
Il Governo Draghi ha inviato al Parlamento l’11 marzo le schede tecniche del Piano di Ripresa e Resilienza.
Siamo alla terza edizione. Le schede sono tutte in inglese, fatto che ha suscitato perplessità.
Se andiamo direttamente alla parte 2 della missione 3, relativa alle infrastrutture portuali, ritroviamo quello che abbiamo già visto nella versione predisposta dal Governo Conte il 12 Gennaio 2021.
Proviamo a tradurre la frase relativa agli obiettivi, che troviamo nella scheda tecnica:
Gli interventi si concentreranno principalmente sui porti collegati ai corridoi TEN-T. I porti del Nord Italia sono porte strategiche chiave per i flussi commerciali oceanici di Italia ed Europa, in particolare con il Vicino e Estremo Oriente. I porti del Centro e del Sud puntano invece la loro attività sui flussi commerciali euromediterranei, di fronte a una crescente concorrenza dei porti del Nord Africa.
Non ce ne voglia nessuno per la traduzione, abbiamo provato a farla letterale. Viene riconfermato quanto già nelle precedenti versioni:
1) I porti del Nord sono i porti dei traffici oceanici e con il Vicino ed Estremo Oriente.
2) I porti del Sud devono puntare ai traffici del Mediterraneo.
Anche questo Governo, come il precedente, forse non sa che il 40% degli scambi via mare dell’Italia avviene tramite i porti del Sud, che il primo porto container d’Italia è Gioia Tauro ed il secondo porto petrolifero d’Italia è Augusta.
Eppure niente per il porto di Gioia Tauro, niente per il porto di Augusta.
Che il Governo dia mezzo miliardo al porto di Genova ed altrettanto al porto di Trieste con due progetti di punta “flagship project” è valido, ma perché non si fa altrettanto per i due giganti del Sud: Gioia Tauro ed Augusta?
Per Gioia Tauro è disponibile, nei cassetti del Ministero delle Infrastrutture, un programmo di spesa che per le priorità assolutamente necessarie richiede 250 milioni.
Il Governo ed i Parlamentari di Calabria e Sicilia dovrebbero dare delle spiegazioni.
E se non danno spiegazioni ai cittadini saranno costretti a spiegare a Bruxelles queste scelte. Bruxelles ha dato i soldi con tre criteri: popolazione, aree con più disoccupati e aree con i più bassi redditi, e purtroppo Sicilia e Calabria primeggiano per disoccupati e bassi redditi.
Il Governo dovrà spiegare questa grave contraddizione.
La sensazione che si ricava è quella di un approccio sovranista di tutte le forze al Governo. Nel senso che viene difficile a Roma, adeguarsi alle linee guida di Bruxelles, come hanno imparato a fare le Regioni Meridionali.
Se Bruxelles dà soldi, li dà per certi obiettivi, come accade per i POR, le Regioni ben sanno che devono spendere per quegli obiettivi.
Adesso sta accadendo che Bruxelles sta dando soldi per le zone con molti disoccupati e bassissimo reddito, e Governo e Parlamento vogliono spendere nelle zone con pochi disoccupati e altissimo reddito.
*Unirc