
di GIUSEPPE GANGEMI
- In uno scritto su Zoomsud di Maria Franco, leggo che il romanzo “La Famiglia Montalbano di Saverio Montalto segna la letteratura italiana allo stesso modo in cui la segna Manzoni”. Un giudizio impegnativo che la Franco non si sente di commentare perché il libro di Montalto, quasi irrintracciabile, non lo ha ancora letto. Né sono riuscito a leggerlo, io non avendolo ancora trovato,
per quanto lo abbia cercato nel fornitissimo Sistema Bibliotecario dell’Università di Padova.
Ho, però, letto, di Montalto, il Memoriale, pubblicato nel 1953 da Nuovi Argomenti e nel 1957 da Lerici, Milano. Questo memoriale è stato pubblicato in inglese (l’unico, che io sappia) ed è, come scrittura, formidabile. Se il romanzo La Famiglia Montalbano è appena migliore del Memoriale, si tratta indubbiamente di un grande capolavoro. Ma che si tratti di un romanzo sulla mafia, avrei dei dubbi. Il Memoriale mostra, infatti, che Saverio Montalto, il cui vero nome è Francesco Barillaro, di San Nicola di Ardore, ha avuto a che fare con balordi che si spacciavano per mafiosi.
Il concetto letterario di Mafia, appunto con Il Giorno della Civetta di Leonardo Sciascia, arriva alla sua completa maturità. Una maturità che manca nelle opere di Saverio Strati e, credo, di Saverio Montalto (sto anche io cercando tutte le sue opere per analizzarle a questo proposito, come già ho analizzato quelle di Sciascia, negli anni Settanta, quando facevo il ricercatore a Catania e come farò, armai ho deciso, con Strati). Credo, però, di poter dire che il concetto di mafia di Sciascia non sia stato recepito dagli scrittori calabresi. Forse perché la ‘ndrangheta è diversa dalla mafia siciliana?
Questa è una discussione che, a mio avviso, sarebbe importante per la Calabria. Una discussione che, come mostra l’ammissione iniziale di Maria Franco da cui sono partito e la mia stessa ammissione, non è realizzabile perché manca la possibilità di accedere, con facilità, alle fonti letterarie calabresi.
Maria Franco ipotizza, nello stesso scritto, che la letteratura calabrese sia “misconosciuta e relegata ai margini”. E, stranamente, dopo questa premessa, comincia a raccontare che già in Italia non si legge e in Calabria si legge ancora meno che nel resto d’Italia: “In Calabria e nel sud si legge meno che nel resto del paese (la nostra regione è quart’ultima, seguita da Puglia, Campania e Sicilia)”.
Ma è veramente questo il problema? Se Montalto è come Manzoni e la letteratura calabrese è criminalizzata, invece di prendersela con chi non legge, non sarebbe più coerente chiedere una migliore politica culturale della Regione? Anche perché se Maria Franco e se io cerchiamo i romanzi di Montalto e facciamo fatica a trovarli, anche volendo i Calabresi leggere di più, è difficile che riescano a leggere questo novello Manzoni.
La mia proposta, quindi, è: vi sono state delle case editrici che hanno pubblicato alcuni volumi di Saverio Montalto. Vanno premiate con una commessa da parte dell’assessorato alla cultura della Regione Calabria: si comprino centinaia dei libri pubblicati e si regalino alle biblioteche comunali, provinciali e regionali calabresi. Per quanto riguarda, invece, il resto della produzione letteraria di Montalto, mai pubblicato da case editrice, si inviti una casa editrice calabrese con una buona distribuzione nazionale a pubblicare il resto (da ricavare da Nuovi Argomenti) in un volume unico.
Chiedo a Maria Franco e a quanti condividano questa proposta di sottoscrivere, sotto la mia firma, questa richiesta all’Assessore Caligiuri.
"La famiglia Montalbano", come è possibile vedere in copertina, è stata pubblicata recentemente da Periferia.E' acquistabile in versione cartacea e in forma e-book. Costo 18 euro (circa).