COVID. C’è qualcosa che non torna nella determinazione dei contagi?

COVID. C’è qualcosa che non torna nella determinazione dei contagi?

covid

Circa una settimana fa ha ricevuto risalto, anche da parte di organi di stampa della nostra regione, una dichiarazione del professor Crisanti, secondo cui il confronto tra i dati ufficiali italiani relativi a nuovi contagi e decessi per COVID-19 indicherebbe che “qualcosa non torna”.

Abbiamo affrontato la questione in un ampio studio statistico, in pubblicazione in Asia-Pacific Biotech News, del quale può essere di qualche interesse presentare i risultati principali relativi all’Italia, che sono abbastanza rassicuranti.

L’osservazione del professore Crisanti riprende una sua osservazione di qualche mese fa, e si basa sulla costatazione che in alcuni paesi il rapporto tra il numero dei decessi e quello dei contagi è di 1 a 1000 (anche se suggerisce un metodo di calcolo dei contagiati previsti in base ai decessi che lo ridurrebbe a 1 a 500).

In realtà, rapporti di questo ordine di grandezza solamente si riscontrano in un numero molto limitato di paesi: Singapore, Laos, Bhutan, Isole Faroe, con valori un poco maggiori in un secondo gruppo di paesi che ne include alcuni del Golfo Arabo: Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Qatar, e, in Europa, l’Islanda.

Il dato mondiale dall’inizio della pandemia è di 1 a 50, anche se si deve considerare che la letalità è diminuita considerevolmente da quando sono disponibili i vaccini, non però in misura tale da rendere generali valori dieci volte minori.

Queste osservazioni non rendono meno interessante analizzare il dato suggerito dal professor Crisanti. In linea di principio, i decessi e i nuovi contagi sono potenzialmente importanti indicatori della diffusione della pandemia, anche se affetti da incertezze che possono distorcere il confronto in entrambe le direzioni.

Il fenomeno ampiamente commentato delle morti in eccesso, e la limitata efficienza dei sistemi di registrazione, soprattutto in certi paesi in sviluppo, ma persino in alcune realtà degli Stati Uniti, possono condurre a stimare per difetto il numero dei decessi, così come i casi asintomatici possono avere un analogo effetto sul conteggio dei contagi. Poiché in certa misura i due fenomeni si compensano, il calcolo del rapporto in base ai dati ufficiali dovrebbe però fornire una ragionevole stima, almeno qualitativa, della relazione tra i due indicatori.

Un criterio di riferimento per valutare se in un determinato paese i contagi siano sottostimati è confrontarne i dati con quelli di paesi simili per strutture sanitarie, misure di contenimento poste in essere e politiche e risultati delle campagne di vaccinazione.

Il nostro studio ha preso in esame i 37 paesi in cui dall’inizio della pandemia si sono registrati almeno un milione di casi, nonché 8 dell’America Latina con almeno 300.000 casi, e ha confrontato il numero dei decessi durante la settimana tra il 6 e il 13 ottobre con quello dei contagi durante la settimana tra il 23 e il 30 settembre, scelta questa basata sulla durata dei tipici periodi di incubazione e decorso con esito fatale della malattia.

Il rapporto tra morti e contagi presenta una notevole variabilità, pur nell’ambito di similitudini che possono essere ricondotte a aspetti sociali o geografici. Questa variabilità suggerisce certamente, nei suoi valori più alti, come per esempio nel caso del Messico, che la spiegazione sia quella proposta dal profesor Crisanti.

Un primo risultato è che, nei periodi indicati, il rapporto è in genere considerevolmente minore di quello calcolato in base ai dati cumulativi dall’inizio della pandemia. Molto probabilmente questo risultato è da mettere in relazione con le politiche di vaccinazione dei vari paesi, in quanto si osserva una sua correlazione con il rapporto percentuale tra dosi somministrate e popolazione. Per esempio, nei cinque paesi con il minor rapporto tra decessi e contagi (tra 2 e 3.5 per 1000), il valor medio di questo rapporto è 153%, molto maggiore di quello (67%) del gruppo degli otto paesi per i quali il rapporto tra decessi e contagi è maggiore di 20 per 1000.

Tra i paesi da noi considerati, quelli dell’Unione Europea per i quali il rapporto decessi/contagi è minore di quello italiano sono sette, i Paesi Bassi, la Romania, la Francia, il Belgio, la Germania, la Svezia e la Repubblica Ceca, con un valor medio del rapporto pari a 6.13. Quello italiano è circa il doppio, 11.76, non lontano dai valori di Spagna e Portogallo (12.54 e 12.95, rispettivamente), e comunque minore di quelli di paesi come Cile, Stati Uniti o Giappone, (compresi tra 12.5 e 15) e di paesi dell’Europa Orientale (Polonia, Russia, Ucraina) per i quali varia tra 30 e 45.

 Se si considerano tutti i paesi della lista con un rapporto minore di 15 il valore medio è 8.8, circa la metà del valore medio per gli stessi paesi dall’inizio della pandemia.

Questi dati, se interpretati in funzione di una possibile sottostima dei contagi italiani, potrebbero suggerire che essa possa essere al più dell’ordine di qualche migliaio, escludendo la possibilità di qualche decina di migliaia.

Se questa analisi si complementa con quella a livello regionale, emergono altri elementi che paiono confermare che I dati italiani sono essenzialmente corretti.

In primo luogo, il tasso di vaccinazione è elevato. Inoltre il rapporto tra dosi somministrate e popolazione è sostanzialmente uniforme. Per la maggior parte delle regioni esso è compreso tra 139 e 150%, con valori appena maggiori per Molise, Lombardia e Toscana e abbastanza minori per Valle d’Aosta, Calabria, Sicilia e Bolzano, senza però evidenza di una correlazione con il rapporto decessi/contagi.

Il valore medio di questo rapporto è 10.83 per mille, ma solamente una regione, la Sardegna, se ne discosta in maniera significativa (29.5). Potrebbe trattarsi di una fluttuazione legata al periodo considerato, o essere indizio di una maggiore diffusione del virus. Per comprenderlo, potrebbe essere opportuno ripetere l’analisi tra qualche tempo o effettuare, come ha suggerito il profesor Crisanti, dei test di massa, eventualmente con il complemento di un’analisi dettagliata per provincia.