Dopo la gradita, e per molti aspetti sorprendente, notizia della attivazione della diga del Menta, non ci sembra più troppo ambizioso sognare altri traguardi che contribuiscano a migliorare la vivibilità della nostra città di Reggio Calabria, anche perchè l'attuale Sindaco, lento pede, sta ottenendo in questo campo notevoli risultati, in barba ai gufi ed alle civette sempre presenti; ben sostenuto in tale compito da una squadra di collaboratori la cui giovane età è di per se stessa un valore, non essendo ancora subentrata in loro (speriamo!) la visione cinica ed utilitaristica della realtà propria dei politici di lungo corso.
Il mio sogno Oblomoviano, che spero molti cittadini condivideranno, si identifica nella rielaborazione del principale asse viario cittadino costituito dal Lungomare Falcomatà, la cui attuazione sarebbe certamente un cambiamento epocale perché modificherebbe, migliorandola notevolmente, l'attuale skiline della città e la sua percezione estetica.
Invito però il Sindaco, ed ovviamente tutti cittadini di Reggio Calabria, a non esprimere un giudizio affrettato sul progetto che andrò a esporre, ma di prendere posizione solo dopo che ci si è appoggiati alla ringhiera della via Marina, con le spalle verso il mare, immaginando quale visione sarebbe (ecco Oblomov!) quella di un parco che si estende sino al Corso Vittorio Emanuele senza la striscia di asfalto, con relativo serpente di acciaio di auto che lo ferisce, che verrebbe sostituita da un ecologico e gradevolissimo sentiero pedonale Falcomatà in terra battuta con a fianco una pista ciclabile, dove i cittadini potrebbero fare jogging senza aspirare, come oggi, il catrame e lo smog delle autovetture.
Oltre all'evidente sublime aspetto estetico che renderebbe effettivamente la via Marina il più bel chilometro di Europa, soccorre anche la constatazione che le radici di molti alberi, che tutto il mondo ci invidia per la loro varietà, rarità e bellezza, hanno già deformato estese parti dei marciapiedi e divelto numerose panchine, con la probabile futura evenienza che qualche improvvido amministratore invii una task force di operai e giardinieri non per eliminare i marciapiedi e posizionare le panchine rispettando la vegetazione, ma per tagliare le radici.
Prevedendo tale eventualità non ritengo di fomentare eccessivi ed inutili allarmismi, in quanto abbiamo fulgidi esempi sulla lungimiranza dei nostri amministratori su tali soluzioni quando rammentiamo lo scempio perpretato ad inizio '900 con la demolizione di parte dello storico Castello Aragonese al fine di prolungare la mercatale via Aschenez, ed in tempi più recenti con la riduzione lato mare della (ex)magnifica villa comunale per lasciare spazio al solito nastro di asfalto; eventi, questi, che per la loro miopia ed efferatezza, sono secondi solo al GRANDE SCEMPIO della apertura a Roma di via dell'Impero.
Immagino, però, che i politici (e gli amministratori) che dovessero attivarsi per la realizzazione di tale progetto, non si soffermerebbero immediatamente sulla congruità e bellezza dell'opera, ma, anzitutto, terrebbero in conto che l'opera potrebbe essere non pagante in termini di consenso elettorale a causa di quelli che "come faremo senza la passeggiata in auto sulla via marina", di quelli che "ci sono opere molto, ma molto, più urgenti per il bene del popolo", di quelli che "potremmo valutare il progetto se ci dessero qualcosa in cambio (ovviamente in bellezza paesaggistica!)".
Su tali problematiche posso evidenziare che innumerevoli studi, ampiamente verificati sul campo, hanno accertato in maniera inequivocabile che più strade si costruiscono in città più traffico caotico si genera, per cui appare sventato e criminale non rendere parco urbano l'attuale Lungomare Falcomatà al fine di non eliminarlo come strada aperta al traffico automobilistico con conseguente congestionamento del traffico.
Se il Sindaco e gli amministratori dovessero, peraltro giustamente, avere il problema di perdere consenso elettorale sponsorizzando tale progetto, mi permetto di proporre l'indizione di un referendum cittadino, come sta avvenendo ed avviene nelle città moderne per decisioni che coinvolgono la vita dei cittadini (succede addirittura oggi anche a Roma!!), che sarebbe ovviamente non impegnativo giuridicamente ma solo indicativo dell'umore della città; e solo dopo decidere.
A mio avviso, non ci sarebbe storia e l'esito sarebbe senz'altro favorevole al progetto perché a Reggio Calabria vi sono molti più cittadini che amano il bello di quanti devono prima soddisfare i propri interessi economici o di potere e vorrei vedere, se l'esito fosse favorevole, chi avrebbe il coraggio di opporsi alla sua realizzazione
P.S. Ma temo che anche se tutti questi scogli venissero superati, subito dopo l'approvazione del progetto sentiremmo la voce tonante della Sopraintendenza delle Belle Arti che si opporrebbe a tale opera perché potrebbe danneggiare la staticità delle storiche cabine del Lido Comunale o che, comunque, nell'esecuzione dell'opera potrebbero esserci reperti antichi che andrebbero distrutti.
Superato tale scoglio con le opportune garanzie di monitoraggio continuo dei lavori, subito dopo l'impresa aggiudicatrice dell'appalto verrebbe fermata in quanto, secondo il Prefetto di Bari (lapsus, di Reggio), non sarebbe in possesso dei requisiti antimafia perché il nipote del vice custode del cantiere è terzo cugino per parte della cognata di un noto mafioso.
Se non sorgerà tale divieto, sarà l'impresa che sospenderà i lavori perché vi sono costose varianti non previste nel progetto. Superati anche questi inconvenienti, il giorno di apertura del cantiere il TAR sospenderebbe i lavori perché l'aggiudicazione è avvenuta violando innumerevoli parametri di legge, e la Legge viene "prima di tutto".
MA SPERIAMO CHE CIO' SIA SOLO UN BRUTTO SOGNO