
di ANTONIO CALABRO'- Perdersi e ritrovarsi. Abbandonare il patinato mondo della falsa civiltà e cercare un senso profondo nella realtà di paesi lontani, dove ancora la natura fronteggia l’uomo resistendo, dove ancora la contaminazione culturale è solo una patina oleosa ed esotica. Dove il furore per la vita si spegne in contemplazioni di alligatori simpatici.
Dove la povertà non è menomazione ma regola, che consente agli spiriti liberi di non cedere alle fatiche ingrate del quotidiano occidentale. L’Uruguay, il Sud America, i pomeriggi assolati e le zanzare e l’odore di foreste e le bettole e i tavolacci e lo smarrimento cognitivo e voluto.
E il racconto condotto con la mano che non usa freni. Con l’evocazione d’immagini e di riferimenti e senza manierismi e senza specchi dove mimare una posa da letterato pensieroso. E senza lustrini e la prosa come un osso senza rimasugli di carne.
Racconto che si accende con l’intensità delle memorie tradite, con la perdita di chi comprende la fantasia superata dal reale, con la curiosità innocente e furiosa di chi sa che la vita è un retrobottega di un negozio di vanità in offerta speciale.
Un modo d’intendere le cose, quello di Stefano Marelli, incarnato dalla sua prosa: semplice, diretta, autenticamente “Pop” nel senso più bello del termine. Non scrive per professoroni in parrucca incipriata. Non racconta ai vanesi delle regole linguistiche. Non parla per i finti metafisici di vibrazioni incomprensibili. Marelli scrive per chi ama leggere, per chi vuole essere trasportato lungo quei corsi d’acqua di un Sudamerica vivo, per chi crede nella carne nuda dell’uomo. Le sue parole sono rughe orgogliose d’esser vive. Le sue parole sono autentiche e la sua fiducia cieca. Uomo, tra gli uomini, barattoli di miseria e nobiltà, di amore e violenza, di sorrisi che accompagnano il pensiero della morte, di placida, eppure rivoluzionaria, accettazione della vita.
Nesto Bordesante è la parabola incarnata dell’essere. La pretesa naufragata di rendersi simili agli dei. Ad ogni costo e prezzo. Bordesante gioca a calcio e tocca la palla come accarezzasse una donna. Il pallone è la sua galassia in un pugno. Il calcio la sua palestra per accedere all’Olimpo. La fama e i soldi l’acqua per spegnere le sue passioni incendiarie. Niente ha un senso, eppure tutto è meraviglioso. La decadenza e il pericolo. L’ardore dell’amore e i gol da campione. Il dribbling ubriacante e le sbronze serpentine.
Nesto Bordesante è il Brujo che ha vissuto la sua visione da sveglio. E gli ha donato vita, e gioventù, e ci ha lasciato un occhio, e ha tradito, truffato, ingannato, ribaldo centravanti dell’esistenza, senza risparmiarsi e senza mai abbandonare quella voglia, quel desiderio infantile, quella smania di vivere, che chiamiamo libertà. La terrificante società organizzata ha provato a fregarlo, come frega tutti, prima o poi. Ma non ci è riuscita. Alleva serpenti nella vasca da bagno, si finge morto, si crede dio, ride scherza e salta. Crepa, da vivo. Il suo nome è negli almanacchi, ma è un nome falso, un colpo di teatro, una recita condotta a uso e consumo del suo unico interesse, che è vivere.
Stefano Marelli racconta la sua storia senza indugiare nel vizio dell’italico scrittore, che è la vanità. Non concede nulla all’accademia e non vuole niente in cambio. Scrive con gentilezza e a volte con rabbia, muove il racconto con la sintesi della verità, con la leggerezza del dramma consapevole. Ci diverte, ci entusiasma, ci indigna. Non separa i buoni dai cattivi. Tratta le persone come si meritano. Si schiera senza vie di mezzo a favore dell’umanità e contro il ritocco plastificato della contemporaneità. Ride e scherza come solo i malinconici sanno fare. Il suo libro è una bomba quieta. Per questo vale la pena leggerlo, per esplodere di consapevolezza, per avere cognizione delle nostre storie. E per comprendere la necessità di riposizionare il valore dell’individuo al centro di tutto. Di qualsiasi individuo.
“La realtà però era assai diversa. Grottesca e beffarda più di quanto nessun romanziere potesse mai immaginare.”
“Altre Stelle Uruguayane” di Stefano Marelli – Rubbettino editore – 226 pagine-