali, dopo i sacrifici richiesti, ai quali ci si aspettava che sarebbero seguite soluzioni eccezionali virtuose e risolutive in termini di aiuti economici, si evocano logiche punitive, tipiche di chi vuole risolvere un problema facendo finta che non esista, e si attribuiscono responsabilità a chi quel problema lo vive dolorosamente sulla propria pelle ogni giorno e ha sempre confidato sul soccorso da parte dello Stato.

Non si può accettare che dietro l’enfasi retorica della inefficienza, delle collusioni con la ‘ndrangheta, dello sperpero o ruberie di soldi pubblici - per inciso fatti veri che i calabresi stessi hanno sempre additato quale male da sconfiggere - ci sia chi alimenta un movimento di pensiero che evoca una responsabilità dell’intero popolo calabrese, considerato per dirla con l’on. Morra “irrecuperabile”.

E’, dunque, venuto il momento per noi cittadini calabresi di rileggere gli avvenimenti degli ultimi decenni, di fare i conti con i tanti errori commessi nella gestione pubblica e cercare di porre rimedio, ma anche di rifiutare l’etichetta di appartenenti a una “razza” da sanzionare. Viene il dubbio che qualcuno abbia immaginato che per eliminare criminalità e corruzione in Calabria, come se in altre Regioni questi fenomeni non esistano in misura uguale, sia necessario eliminare finanziamenti, opere pubbliche, progresso e sviluppo economico.

La logica è semplice tanto sbagliata, si sostanzia nel seguente ragionamento: dove non ci sono appalti non vi sono appetiti, di conseguenza niente corruzione, niente infiltrazioni mafiose, e del popolo calabrese alla fine chi se ne importa, la povertà e l’arretratezza se la è meritata, Reggio Calabria non è Milano! E’ forse questa la logica che ha spinto ai Commissariamenti nella Sanità? E non è che proprio in virtù di questa logica che i Commissari alla Sanità nominati negli ultimi anni alla fine hanno fatto proprio ciò che da loro ci si aspettava, ossia nulla, nessun investimento, proprio per evitare che qualcosa potesse agevolare per sbaglio la criminalità o la corruzione?

E che dire della atavica assenza di un progetto serio e concreto sull’alta velocità e del rifiuto (per altri motivi magari anche da apprezzare) di realizzare il Ponte sullo Stretto, anche quelli sono progetti che potrebbero portare sviluppo ma anche soldi appetibili? E allora diciamolo in modo netto, perché nessuno possa equivocare, la Calabria oggi è povera e arretrata, ma il calabrese ha diritto a non essere umiliato con ragionamenti di stampo etico da chi pensa di essere superiore e viene meno al dovere, per il ruolo rivestito a livello centrale, di portare ricchezza e sviluppo. La verità è che proprio la povertà e la difficoltà quotidiana della gente alimenta le fila della criminalità e, dati Istat alla mano, la povertà negli ultimi decenni in Calabria è aumentata, così come, guarda caso, la criminalità.
*avvocato