I BRONZI. Il restauratore: stargli vicino 4 anni è stata una grande emozione

I BRONZI. Il restauratore: stargli vicino 4 anni è stata una grande emozione
 
 
I Bronzi      di MASSIMO LAPENDA* - Ha provato un senso di tristezza quando i Bronzi di Riace sono stati chiusi nelle casse per il loro trasferimento dal Consiglio regionale della CALABRIA al Museo Nazionale di Reggio ed ora attende con ansia per rivederli nuovamente in piedi.
 
A raccontare le emozioni provate durante il trasferimento dei Bronzi di Riace e' Nuccio Schepis, il restauratore
che, per quattro anni, ha lavorato con Paola Donati dell'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro
(Iscr) di Roma. "Ieri sera ho provato un senso di grande tristezza - ha detto Schepis - perche', dopo avere trascorso quattro anni in simbiosi con loro, mi e' parso un momento di lutto.
 
Quando i due bronzi sono stati sistemati con i corpetti in carbonio mi e' sembrato, quasi, che li stessero ingabbiando con due camicie di forza. E poi, tutti quei carabinieri, tutte quelle persone, la tensione, mi hanno dato il senso che si stesse celebrando un funerale di Stato. E invece era il trasferimento dei Bronzi nella
loro casa naturale, cioe' il Museo.
 
Il momento piu' triste e' stato quando hanno chiuso le casse e sono scomparsi dai miei occhi". Nuccio Schepis, 58 anni, ha un forte legame con i Bronzi di Riace. Aveva appena 17 anni quando le due statue furono ritrovate al largo di Riace ed all'epoca era uno studente del liceo artistico. "Ricordo ancora - racconta - quando seppi del ritrovamento. Ero a casa e stavo mangiando la pasta con i fagioli quando seppi che nel mare di Riace erano stati ritrovati dei reperti. Allora non sapevo ancora di cosa si trattava, ma e' stato in quel preciso istante che ho iniziato a sognare.
 
Poi a distanza di anni mi e' stata data la possibilita' di lavorare al restauro di questi due capolavori". Quando il restauratore racconta i quattro anni di lavoro per il loro restauro, dalla sua voce traspare una forte emozione. "La notte scorsa - prosegue - non ho chiuso occhio. In questi mesi ho visto i Bronzi come due pazienti guariti ed ora ritornare nel laboratorio senza di loro mi provoca un senso di smarrimento. La mattina quando arrivavo nel laboratorio li salutavo e poi, la sera, quando andavo via, gli davo la buona notte.
 
Insomma si era creato un forte legame. Ora mi sentiro' molto meglio quando potro' rivederli in piedi, in tutta la loro maestosita', nella loro stanza del Museo". "I due Bronzi - conclude - hanno una energia molto forte e stargli vicino trasmette grandi emozioni. Tornare nella sala del museo sara' per loro come una rinascita".
*giornalista ansa