Reggio è un blues e Antonio Calabrò dirige l’orchestra (le foto)

Reggio è un blues e Antonio Calabrò dirige l’orchestra (le foto)

ac      di LETIZIA CUZZOLA - Reggio è un blues è l’ultima opera letteraria di Antonio Calabrò, capotreno esistenziale che negli ultimi anni ha regalato a questa città già due opere frutto di un amore forte e travagliato per questo territorio che, forse troppo spesso, è costretto a sentir parlare di sé solo in termini dispregiativi.

Il piccolo teatro sede dell’associazione Incontriamoci Sempre ha ospitato la serata di lancio di questo piccolo ma prezioso volume che, come sottolineato da Salvatore Bellantone, direttore della Disoblio Edizioni che lo ha pubblicato, racconta la bellezza e la tragicità della Calabria, offre ricordi e spunti di riflessioni attraverso lo sguardo di Antonio, uno sguardo che si poggia spesso su ciò e chi preferiamo non vedere, vuoi per pudore, vuoi per timore di guardare in faccia la realtà. È un libro di domande e non risposte. La verità è da ricercare nella memoria collettiva di ognuno di noi.

ac1A seguire l’intervento del direttore di Zoomsud Aldo Varano a cui si deve l’approdo di Antonio Calabrò al giornalismo, anche se il suo stile e le sue priorità lo portano ad essere più un narratore: lo scrittore reggino scrive spinto da una sensibilità esasperata che gli consente di guardare la realtà laddove la maggioranza è comunemente distratta, a quei personaggi che quotidianamente si confrontano con la dura legge del sopravvivere e continuare a sperare in una città come la nostra, senza mai cedere alla disperazione o ai facili eroismi.

Antonio riconosce nel web uno strumento che permette una fruizione immediata dell’informazione, ma ricambia con dei feedback tangibili, dando così all’autore il polso della responsabilità della scrittura che, come dice, è un atto naturale come respirare.

Questo libro è una raccolta di piccole storie, ragionamenti collezionati anche grazie al lavoro in ferrovia di Calabrò: la Calabria che viaggia sulle rotaie presenta aspetti peculiari che non balzano agli occhi di chi sta con i piedi per terra.

ac2Come il blues che nasce nei sobborghi delle regioni del sud degli Stati Uniti come gesto di ribellione e consapevolezza, così dovrebbe rinascere la speranza di questa terra attraverso un moto dell’anima che la riporti ad una consapevolezza di sé. Ma la consapevolezza è presa di posizione della coscienza e per Reggio, forse, è giunto il momento di metter da parte gli esami che poco le si confanno e agire, iniziare a ritrovare la sua melodia. Un libro ci salverà, come lo stesso Calabrò ha titolato il suo penultimo successo.

E la musica, come le note che hanno riempito la stazione di Santa Caterina al termine della presentazione, grazie alla maestria di Domenico e Fabrizio Canale che hanno accompagnato lo scrittore reggino nella lettura delle decine di frasi scritte dai reggini stessi durante il contest “Reggio è un blues” che ha anticipato l’uscita del libro.

ac3Antonio Calabrò è un blues perché è un insieme di accordi solo apparentemente conflittuali, ha dimostrato per l’ennesima volta di avere una capacità innata di aggregare per condividere come traspare dal suo stile e dalla sua scelta per i soggetti socialmente meno attenzionati; è un blues per la nostalgia che gli si legge negli occhi quando parla della città come una donna che tanto ha saputo amare ma che, come tutte le più grandi affabulatrici, ha anche tradito le aspettative dei suoi amanti. Perché Reggio è un blues...