L'INTERVENTO. Anno nuovo, Calabria nuova?

L'INTERVENTO. Anno nuovo, Calabria nuova?

2021

Mia cara terra,
l’annus horribilis appena trascorso per te non era iniziato male: prima gli orrendi fuochi in Australia e poi il “serial killer incoronato” - che faceva le sue vittime altrove - ti han rubato il posto fisso nella cronaca nera.

Dopo, però, ci ha pensato un certo giornalismo del Settentrione a tirarti in ballo, lamentando le tante vittime lassù, mentre da te non moriva nessuno. Per fortuna, ci ha pensato ’Ntonella, coi suoi progetti di fuga a Pietra Cappa, a strappare un sorriso, neutralizzando quell’ulteriore dimostrazione di come ad un altissimo sviluppo industriale corrisponda spesso una civiltà ancora a livello tribale!

Poi hai avuto il tuo bel momento di gloria nella bella stagione, con le tue tante meraviglie a disposizione di turisti e bagnanti, incoraggiati a visitarti anche dalla ruvida propaganda di Klaus Davi. Purtroppo, in molti han preferito le discoteche balcaniche, tanto… “non ce n’è coviddi!“

Alla fine dell’estate, invece, ti è arrivata addosso la tegola di “Corto Muccino“. Costui, al contrario del Maltese di Hugo Pratt, considera l’avventura un semplice remake di ogni stupido stereotipo “simil-padrino“. I suoi, ormai famosi, otto minuti dimostrano come oggi qualità significhi pagare a peso d’oro un filmato che sembra essere caduto in un immenso calderone di sugo di pomodoro, ed addirittura riservare un quarto del tempo ai ringraziamenti. Già, perché i tuoi figli vengono (mal)educati fin dalla nascita a dire grazie per tutto, anche per i sacrosanti diritti camuffati da favori!

Eppure c’è stato chi ha recepito con grande entusiasmo l’opera mucciniana: dalle donnette che - bontà loro! - trovano sexy persino il politico nordico in posa da “Mayo desnudo“, all’attempato intellettuale a cui le gambe della signorina Muñoz Morales devono aver sconvolto le meningi, dando la stura ad una logorrea inarrestabile.

E tu, Calabria cara, non fai in tempo a digerire tutto, che già devi confrontarti con le nomine a ripetizione dei tuoi Commissari alla Sanità, un evento che ha ridato - finalmente! - fiato alle trombe dei figli del Nord, convinti che basti ridere di te per non piangere di sé.
Così sei tornata al consueto ruolo di “capra espiatoria“, per la gioia della Patria tutta!

Ma, al di là dei soliti schemi, funzionali alla superficialità caciarona con cui in questo Paese si affrontano, ormai da anni, i problemi più gravi, c’è il tuo vero volto che pochi sanno/vogliono vedere. Ad esempio, la spontanea gara di video che per giorni sui social ha mostrato - gratis! - le tue bellezze naturali ed artistiche e le attività dei tuoi tanto laboriosi quanto silenti figli. Anche il piu‘ amatoriale dei filmati denotava una qualità superiore alla strizzatina d’occhio di Muccino a certo turismo americano, con relativa Jeep d’ordinanza!

Poco prima di Natale, è circolato un breve video in cui una donna, con un fascio di legna in testa ed una busta di erbe in mano, raccontava la bontà del pane fatto in casa ed, in genere, del cibo naturale. Una di quelle persone che rischiano di diventare sempre più rare e la cui autenticità ogni volta commuove, riuscendo a risvegliare una grande nostalgia per il tempo in cui i tuoi figli avevano tutto, ma non lo sapevano! Purtroppo, drogati dalle merci in circolazione, molti ora trovano giusto rinnegare, assieme alla povertà che lo caratterizzava, l’intero passato, sprofondando sempre più in una grande miseria spirituale.

L’attuale crisi è certamente di natura sanitaria ed economica, ma anche politica e culturale.

In casi del genere, si fa ricorso agli antichi valori. Da noi ne restano ancora tanti. Riposano come d’inverno i chicchi di grano sotto la neve, in attesa di diventare onde verde-azzurro nel tiepido vento di primavera e poi un mare d’oro da raccogliere in estate.

Tanta tua gente, Calabria, è rimasta autentica, sincera, responsabile, affidabile, qualità che si evidenziano nel lavoro svolto con pazienza, in silenzio, senza le sceneggiate, le grandi chiassate che i media spesso elevano a must imprescindibile.

A Serra San Bruno, ad esempio, c’è un gruppo di musicisti, i Parafonè, che già nel nome - il ritorno dei suoni - rivelano una grande passione per la tradizione. Il lavoro di qualità che svolgono li ha portati a brillare, tra l‘altro, anche a manifestazioni come il Premio Andrea Parodi.

Gente così riesce a creare quel piccolo, grande capolavoro che è “Amistà”, la cui traccia finale è la versione in calabrese delle Serre di “Sidun”, dal CD “Crêuza de mä” di Fabrizio De André. Il grande Faber, da eccelso artista, ha saputo rendere magistralmente l’immenso dolore di un padre che tiene in braccio il figlioletto morto sotto i cingoli di un carro armato. Ma ascoltando la voce di Bruno Tassone quel dolore penetra dentro, toglie la pace: si sente che mentre canta egli vede il proprio bambino, ed il pensiero che gli possa accadere qualcosa lo sconvolge nel profondo dell‘anima.

Forse un artista dovrebbe mantenere una distanza - diciamo, di sicurezza - da ciò che comunica? Mah, io credo che ogni calabrese senta come proprio quel canto disperato e l’autenticità sia l’unica forma di espressione riconosciuta come valida!

Del resto, è stata proprio questa autenticità che ha spinto per strada la gente di Locri quando, in quest‘anno particolare, Gesù Bambino ha deciso di nascere dallo Jonio, nell’aspetto di un centinaio di migranti affamati ed infreddoliti. È stata una gara di solidarietà, un gesto cristiano, un sentirsi in dovere di aiutare, senza polemiche e gesti inumani.

La prova, mia cara terra, che quando i tuoi figli riescono ad essere se stessi non sono secondi a nessuno! Purtroppo, la politica - spesso dichiarata assente, ma secondo me, invece, fin troppo presente - ha complicato le cose ed ora è difficile vederci chiaro, nell’intrico di legami con quell’immonda “divinità“ che pare regnare sovrana in ogni tua contrada. Che ne siano vittime o carnefici, i tuoi figli difficilmente le sfuggono. Occhi negli occhi, Calabria: certe “religioni“ conoscono solo potenti “grandi sacerdoti“ e tante, troppe “vittime sacrificali“!

Molte cose si sanno. E si tace. Nella speranza che tutto passi. È così da secoli. Ma forse ora i tempi sono maturi per capire, per agire, coltivando sempre più i “chicchi di grano“ e la speranza - la certezza! - che essi daranno nutrimento e, con esso, restituiranno dignità ad ogni tuo figlio, dacché “non di solo pane…“