La Calabria e il cinema al tempo del muto

La Calabria e il cinema al tempo del muto

Anna Magnani, suo padre era calabrese

di GIOVANNI SCARFO' - «Ero impiegato in una banca da due anni. Avevo compiuto i miei studi tecnici a Torino dopo essere vissuto in Calabria dove mio padre, ingegnere ferroviario, era stato temporaneamente trasferito…»

Sono parole di Roberto Omega, uno dei più grandi operatori di macchina da presa a manovella del cinema muto, cugino di Guido Gozzano di cui ammirava la “libertà creativa”. Vedendo i primi film di Lumiere capì che  «le varie attitudini e interessi della mia vita avrebbero trovato nel cinematografo il loro sbocco…

Dopo il film sul paesaggio piemontese, nel 1905  girai Il terremoto di Reggio e Le inondazionidel Po che vendetti subito a 12 lire», prodotti da Filoteo Albertini della Cines. La prima volta della Calabria nel cinema  inizia con un evento luttuoso (un segno del destino?) e prosegue tre anni dopo con altri  sei documentari sul terremoto del 1908, realizzati da altrettante case di produzione e proiettati, con triste successo, nelle sale cinematografiche di molti paesi ed americani. 

 

Lo stesso anno nasce a Roma Anna Magnani, figlia naturale del calabrese Del Duce e di Marina Magnani.

Nel 1910 la  “Pasquali e Tempo” di Torino scende in Calabria per   rappresentare lo spirito di sacrificio  di una giovane donna  che si immola per amore del  fidanzato-soldato mentre lo aiuta  a combattere i briganti, per mano dei quali morirà diventando una Eroina calabrese.

 

Nel 1912 la Cines  ritorna in Calabria per realizzare Fra i monti di Calabria, La passione di Gesù a Laino, Castrovillari, Colonie Albanesi e Le ultime ore di Murat,con Amleto Novelli, esportati anche in  Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti, dove il film viene lanciato come «A thrilling military drama, picturing heroism and courage, even into death».

 

Lo stesso anno segna  il debutto “calabrese” di una della case delle più importanti e conosciute del Mezzogiorno:La Dora Film, fondata nel 1905 da Elvira Notari, pioniera del cinema napoletano, con il film Maria Rosa di Santa Flavia,un «dramma calabrese originale» recita un flano del film. «Il cinema della Dora Film è  strettamente  collegato al contesto locale scrive Mino Argentieri rendendosi partecipe di una  identità culturale che ha i suoi “patiti” anche  in Lucania, Calabria e Sicilia…».

 

Gli spettatori che decretano il successo commerciale  della casa produttrice napoletana  sono gli stessi che  aspettano con ansia di poter leggere la   puntata del romanzo d'appendice pubblicato sul giornale, piuttosto che le ultime novità del governo. Ed è proprio da uno  di questi romanzi che viene tratto, nel 1916, il film che costituisce uno dei più grossi successi commerciali della casa cinematografica napoletana:Carmela, la sartina di Montesanto, un dramma d'«amore e morte» ambiento fra Napoli e la Calabria.

 

In quegli stessi anni vengono ambientati in Calabria altri due drammi: il primo, La morte civile (1913), tratto dall’omonimo opera  di Paolo Giacometti per la  regia di Ubaldo Maria del Colle, introduce la tematica sociale del divorzio; il secondo, I pagliacci (1915), interpretato da Annibale Ninchi  per la regia di Francesco Bertolini, rappresenta  il dramma della gelosia per antonomasia.  Presentato dopo una grande campagna pubblicitaria sull’onda del successo  dell’omonima opera di Ruggero Leoncavallo, il film in realtà delude le attese del pubblico e della critica che, per l’occasione, intinge la penna nel veleno.

 

Mentre la Dora Film si avvia a realizzare altri film di successo, grazie al sostegno del pubblico popolare, altre case di produzione sono invece costrette a chiudere i battenti a causa della guerra ’15-’18. Il settore comunque tira, grazie a film come “Carmela”... e ai film di propaganda, diretta ed indiretta, a favore dell'intervento italiano. Ma, dopo la grande guerra, ricomincia l'esodo  dell'emigrazione di massa, che coinvolge anche molti uomini di cinema a causa della grave crisi produttiva del cinema italiano.

 

Le case cinematografiche ritengono pertanto  opportuno aprire delle filiali estere, anche per soddisfare la fame nostalgica degli emigrati che chiedono di rivedere «scorci» e «storie» del loro paese d'origine.

E sarà proprio la filiale americana della Dora Film, con sede a New York , a chiedere la collaborazione della casa madre per la coproduzione del film Le vita  del brigante Musolino, le cui gesta sono oramai un mito in tutto il mondo.

 

«La detta film — specificano i coproduttori americani —dovrà avere una lunghezza di non meno 2500m senza titoli: scene di vendetta ed arresto da prendersi sui luoghi propri in Calabria dove successe il fatto, vestiti alla calabrese di quei tempi... Dietro Vs. risposta ci regoleremo se dovete farla Voi oppure altri... Il film avrà inizio con la fuga del brigante dal carcere di Gerace…».

Negli “appunti di regia” la Notari scrive: «La vita del brigante Musolino fu realizzato esclusivamente per il mercato estero…. Il film, per ottenere il visto dell’ufficio di censura  del Ministero dell’Interno, fu presentato con il titolo “La leggenda della montagna”. Pubblicizzato dal giornale “Il progresso Italo-Americano” tra la comunità italiana( “Film di grande interesse, dove rifulge l’amore e l’onore”), fu presentato con grande successo a Washington il 20 agosto 1931 abbinato al  documentario “Primo Carnera”».

 

 E’ una proiezione poco gradita  al Ministero dell’Interno Italiano, messo sull’avviso dall’Ambasciata d’Italia a Washington con la seguente informativa: «La vita del brigante Musolino è una filma italiana a carattere sensazionale e tendenzioso. Data l’origine italiana della filma  in parola che è assai vecchia, non dovrebbe essere difficile individuare la fonte della inopportuna riesumazione che danneggia il prestigio italiano forse anche tra le masse incolte, sulla quale non è da escludersi che il titolo possa ingenerare dei grossolani equivoci, quello del Regime…». E’ una preoccupazione ovviamente condivisa dal Ministero «anche perché - scrive in risposta – se un americano avesse visto questo spettacolo: osterie infime, catapecchie…la morra, gli immancabili spaghetti…sarebbe tornato a casa con un ben misera impressione dell’Italia».