Ricorrenze... Noi presunti padroni del mondo animati da possesso e smania distruttiva

Ricorrenze... Noi presunti padroni del mondo animati da possesso e smania distruttiva

mondo

Quattordici Marzo 2021, giornata del paesaggio. E’ passata inosservata, nella successione ormai lunga di giorni occupati dal monopensiero COVID. Ed è inevitabile che sia così, se strutture portanti della sicurezza sociale sono minate quotidianamente, da dodici mesi, a ondate successive, dalla peggiore emergenza sanitaria da un secolo a questa parte. In origine frutto del caso, oggi conseguenza di nuove casualità, di leggerezza, tolleranza oltre misura, cinismo. Ci si volta dall'altra parte davanti all'aggiornamento quotidiano del bilancio delle vittime del Coronavirus, e ciò dà la misura dell'attenzione dei più alle vicende direttamente e indirettamente umane del pianeta, della propria Nazione, della propria terra. Ignorando che tutto è strettamente concatenato, dal mondo in cui viviamo, al paesaggio che ne è la rappresentazione, alla cura che ne dovremmo avere.

La pandemia è legata all'invasione di quel mondo naturale e in parte selvatico da cui dovremmo mantenere le giuste distanze. E' legata in qualche misura alla crisi climatica che alimentiamo ogni giorno con l'inquinamento, la deforestazione, le colture intensive, l'allevamento di una sterminata moltitudine di animali domestici destinato ad abitudini alimentari scorrette ed eccessive. Il paesaggio è l'immagine del mondo rispetto al quale siamo animati da senso di possesso e smania distruttiva.

Non so cosa rimarrà nell’animo e nella mente degli umani alla fine della pandemia, forse sarà rapido oblio, forse sarà pulsione al ritorno al mondo pre-COVID, eppure non potremo ignorare che cosa accade al mondo intero in conseguenza di uno shock planetario, eppure dovremo guardare al mondo che ci circonda con il rispetto che sinora ci è stato sconosciuto. “…Davanti ai nostri occhi si dissolve come nebbia al sole il paradigma della civiltà che ci ha formato negli ultimi duecento anni: che siamo i signori del Creato, possiamo tutto e il mondo appartiene a noi. Stanno arrivando tempi nuovi…” (Olga Tokarczuk, da “Cè un posto nel mondo. Siamo noi". Corriere della Sera, 2020).

Dopo una settimana dalla giornata del paesaggio, il 21 Marzo 2021, un’altra ricorrenza, la giornata delle foreste. Anch’essa è passata inosservata. Non c’è solo uno stretto nesso temporale tra le due ricorrenze, e le foreste, dove sopravvivono, sono una delle più belle rappresentazioni del paesaggio. E nella mia terra boschi e foreste coprono ancora una parte sostanziale del territorio. E contribuiscono ai suoi molteplici, sorprendenti aspetti, rendendola al contempo unica e simile a luoghi lontani del mondo. Tutelare boschi e foreste significa proteggere la biodiversità del pianeta, mantenere integro un complesso sistema di equilibrio dell’atmosfera, significa in definitiva proteggere noi stessi. E mantenere in vita un mondo di suggestioni non rinvenibili altrove. Entrare in un bosco riporta a una dimensione che si è mantenuta inalterata da sempre.

La atemporalità di cui ha scritto una nota fotografa, Jitka Hanzlova. La foresta, come il deserto e come il mare aperto, è il mondo come è sempre stato. Ed evoca i sentimenti dell’uomo di duecento o di duemila anni fa. Se riusciamo a dimenticare gli abiti confortevoli e il GPS adagiato in una tasca, possiamo percepire sentimenti contrastanti e allo stesso tempo complementari, il timore dell’ignoto e il senso di protezione, la possibilità che qualcosa sia in agguato e la copertura impossibile negli spazi aperti. L’inadeguatezza fisica rispetto ai giganti vegetali che ci accerchiano e ci sovrastano e il senso di appartenenza ad una comunità unica. Entrare in un bosco riaggiusta la nostra percezione, acuisce i sensi, aumenta la nostra soglia di attenzione. E’ l’inizio di un viaggio, non solo reale, ma anche metaforico, alla ricerca di profondità da cui ci manteniamo lontani quando ci muoviamo nel mondo artificiale costruito a nostra misura. I tronchi degli alberi disegnano navate naturali, la volta arborea è il tetto di una cattedrale. Il cammino diventa percorso di meditazione nella luce rarefatta dal fitto dei rami e nel silenzio rotto dal rumore dei nostri passi.

“…Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi sa ascoltarli, sente la verità. Essi non predicano dottrine né ricette, ma noncuranti del particolare predicano la legge primordiale della vita…” (Herman Hesse, Camminare). Il paesaggio, le coste, le colline, i monti, i boschi, le foreste non sono solo le quinte della nostra vita, lo sfondo delle nostre azioni quotidiane, sono parte essenziale della nostra esistenza nel mondo. E in questo tempo di incertezze e di angosce possono essere autentica cura.