L'INTERVENTO. Mediterraneo da bruciare?

L'INTERVENTO. Mediterraneo da bruciare?
Ascoltare lontani da casa le canzoni del compianto Pino Mango già riempie il cuore di nostalgia. Quando poi si sente parlare - come in questi giorni nei notiziari - di un Mediterraneo in fiamme, allora si fa largo un’infinita tristezza che i puntualissimi ‘statements’ di vari calabresi contribuiscono a rendere ancora più profonda.

Ci sono i ‘sacerdoti’ e le ‘sacerdotesse’ della Calabria che, forti della loro auto-nomina, ripetono come un mantra la ‘giaculatoria’ della terra bellissima, immacolata, incompresa, sfortunata e vittima della cattiveria del Nord. E ci sono gli ‘auto-colpevolisti’ con l’assoluzione pronta per piromani ed istituzioni incapaci di prevenire/gestire/indagare/punire e la ferma condanna per noi che non riconosciamo - e quindi non amiamo né difendiamo - la bellezza dei luoghi e la nostra stessa dignità.

Io ho già espresso la mia opinione in proposito due anni fa, su Zoomsud, quando il nostro ‘Bianco Monte’ fu trasformato in un inferno. Sostenevo che si preferisse non prevenire, ma creare emergenza, in quanto essa produce un gettito di denaro “che segue il percorso di una lemniscata, sulle spalle ed alla faccia dei calabresi onesti. Dei doppiamente beffati. Perché derubati e perché additati come incapaci, fannulloni, lestofanti.”

Sono ancora convinta di ciò. Così come credo che, davanti ai mille problemi che ci assillano, non basti precipitarsi a scegliere semplicemente fra condanna o assoluzione, per poi passare alle tende da cambiare in soggiorno o alla ‘mise’ per il matrimonio del quale è appena arrivata la partecipazione.

Parteggiare per una fazione è una cosa che rende italiana - italianissima! - questa nostra “isola greca in terra latinizzata”. Ma questo non ci esime dal dovere di seguire da vicino le cose che ci riguardano, di ragionare, capire, agire. Per secoli siamo stati sfruttati e tenuti ben lontani dalla ‘stanza dei bottoni’; oggi ci pensa certa televisione - con i suoi grandi fratelli, le piccole sorelle e le isole più o meno famose - ad iniettare il totale disimpegno che (casualmente?) torna utile ai potenti di turno.

Eppure non dovrebbe essere difficile comprendere come ormai non basti più la manciata di invettive che fino a qualche tempo fa costituiva la soluzione per i conflitti, nei nostri vicoli. I problemi sono ormai a livello planetario, è vero, ma vale sempre il principio: “Pensa in modo globale ed agisci sul locale!” Invece, drogati dalle merci finalmente abbondanti e bloccati da un’apparente assenza di prospettive, ci lasciamo scivolare il tempo addosso, come se non esistesse un domani o come se esso fosse una mera questione di chi sta in cima alla piramide!

Le sfide che abbiamo davanti riguardano tutti, nessuno escluso. C’è il cosiddetto cambiamento climatico che passerà alla Storia per quel che in realtà è: il grande disastro ecologico dell’Antropocene! C’è un mondo che ha (ri)scoperto la guerra come soluzione per ogni conflitto. C’è una totale assenza di valori a tutto vantaggio della tecnica, assurta da mezzo a fine.

E ci siamo noi. Apparentemente soli. Minuscoli come granelli di sabbia, ma capaci - volendo - di creare immense spiagge.