
di CATERINA CHINNICI*
Il 1964. Nel gennaio nacque Giovanni, un cherubino, pieno di riccioli e con le guanciotte rotonde. Quando venne al mondo, io ed Elvira eravamo in casa con la vecchia Rosalia. Papà telefonò per avvisarci che il fratellino era nato e, per comunicarci quanto era bello, disse: “Sembra una peschina”.
Mamma, per entrare di ruolo, avrebbe dovuto prendere servizio nel febbraio a Cittadella del Capo, Bonifati, in Calabria, provincia di Cosenza, Non c’erano tutele di sorta per la maternità, allora, quindi i miei fecero una scelta difficile: papà rimase a Partanna con Elvira, mentre io andai a Cittadella con mamma e Giovanni.
(…)
Mamma, Giovanni e io vivevamo al piano terra di una casetta nella parte bassa del paese. Era forse la terza di una strada che portava al mare: al mattino, come prima cosa, aprivo le finestre e annusavo l’aria. Attorno, le altre avevano dei giardini: li curava un omone enorme di nome Dante. Mi intimoriva un po’ – con tutte quelle lame e quegli strumenti strani in mano – , io invece dovevo fargli tenerezza perché, qualche volta, quando scendevo al mare con mamma e il fratellino, tagliava una rosa e me la regalava.
* da Caterina Chinnici E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte: Storia di mio padre, Mondadori (144 pagine, euro 16,50)

Non sono tutte belle le storie che seguono le tracce della propria memoria, dei propri affetti. E, soprattutto, se rispondono alla necessità, psicologica, affettiva, di chi le scrive, non tutte hanno una corrispondente, ampia, necessità in chi legge.
E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte: Storia di mio padre - quasi una lunga, intima, lettera d’amore d’una figlia al padre - è un libro di ricordi bello e necessario. Che, attraverso le parole della figlia, anche lei magistrato, attualmente a capo del Dipartimento Giustizia Minorile, restituisce nella sua dimensione di uomo e giudice Rocco Chinnici, magistrato ucciso il 29 luglio del 1983, alla cui grandezza non ha corrisposto, fino ad ora, adeguata memoria collettiva. (M.F.)