Ancora sui libri che cercano lettori

Ancora sui libri che cercano lettori

Libri di C. Alvaro - Collezione Pino Colosimo

di MARIA FRANCO

- Ho letto “La famiglia Montalbano” di Saverio Montalto. Non è Manzoni. Ma di Manzoni, nella storia del nostro romanzo, non pare ne abbiamo avuti molti. E, per fortuna, la letteratura è fatta non solo di (pochi) capolavori ma anche di una vasta gamma di scritti di valore altissimo, alto, medio. Importantissimi, questi ultimi, nel formarsi di una cultura collettiva condivisa magari più dei primi.

 

In qualunque scalino lo si voglia collocare, “La famiglia Montalbano” è uno di quei libri che vanno letti.

Non intendo entrare nella disquisizione se Montalto sia l’antesignano di Sciascia nel mettere al centro la mafia, ma non c’è dubbio che la delineazione che l’autore calabrese fa della nascita e diffusione della ‘ndrangheta – le difficoltà del primo dopoguerra, i legami con i “capibastone” emigrati in America, le connessioni con i diversi strati sociali, il voto di scambio, la presenza anche di donne tra i componenti della “famiglia” – possa costituire materia di interessante dibattito. Fermo restando che il valore letterario di un libro non sta nella sua materia e neppure nella sua linea ideologica ma nello stile: non in quello che dice, ma in come lo dice.

Il prof. Giuseppe Gangemi conferma che non è semplice, anche per chi cerca, recuperare testi del nostro passato (in verità, anche del nostro presente). Spesso, anche se pubblicati, diffusi molto poco e molto male. Ovvero, c’è un problema di diffusione dei libri (trovarli con una certa facilità), ma anche di informazione (sapere che ci sono, di che trattano, quali valutazioni critiche sono state espresse a loro riguardo): due aspetti su cui un buon uso di internet da parte anche delle case editrici più piccole potrebbe produrre buoni risultati.

Che le biblioteche locali siano fornite di libri (anche) espressione del proprio patrimonio culturale è cosa indispensabile. Ma potrebbero rischiare di stare lì a prendere polvere se non ci fosse un intervento – serio, articolato – di promozione della lettura, fatto, certo, dalla scuola (e non solo per gli alunni) ma non dalla scuola soltanto. Perché associazioni, oratori, centri culturali (e premi letterari) potrebbero essere promotori di attività che favoriscano la lettura  come abitudine individuale ma anche come piacere di uno scambio interpersonale.

Tenendo conto che della promozione della lettura, è parte indispensabile anche la capacità di saper discernere: perché non tutti i libri né tutti gli autori si equivalgono.