
di MARIA FRANCO -
Ho letto, da qualche parte, (cito a memoria) che “La famiglia Montalbano” di Saverio Montalto “segna la letteratura italiana allo stesso modo in cui la segna Manzoni”.
Non posso commentare tale affermazione perché il libro di Montalto, che ho ripetutamente cercato, non l’ho mai trovato. Stamattina,
l’ho rintracciato sul web: lo comprerò.
Di tanto in tanto – questa volta è per la protesta al Miur dell’assessore alla cultura della Calabria, Mario Caligiuri, perché nei programmi scolastici non sono inclusi autori meridionali e calabresi in specie – scatta un dibattito (in verità, niente più che piccoli fuochi che s’accendono e poi si spengono) sulla letteratura del sud: misconosciuta e relegata ai margini.
Sull’argomento, si potrebbe dire molto. Mi limito a qualche nota schematica:
In Italia non si legge. I recenti dati Istat dicono che gli italiani che leggono almeno un (1) libro l’anno sono un numero talmente pochi da far seriamente pensare a un grosso (e trascurato) problema di “analfabetismo”. Termine cui aggiungerne un altro che lo precisi meglio, visto che la scuola media è obbligatoria da ormai cinquanta anni, ma, il fatto resta.
In Calabria e nel sud si legge ancora meno che nel resto del paese (la nostra regione è quart’ultima, seguita da Puglia, Campania e Sicilia). Che il dato corrisponda a condizioni anche sociali ed economiche decisamente più difficili è di tutta evidenza. E non sono da trascurare le difficoltà pratiche di reperimento dei libri, a cominciare dalla mancanza di una rete di biblioteche di quartiere.
Certo, si leggono meno libri anche perché molte letture si possono trarre da internet. E si leggono pochi libri, penso, perché l’editoria, negli ultimi decenni, ha fatto un errore drammatico: pubblicare troppo e pubblicare testi che sarebbe stato meglio lasciare nei cassetti. Il livello medio di ciò che le vetrine delle librerie (pochissime in Calabria) hanno esposto in questi anni è davvero troppo basso.
A scuola, qualunque insegnante può motivare i ragazzi alla lettura e proporre loro percorsi intelligenti di temi ed autori coinvolgenti. Il programma ministeriale da svolgere comprende la possibilità di dedicarsi anche alla realtà locale e non toglie la libertà ai docenti di impostare un proprio, personale percorso considerato più adatto ai propri allievi.
Certo, questo o quell’autore esprimono al massimo una specifica realtà storico-geografica, raccontano l’anima e il sangue di un territorio. Ma un autore, quando è davvero grande, di qualsiasi paesino sperduto parli, racconta dell’universale che sta in ogni particolare. L’identità culturale è fatta di specifici, ma di specifici universali, che tengano ben lontano ogni recinto di provincialismo.
Magari, un Dostoevskij o una Austen potrebbero ancora oggi dire ad un ragazzo inquieto o ad una ragazza in cerca di educazione sentimentale molto più che di qualche “moderno”. E, personalmente, mai e poi mai vorrei che Manzoni e Leopardi fossero considerati “lombardo” e “marchigiano” prima che italiani, anzi: meravigliosi spiriti del mondo.