di LETIZIA CUZZOLA - Un sorriso disarmante ed uno sguardo innocente come quello dei bambini. Eppure questa piccola grande donna ha scritto pagine bellissime intrise del dolore quotidiano della sopravvivenza, degli ultimi, delle vite che si incrociano senza mai guardarsi ma calpestandosi l’anima con l’indifferenza.
Reggio Calabria è una città di frontiera, di quelle che non sai se è più città o più frontiera. Sembra un Eden di cui il buon Dio si è pentito subito dopo per colpa di una Eva che, ancora oggi, sconta la sua pena (la bellezza? La presunzione?) passeggiando sui marciapiedi lerci. Katia non ha avuto paura di tagliare la strada del buonismo e del perbenismo per raccontare le storie di queste donne, di queste esistenze ai margini. Di Serpenti ingannatori.
Da buon architetto urbanista ha imparato a guardarsi attorno con occhi diversi e ci ha regalato il suo sguardo in due piccoli ma grandi capolavori: Il tacco di Dio e Ancora una scusa per restare, entrambi editi da La Città del Sole Edizioni. Pagine che andrebbero lette e rilette. Masticate e digerite.
Katia prende il dolore, lo abbraccia e come una alchimista lo trasforma in storie. Si brucia, ma non molla. Sa piangere, ma senza mai cedere alla tentazione di compiangere. E sa anche ridere, e far ridere. Si presta al gioco con la tenerezza delle fanciulle e racconta gioventù, speranze, sogni e delusioni. Il pubblico presente non si perde una battuta.
Il fotografo Luigi Ghirri diceva che è meglio sentirsi persi che vedere solo quello che ti dicono di guardare. La Colica guarda, osserva, afferra la realtà con la curiosità propria delle Anime inquiete. Calpesta in punta di piedi quei tappeti che la società civile che vorrebbe definirsi tale (senza riuscirci) usa per nasconderci la polvere. Ma la polvere che racconta ha volti e storie. Sogni e desideri. Perle di un rosario che la politica becera recita per placare la coscienza... di chi non è dato saperlo.
La rassegna Calabria d’autore, giunta con Katia Colica al terzo incontro, continua a regalare spaccati di vita non solo piacevoli estemporaneamente, ma spunti di riflessione mai retorici.
La sala piena dimostra che la formula scelta è vincente riuscendo a coniugare cultura e intrattenimento in modo ottimale. Un modo per avvicinare il pubblico agli scrittori che sta incontrando un gradimento crescente a dimostrazione che la letteratura e la parola scritta, in fondo, sono fruibili da tutti.