La "priorità" Ponte infiamma Villa San Giovanni. Ma tra i suoi abitanti cresce la consapevolezza che le necessità dello Stretto sono altre. Necessità che non possono essere cancellate da "opere compensative" al disastro.
La problematica, è ovvio, trascende la polemica politica, le posizioni partitiche, e coinvolge il destino di una Città - Villa SG - che non vuole passare alla Storia come la "Città sotto il Ponte".
A ben vedere, infatti, è tutto connesso, c’è un progetto preciso di Salvini e del governo Meloni: al Sud, alla Calabria, vanno il più possibile sottratti i fondi PNRR per le infrastrutture, si deve rimandare tutto alla ricerca di fondi ulteriori, ci si deve accontentare - nell'oggi - dell'illusione "Ponte sullo Stretto".
Tutto deve essere assoggettato all'inizio dell'Opera. Questo conta, iniziare! Non conta realizzarlo davvero (anche perché non ci sono i 15 miliardi e più che servirebbero e non ne è programmato il reperimento).
Cosa significa tutto questo per Villa e i suoi abitanti?
1) l'abbandono dell'appalto sul lungomare, finalizzato al mascheramento dell'ecomostro di Cannitello;
2) la fine della speranza di liberare la città dall'inquinamento con il Porto a Sud;
3) la realizzazione di nuovi "ecomostri" funzionali agli espropri, alla cantierizzazione delle aree per il Ponte;
4) la dequalificazione dell'intero territorio destinato a tramutarsi nella "città sotto il Ponte".
Ecco perché serve una sveglia che suoni per tutti.
Cosa si sta aspettando per concorrere – INSIEME – ad un'opposizione seria, nonviolenta, civile, politica, amministrativa, contro questo scempio?
L'amministrazione comunale villese è riuscita ad essere presente in qualche "tavolo tecnico", ad interloquire con il ministro leghista alle infrastrutture ma, oramai, le cose vanno avanti per "accelerazione e per sottrazione", per accelerazione sull'eliminazione di ogni tetto e limite nella remunerazione dei dipendenti e manager della Società Stretto di Messina, per sottrazione con riferimento ad altri e più importanti interventi sul territorio come, appunto, i nuovi approdi a Sud del Porto storico villese e il definanziamento per più di sei milioni di euro dei Piani Urbani Integrati.
Ed attenzione, anche gli interventi programmati dall’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto sono comunque legati, finalizzati, alla realizzazione del Ponte, intesa come priorità: ce lo dice espressamente il "Decreto" di Salvini sul rifinanziamento del baraccone societario in liquidazione che ha il compito di realizzarlo questo fantomatico Ponte.
Ce lo dice una programmazione dell'AdSPdS che deve necessariamente tener conto della volontà politica di questo Governo.
Non si capisce, però, leggendo i vari documenti, in che modo dovrebbero "dialogare" i diversi cantieri insistenti su Villa.
In che modo, attraverso quali forme di tutela della Città e della salute dei suoi abitanti, con quale coordinamento, verranno realizzati "insieme" i cantieri dell'AdSPdS sul Porto storico e quelli di Salvini sull'attraversamento stabile?
L'unica cosa che si sono premuniti di scrivere, appunto, è che la priorità è il Ponte e che tutto il resto viene asservito, è funzionale allo scopo primario.
E lo si vede bene, per altro, nell'appalto delle Ferrovie sul Lungomare di Villa: più di 400 giorni lavoro di ritardo per consegnare un primo lotto, senza garanzie di conclusione lavori, con il "mascheramento" dell'orrenda intubata di Cannitello ormai sostanzialmente espunto dall'intervento perché, appunto, l'ecomostro è ritornato utile, è funzionale al Ponte.
Cosa dovrebbe chiedere, quindi, l'amministrazione comunale di Villa? Cosa dovremmo elemosinare noi che qui viviamo e abitiamo? Opere compensative?
E come si compensa la trasformazione di una intera Città in un cantiere? Come si compenserà la fuga dei residenti? L'impoverimento legato agli espropri e la fine di tante attività commerciali?
Come si compensa il pregiudizio collettivo subito in salute e in qualità della vita deteriorata?
Può bastare chiedere l'acquisizione di questo o quell' immobile dismesso da anni?
Sembra, infatti, che le autorità comunali di Villa abbiano chiesto l'acquisizione al patrimonio comunale dell'Hotel De la Ville.
È sbagliato parlare di interventi "compensativi", è come ritornare indietro nel tempo, disconoscere il valore intangibile dell'ambiente, del territorio, dello sviluppo davvero sostenibile, per piegarsi agli interessi di questi nuovi "padroni del vapore".
Sullo Stretto non ci possono essere opere compensative, ci sono - e sono tante - le opere prioritarie, necessarie, indispensabili, davvero utili, imprescindibili per il futuro di Villa, con in testa un Porto storico riammodernato senza nuovi scivoli e nuovo traffico; con i nuovi approdi lontano dal centro abitato; con una stazione ferroviaria all'avanguardia e priva di barriere architettoniche.
È ora di diffondere e di difendere queste verità, senza timori reverenziali, ne' terzietà impossibili. Non basta l'ultima "sterzata" della sindaca Caminiti di Villa che, per fortuna, di recente, ritorna a parlare di "fumo negli occhi" riferendosi al Ponte. Ci vuole qualcosa in più! Di fronte all'alternativa tra spreco-deturpazione e futuro-sviluppo non si può essere neutrali.
Il Comune di Villa, così come ha fatto in passato, discutendo "insieme alle forze politiche" i progetti dell'AdSPdS e opponendosi alla previsione di nuovo traffico pesante nel centro della Città, deve farsi parte attiva e coinvolgere tutte le forze sociali del territorio sul tema Ponte sullo Stretto.
Il dibattito pubblico - bypassato dal decisionismo di Salvini e della Lega Nord - deve essere stimolato dagli Amministratori che hanno il dovere di aprirsi alla Cittadinanza, di affrontare chiaramente il tema dell'opposizione ad un'Opera devastante e inutile.
Non è vero che i cittadini di Villa siano o indecisi o indifferenti! Sono, ormai, increduli, smarriti, abituati purtroppo ai troppi "poteri" e "autorità" che insistono sul territorio e che sembrano andare ognuno per conto proprio, senza strategia, confusamente, con il solo effetto di "moltiplicare" sulla carta i cantieri promessi mentre, in concreto, si sperimenta il fermo dei lavori realmente indispensabili, come sta accadendo per il Lungomare.
E' necessario un energico intervento dell'Amministrazione che, senza sottrarsi alle proprie responsabilità politiche, sappia mettere ordine in tanto caos, non solo denunciando i ritardi ma attivando un coordinamento civico stabile a Villa sui lavori da eseguire, una cabina di regia, aperta alla società civile e alle forze politiche attive di Villa, che intervenga criticamente sulle tempistiche, che s’impegni su priorità e interventi, che denunci l'impoverimento legato alla remunerazione degli espropri.
Salvini ci dice che nella prossima primavera ci sarà la posa della nuova "prima" pietra del "nuovo" Ponte, quello che ha sostituito la precedente illusione berlusconiana.
Se non fosse tragico, non sarebbe tutto profondamente ridicolo? Non ci basta lo sfregio della variante di Cannitello? Quante altre "prime pietre" d'inciampo dovranno subire Villa San Giovanni e i suoi abitanti?